Ha portato con la sua équipe la tecnica mininvasiva del bypass ureterale liberando anche i pazienti più difficili ridonando loro una vita normale. 

 

Non si sa quanti siano in Italia i portatori di nefrostomia, vale a dire quanti pazienti si siano sottoposti all’intervento con il quale l’urina che si forma all’interno di un rene viene riversata all’esterno del corpo attraverso un tubicino che termina in un piccolo sacchetto contenitore.

Una cosa però la sappiamo: la vita di queste persone è devastata dall’ansia legata al piccolo dispositivo che mai può essere abbandonato, alla sua possibile dislocazione che richiede procedure d’urgenza per il suo riposizionamento, al timore di un’infezione (il catetere che fuoriesce dal fianco può essere da porta di ingresso per malevoli batteri), alla tenuta del sacchetto e alla necessità, ogni circa 3-6 mesi, di rinnovare la nefrostomia stessa. Addio vita normale, sia lavorativa sia di coppia sia in società.

Oggi la soluzione del problema sta anche nelle mani di un chirurgo urologo, Ioannis Kartalas Goumas, e dell’intervento da lui praticato (tra i pochi chirurghi in Italia e in Europa): il bypass dell’uretere, posizionando un canale che collega il rene con la vescica.

Il bypass ureterale Dice Goumas: “Oggi la soluzione più avanzata per liberarsi definitivamente dalla nefrostomia, cioè dal sacchetto, è il bypass ureterale Detour. Una tecnica mininvasiva basata sull’impianto sotto la cute di un dispositivo protesico biocompatibile, un tubicino che mette in comunicazione diretta il rene con la vescica bypassando l’uretere ostruito. In questo modo si ripristina il passaggio delle urine prodotte dal rene alla vescica, dove vengono eliminate come avviene fisiologicamente.  Il bypass oltre a liberare il paziente dalla schiavitù del sacchetto di raccolta delle urine effettua un efficace drenaggio, garantendo il mantenimento di una buona funzionalità renale. L’ impianto dall’esterno è impercettibile”.

All’estero per imparare e insegnare Nel Centro urologico che Goumas sta ampliando (al momento la sua équipe è formata da quattro urologi, lui compreso) vengono trattate situazioni molto complesse e disperate, in cui l’uretere è lesionato ed impedisce il normale flusso dell’urina verso la vescica. “Data la sua posizione anatomica”, precisa, “l’uretere può infatti essere danneggiato nel corso di operazioni chirurgiche che non lo riguardano direttamente, come l’asportazione di tumori (colon, retto, vescica, utero e ovaio) o a seguito di radioterapia”. A descriverla l’operazione di bypass appare abbastanza semplice, e sulla sua procedura è intervenuto lo stesso Goumas, che prima di impegnarsi in Italia si è perfezionato all’Università di Magdeburgo in Germania, che detiene il record mondiale di interventi di questo tipo. Dopo si è recato in Svezia e Danimarca nelle vesti di tutor, e con questi Paesi, oltre alla Germania, alla Polonia e a Milano, sta creando una rete internazionale per l’insegnamento e la diffusione della metodica.

A carico del Servizio Sanitario Nazionale “L’intervento”, spiega Goumas, “consiste nell’escludere dal circuito urinario l’uretere lesionato con una sorta di catetere definitivo. Il tubicino del bypass viene inserito, con una piccola incisione di circa 2-3 centimetri, sul fianco e direttamente nel rene e raggiunge attraverso un tunnel sottocutaneo la vescica, dove viene fissato. In questo modo l’urina prodotta nel rene viene veicolata direttamente nella vescica e da qui sarà poi espulsa”. L‘intervento, a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale, si effettua in anestesia totale, dura circa 2 ore e richiede 5–6 giorni di degenza.

Goumas è detto “il chirurgo dei casi complessi”, che non gli sono certo mancati. Nato in Grecia, ad Atene, classe 1968, laureato e specializzato in urologia a Milano, è dall’anno scorso Primario di Urologia all’Istituto clinico Beato Matteo di Vigevano. Vanta una casistica importante con oltre 4mila interventi svolti con le più innovative tecniche mininvasive endourologiche, laparoscopiche e laser per il trattamento dei tumori urologici, della calcolosi urinaria complessa e dell’ipertrofia prostatica benigna.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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