Il virus sembra non essere così feroce con gli ultra ottuagenari come con gli anziani “più giovani”.
Possibile che gli ultranovantenni, e persino i centenari, siano più protetti dalla furia di Covid-19 rispetto ai più “giovani”, 70 e 80enni? L’ipotesi, non ancora studiata a fondo in termini scientifici, sta affascinando medici ed esperti. Dal mondo arrivano storie, alcune raccolte dal Corriere della Sera, di grandi anziani brillantemente guariti dall’infezione, come gli spagnoli 88enni Guadalupe Matas Hernández e José Prieto Cerrudo o l’inglese Carrie Pollock, di 99 anni. E Cornelia Ras, signora olandese di 107 anni: quando è risultata positiva a Covid, racconta la nipote, «ha detto che se fosse morta sarebbe andato bene e, se fosse sopravvissuta, sarebbe andato bene lo stesso».
A Genova una paziente di 102 anni è guarita dal Covid-19 dopo il ricovero in terapia intensiva ed è stata intervistata anche dalla CNN, in Sardegna a parte il limitato contagio da coronavirus che si sta registrando nonostante i numerosi milanesi che vi si sono trasferiti (seconde case) al momento del blocco degli spostamenti e della quarantena per tutti, non risulta un centenario colpito. C’è il caso di un 91enne, un “giovane” rispetto alle zone da record per numero di “matusalemme” in buona salute.
“Se sono in buona salute a quell’età dimostra che hanno meccanismi organici, metabolici, psicologici ancora funzionanti. Per esempio, quasi sempre hanno una pressione massima del sangue bassa naturalmente e non hanno mai avuto nella vita problemi gastrointestinali”, dice Elio Musco, geriatra e neuropsichiatra fiorentino.
Ma entrando di più nell’analisi di casi, ricoveri in terapia intensiva e guarigioni, si può verificare che il vero mistero riguarda i centenari. In Sardegna addirittura nessun contagiato. E i centenari di oggi hanno vissuto quasi 60 anni della loro vita in un mondo senza ancora gli antibiotici, i vaccini, i farmaci della medicina moderna, le tecnologie degli ospedali di oggi. Come mai?
Sono forse degli “Highlander”?
Pochi i colpiti, pochi i ricoverati, nessun decesso. A Genova, a Napoli, a Milano. Pochi è usciti sorridenti e tra gli applausi dalle terapie intensive. La più nota, forse perché intervistata dalla CNN, è nonna Lina, 102 anni, guarita dal coronavirus e dimessa dall’Ospedale San Martino di Genova. Qualcuno l’ha soprannominata “Highlander”, come il film (“L’ultimo immortale”): fan sfegatata di Valentino Rossi, che l’ha chiamata per complimentarsi. La sua storia ha fatto il giro del mondo. Raffaele De Palma, immunologo dell’Ospedale San Martino, ha detto che chiederà alla signora un po’ di sangue per capire meglio il segreto dei centenari: «Forse, nel corso della sua lunga vita, si è imbattuta in tanti di quei virus che il suo sistema immunitario oggi è più attrezzato contro Covid» ha detto il medico alla stampa. Anche per Michelangelo, Ada e Alberto, tutti sui 100 o giù di lì, il coronavirus adesso è solo un brutto ricordo.
Ma non sono gli anziani le vittime preferite?
Vero. Il Covid-19 ha colpito e ucciso più facilmente gli anziani, dai 65 anni in su, questo non solo in Italia, ma di solito sono anche anziani con altre patologie tenute sotto controllo da farmaci, pazienti cronici il cui equilibrio salta con l’infezione da coronavirus. E probabilmente, se si approfondisce, c’è anche una causa di natura organizzativa sbagliata visto il numero di infettati nelle residenze per anziani, dove i contagiati non andavano lasciati né tantomeno concentrati. Anche diversi operatori sanitari e medici sono stati contagiati in queste realtà. E questo non solo in Italia. Nel mondo oltre la metà delle vittime ha avuto una Rsa o una casa di cura come focolaio e, spesso, come luogo di morte.
