Il movimento come prezioso alleato contro le malattie cerebro cardiovascolari.

 

 

Passeggiare, salire e scendere le scale invece di prendere l’ascensore, utilizzare la bicicletta al posto dell’auto per gli spostamenti più brevi, ballare, fare lavori domestici e giardinaggio. Queste alcune delle attività che potremmo compiere ogni giorno per mantenerci in salute, arrivando ai quei 30 minuti di attività fisica aerobica che sono sufficienti per sfruttare al meglio gli effetti protettivi del movimento.

Oggi i nostri stili di vita includono tutta una serie di abitudini dannose per la salute del nostro organismo. A comportamenti da tempo noti come nocivi quali fumo, alcol e droghe, negli ultimi 50 anni l’avvento delle nuove tecnologie, applicate al mondo del lavoro e dei trasporti, agli svaghi e al tempo libero, hanno portato l’uomo a muoversi sempre meno. La scarsa attività motoria caratterizza tutte le fasce di età: i più giovani preferiscono passare il tempo a casa davanti al televisore, al computer o con il cellulare in mano, piuttosto che dedicarsi ai ‘vecchi giochi da cortile’ (corsa, salto alla corda, palla ecc.) o impegnarsi nello sport. Gli adulti, anche perché spesso costretti dal ritmo frenetico che oggi la società impone, svolgono lavori sedentari, hanno sempre meno tempo libero per dedicarsi ad un’attività sportiva e per spostarsi utilizzano esclusivamente i mezzi di trasporto. Gli anziani, infine, spesso incontrano difficoltà (sociali, ambientali ed economiche, oltre che quelle psico-fisiche naturali legate all’età) che inevitabilmente li allontanano da una vita fisicamente attiva.

La scarsa attività motoria, oggi, è considerata tra i fattori di rischio più importanti per tutte le patologie cerebro-cardiovascolari, tra le quali l’ictus, e per le malattie croniche quali diabeteobesità, neoplasie, depressione, osteoporosi. Uno stile di vita sano (smettere di fumare, raggiungere il peso forma, mangiare in maniera equilibrata e svolgere regolare attività fisica) incide notevolmente sull’aspettativa di vita, con ben 10 anni di vita in più senza malattie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) e la Federazione Mondiale del Cuore (World Heart Federation) hanno sollecitato tutti i governi e le società scientifiche a promuovere, anche con il supporto dei media, tutte le iniziative più idonee e attrattive per diffondere in tutta la popolazione il principio che l’attività fisica, abbinata a uno stile di vita sano, aiuta a prevenire queste patologie. E l’Associazione per la Lotta all’Ictus raccoglie questo invito in occasione dell’importante appuntamento annuale che dedica alla prevenzione dell’ictus cerebrale, istituzionalmente realizzato nel mese di Aprile, grazie a diverse attività sul territorio: per maggiori informazioni visitare il sito www.aliceitalia.org in costante aggiornamento.

Sono numerose le evidenze scientifiche che sottolineano come il livello di attività fisica sia inversamente proporzionale alla mortalità per cause cerebro-cardiovascolari sia negli uomini che nelle donne, così come confermano che il rischio di morte conseguente a queste patologie sia di 5 volte maggiore nei soggetti inattivi rispetto a quelli molto allenati. L’attività fisica svolge insomma un ruolo molto importante sia come prevenzione primaria sia come prevenzione secondaria, per evitare cioè ricadute dopo un primo episodio.

Quali sono le attività da preferire? Bisogna innanzitutto precisare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’attività fisica come un “qualunque sforzo esercitato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un consumo di energia superiore a quello in condizioni di riposo”, quindi non si parla di sport in senso stretto e men che mai agonistico, ma ci si riferisce a tutte le attività che possono essere svolte quotidianamente. Il cervello, così come il cuore, trae maggior beneficio da attività aerobiche come il nuoto, la camminata, la bicicletta, il pattinaggio o lo sci di fondo che permettono di allenarsi in maniera graduale, senza sforzi eccessivi in assenza di ossigeno. Il massimo giovamento si ottiene impegnandosi per 30 minuti al giorno preferibilmente almeno 3-4 volte a settimana. Altre attività, al contrario, sono da evitare soprattutto dopo i 45-50 anni: atletica leggera, pesistica, sci di discesa, sport principalmente anaerobici, cioè caratterizzati da elevata intensità manifestata in tempi molto brevi.

Per chi ha già avuto un ictus, in generale, non vi sono particolari limitazioni nel praticare attività fisica, soprattutto se le abilità motorie sono state solo lievemente colpite. L’esercizio però può provocare un aumento pressorio e della funzione cardiaca, pertanto è consigliabile consultare il proprio medico per capire non solo quale attività sia più indicata, ma con quale frequenza e a quale intensità è preferibile vada svolta. La camminata a passo veloce, ad esempio, può essere un buon compromesso.

“In occasione di Aprile mese della prevenzione – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) – vogliamo sottolineare che non è sufficiente essere attivi, ma che è davvero fondamentale riuscire a modificare tutte le ‘cattive abitudini’, adottando stili di vita adeguati: seguire una alimentazione bilanciata e sana come quella prevista dalla dieta mediterranea, astenersi dal fumo, controllare la pressione arteriosa e limitare il consumo di alcol. Ben 8 ictus su 10 potrebbero infatti essere evitati seguendo questi consigli. Obiettivo della nostra Associazione è quello di focalizzare l’attenzione di tutti i Cittadini su questa opportunità tramite iniziative di sensibilizzazione e di informazione svolte a livello nazionale e locale, per ribadire anche l’importanza del riconoscimento tempestivo dei sintomi e l’urgenza di recarsi tramite il 112 (118) nei Centri dedicati alla cura di questa patologia, grave ma attualmente curabile se presa in tempo”.

L’ictus cerebrale, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili.

Leggi anche:

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.