Sono state quindi stabilite, in base ai recenti studi, linee guida per prevenire la temuta sindrome della morte improvvisa del bambino (SIDS).

 

 

Solo il 45,4% delle neomamme rispetta, o cerca di rispettare, la raccomandazione di dormire nella stessa stanza, ma non nello stesso letto, del proprio bambino. La raccomandazione dell’American Academy of Pediatrics mira a prevenire la Sindrome da morte improvvisa infantile (SIDS), una delle principali cause di morte nei bambini negli Stati Uniti.

Tra le 3.260 madri intervistate dai ricercatori dell’università della Virginia (UVA), il 59% intendeva seguire la raccomandazione sul sonno sicuro. Ma quel numero è poi sceso solo al 45% nella pratica reale. “Questo significa che potrebbe essere necessario ripensare il modo in cui informiamo le famiglie sul sonno sicuro”, afferma Ann Kellams, ricercatrice presso la School of Medicine della University of Virginia e pediatra presso l’UVA Children.

“Vogliamo che i bambini siano il più sicuri possibile quando dormono e dobbiamo consigliare le madri su come ridurre il rischio il più possibile per aiutare a raggiungere questo obiettivo”. Prima constatazione, quindi: difetto di comunicazione. Anche perché nessuna neomamma potrebbe solo pensare di non tutelare la salute del proprio neonato.

Kellams e colleghi hanno esaminato le madri di neonati di età compresa tra 2 e 6 mesi in 32 ospedali, chiedendo alle madri sia dove intendevano far dormire i loro figli sia dove avevano dormito i loro figli. I risultati, hanno detto i ricercatori, forniscono un campione rappresentativo a livello nazionale – un’istantanea che rivela che molti genitori hanno difficoltà a seguire questa raccomandazione sul sonno sicuro.

“Dobbiamo sapere cosa sta realmente succedendo per poter spiegare come ridurre il più possibile i rischi – continua la pediatra -. Per esempio, ci sono situazioni particolari in cui la condivisione del letto è particolarmente pericolosa, come con i bambini prematuri, poi se c’è presenza di fumo di sigaretta o di uso di sostanze (cannabis o altro) da parte dei genitori o di altri adulti presenti e far dormire i neonati su divani o poltrone”.

Non parliamo poi di situazioni particolari, quali l’abuso di alcol da parte dei genitori. In questo caso, secondo altri studi, potrebbero esserci stati effetti cerebrali sul bambino mentre era in gestazione. E questo dovrebbe aumentare il livello di attenzione su come dorme il neonato.

Il sondaggio ha rivelato che almeno il 24,2% delle neomamme intende condividere un letto con i propri bambini. L’American Academy of Pediatrics raccomanda di non condividere il letto a causa della possibilità di soffocamento accidentale o soffocamento da letti morbidi o dal rotolamento del genitore sul bambino o perché il bambino rimane impigliato nel letto, tra gli altri rischi.

Le donne che intendevano condividere il letto erano quelle che avevano avuto informazioni positive su tale pratica. Le donne di colore e le donne con meno istruzione avevano maggiori probabilità di condividere il letto. D’altra parte, le donne che avevano ricevuto consigli dal proprio medico di non condividere il letto avevano meno probabilità di farlo. I ricercatori hanno anche notato che ci può essere un’ampia variazione nei consigli che i genitori ricevono dai pediatri.

“I bambini si svegliano spesso per nutrirsi di notte e i nuovi genitori possono essere esausti. Le nostre scoperte suggeriscono che non siamo bravi come vorremmo essere nel sostenere i nuovi genitori nelle prime settimane e mesi – continua la dottoressa Kellams -. Come fornitori di assistenza sanitaria, dobbiamo essere abili nell’avere queste conversazioni con le madri e nell’aiutarle a introdurre pratiche sicure nella loro vita. Di certo non possiamo abbandonarle a loro stesse, ai consigli delle amiche o a messaggi contraddittori”. Conclude la Kellams: “Il nostro obiettivo è quello che tutte le neomamme sappiano delle pratiche di sonno sicuro, come il non avere letti morbidi, mettere cuscini o coperte attorno al bambino, garantire al neonato un’alimentazione notturna e una successiva digestione in sicurezza, avere lo spazio nella propria camera (ma non nel proprio letto) per far dormire il  bambino e lo spazio per lui per dormire senza costrizioni o in spazi troppo ristretti (divani o poltrone)”.

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