D’accordo, ma allora i centenari sardi che nemmeno sono stati contagiati? Sono super “Highlander”?
C’è una particolare protezione dal virus che non può derivare da un’immunizzazione acquisita essendo Covid-19 un virus nuovo. Probabilmente esiste uno scudo genetico, da mutazioni avvenute in passato per sopravvivere ad esempio alla piaga malaria. Ipotesi questa che dovrebbe mettere subito in moto la scienza anche ai fini di una riapertura delle attività lavorative, economiche: sapere di avere persone che naturalmente non si ammalano significa partire già con un potenziale di ripresa più elevato. In fin dei conti persone simili esistevano anche all’epoca dell’incurabile peste nera di manzoniana memoria: i “monatti” lavoravano perché immuni, non si ammalavano e il perché nel 1630 era impensabile scoprirlo.
Uno scudo sardo?
In particolare, ma non solo. Individuare qual è lo scudo può servire anche a individuarlo in altre persone, in Italia e all’estero. Si ipotizza sia nella mutazione genetica anti-malaria che porta al difetto metabolico causa del “favismo”. Le donne ne sono portatrici, gli uomini ne sono più affetti perché è una mutazione nel cromosoma femminile X che negli uomini è uno solo, e quindi se mutato si esprime al 100%. E chissà se questo non sia anche il motivo della prevalenza di centenari maschi che caratterizza l’isola. Gli anziani secolari.
I fatti. È di 74 anni l’età media delle persone morte in Sardegna per coronavirus. Il più giovane aveva 42 anni, il più anziano 91. Nessun centenario. E l’Ogliastra, nella costa orientale della Sardegna, è una delle cinque “zone blu” del mondo (dove la durata della vita media è altissima), mentre in altre “zone blu” i contagi, pochi, vi sono stati ma comunque con prognosi fausta.
Va bene lo scudo genetico sardo, ma i centenari ammalatisi e guariti? In tutto il mondo?
Maria Rita Gismondo, virologa dell’università degli studi di Milano e direttore di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle Bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, ha una sua teoria: “Se valutiamo le età io ritengo che c’è in comune a tutti è il virus dell’influenza Spagnola, la grande pandemia che ha decimato la popolazione mondiale tra il 1918 e il 1919”.
Vale la pena una nota storica a questo punto. Che cos’è la Spagnola, in altre zone chiamata Germanica?
L’influenza aviaria del 1918 è una delle peggiori pandemie della storia dell’umanità, con 50 milioni di morti in tutto il mondo. Quando ovviamente calpestava il pianeta poco più di un quarto della popolazione attuale: un miliardo e 650 milioni nel 1918, sette miliardi e settecento milioni nel 2019. Si ipotizza che abbia avuto origine in Cina (anche lei) e si sia poi diffusa in tutto il Canada, prima di arrivare in Europa. La minaccia scomparve nell’estate del 1919, quando la maggior parte degli infetti aveva sviluppato gli anticorpi oppure era morto. Circa 500 milioni di persone, un terzo della popolazione mondiale di allora, sono state infettate da questo virus che uccise un decimo degli infettati.
E che cosa c’entra la Spagnola con i centenari di oggi?
Risponde la Gismondo: “Quel virus probabilmente circolava dal 1917 e ha continuato a circolare, senza più fare danni, anche dopo il 1919. Un centenario di oggi o è nato nel 1919 o era nel grembo materno o aveva uno o pochi più anni nel 1918-1919. Sono stati a contatto con quel virus, addirittura esserne infettati senza però già allora ammalarsi in modo grave. Di sicuro andrebbero studiati perché o dispongono di un particolare patrimonio genetico anti-virus (di qui anche il motivo di una longevità in buona salute) o hanno ancora traccia delle difese immunitarie sviluppate ai tempi della Spagnola”. Tutto da studiare, ma ipotesi affascinante.
☠️circa
