La prostituzione nelle strade di Los Angeles è in piena attività nonostante il rischio di coronavirus.

 

Armati di preservativi e termometri usa e getta, i volontari che cercano di sensibilizzare le prostitute a cambiare mestiere o comunque a tutelarsi dal punto di vista della salute si sono avventurati nelle strade di South Los Angeles, note per l’intenso commercio sessuale.

Si aspettavano che solo poche donne lavorassero nel freddo venerdì sera d’inizio di aprile. Soprattutto in tempi di coronavirus. Invece, la realtà li ha colti di sorpresa. Due settimane dopo gli ordini di isolamento e gli obblighi di distanziamento sociale attuati per frenare la pandemia di coronavirus, non solo lavoratrici e lavoratori del sesso erano in numero pre-quarantena, ma lo erano anche i vari John Smith. I clienti. Quindi, alto rischio di contagio ora all’attenzione delle autorità di Los Angeles

“Fanno affari come al solito”, ha dichiarato al Los Angeles Times Stephany Powell, direttore esecutivo di Journey Out, un’organizzazione no profit con sede a Los Angeles che aiuta le vittime della tratta di sesso.

La pandemia da coronavirus sta devastando l’economia globale e non ha risparmiato certo le prostitute. Gli spogliarellisti, le escort e gli attori porno stanno vivendo difficoltà finanziarie e molti si sono rivolti a siti di webcam o fondi di soccorso per sopravvivere al momento di crisi. Ma per coloro che vendono sesso per strada, di gran lunga la popolazione più vulnerabile del settore, ci sono meno opzioni. Devono lavorare per sopravvivere durante la pandemia e stanno scoprendo che alcuni clienti li stanno ancora cercando, apparentemente disposti a condividere il rischio. Molti di coloro che vendono sesso per strada dicono ai volontari che cercano di aiutarli che non hanno altra scelta se non quella di continuare a fare un lavoro ad alto rischio che è diventato ancora più rischioso durante questa crisi sanitaria. Per gli sfruttatori cambia poco.

L’identikit di chi vende il proprio corpo perché costretto da sfruttatori (la maggioranza) o per scelta (si fa per dire) non ha un diploma di scuola superiore, spesso è privo di documenti, ha precedenti penali ed è stato vittima di abusi, secondo i volontari che la notte cercano di dar loro un minimo di assistenza, tra un cliente e l’altro. Lungo la strada, al freddo per buona parte dell’anno. Se poi vogliono affrancarsi, cercare di cambiare vita, non è facile per loro trovare un lavoro e non sono al corrente delle reti di sicurezza sociale disponibili per la maggior parte degli altri durante una recessione economica.

Buoni per l’affitto della casa, buoni pasto, Medicaid o altre forme di benefit sono difficili, se non impossibili, da ottenere per chiunque guadagni dal “lavoro sessuale”. O meglio sia “sfruttato” per lavoro sessuale. Persone spesso vittima di ostracismi e pregiudizi da parte della famiglia, della chiesa e di altre organizzazioni sociali della comunità. Con quasi nessun posto in cui andare, si trovano di fronte a tristi opzioni: lavorare per le strade o morire di fame. Lavorare per le strade o affrontare l’ira violenta di protettori o trafficanti.

“Quando parli loro del coronavirus, ne sono consapevoli e ne hanno paura come tutti gli altri – ha detto Powell -. Se sei là fuori in questo momento di pandemia, vuol dire proprio che non hai alternativa perché costretto dalla violenza o dalla povertà”. Nelle strade della prostituzione, c’è un mix di coloro che sono stati costretti dai trafficanti di sesso e quelli che fanno la vita per scelta. In stragrande maggioranza donne. Tutte comunque costrette, schiavizzate o tenute prigioniere da forze come la discriminazione, la povertà assoluta e la necessità di provvedere alle loro famiglie.

Stephanie Grant, sopravvissuta al traffico sessuale e consulente di Journey Out, è molto dura: “Le nostre condizioni sono regolarmente molto disastrose e ogni giorno affrontiamo decisioni di vita o di morte. Quindi, il coronavirus ci terrorizza ma per noi è solo un altro pericolo quotidiano”.

Alcuni dei clienti che continuano a sollecitare servizi sessuali in clima di pandemia approfittano della situazione, chiedendo di pagare meno o cercando prestazioni più rischiose, dicono gli operatori di Journey Out che raccolgono le confidenze anonime delle prostitute. Una giovane donna ha raccontato che è salita in auto con un uomo che indossava mascherina e guanti e che le ha fatto disinfettare le mani prima di toccarlo. Il che lo ha anche trovato giusto ma quello che non le è piaciuto è il fatto che “i clienti dimostrano massima attenzione alla loro salute ma se ne fregano di quella della donna alla quale chiedono una prestazione sessuale”, ha testimoniato.

A Los Angeles, peraltro, in clima di quarantena da pandemia risulta in aumento la richiesta di servizi sessuali completi. Anche a rischio. “Se devo morire, meglio farlo alla grande”. Ciò potrebbe essere reazione a una combinazione di noia e ansia. A prezzi più bassi, perché anche gli sfruttatori, i magnaccia, dato il momento di crisi, stanno abbassando i prezzi per stimolare la domanda e mantenere i clienti nonostante le difficoltà economiche che molti stanno vivendo, tra perdita del posto di lavoro e salari ridotti.

È emerso anche un altro modello preoccupante: più lavoratori del sesso sono tornati da manager abusivi o tra le grinfie di sfruttatori per sopravvivere. E i licenziamenti legati alla pandemia stanno anche riportando in strada ex lavoratrici del sesso. Donne che ne erano uscite. O neofite senza alternative per avere un reddito.

Con il peggioramento delle condizioni economiche, i trafficanti costringeranno le loro vittime a lavorare più ore e le costringeranno a comportamenti più rischiosi. È quanto sta accadendo. “I trafficanti e i magnaccia useranno a loro vantaggio tutte le vulnerabilità e insicurezze economiche che stanno emergendo – dice Kara, giovanissima prostituta – per esercitare, forzare ed estendere lo sfruttamento di donne e ragazze”.

Altro aspetto collegato alle restrizioni anti-contagio: molte delle donne ex sfruttate sessualmente che hanno sviluppato un disturbo da stress post-traumatico durante la vita, ora si ritrovano a vivere incubi e attacchi di panico perché confinate e isolate nelle loro case rivivono drammatici ricordi di segregazione sotto il controllo psico-fisico dei magnaccia.

Il dipartimento di polizia di Los Angeles conferma che il lavoro sessuale per le strade di Los Angeles continua senza sosta. Il dipartimento non ha piani specifici per affrontare il problema, dice il capitano Gisselle Espinoza, ma gli agenti stanno collaborando con i gruppi come Journey Out per “aumentare la consapevolezza delle buone abitudini igieniche”. E hanno incrementato i controlli nelle strade del sesso, ma senza grossi risultati. In altre città della California, come San Francisco, invece gli effetti pandemia hanno influito anche sulle vie del sesso ormai da giorni deserte.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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