Diffidare dai “venditori di fumo”: la malattia non si può guarire ma tenere a bada con dieta, esercizio fisico e farmaci.

 

 

 

Liberarsi per sempre dal diabete. E chi non lo vorrebbe? Di certo quei 4 milioni di italiani, ma ci sono anche quelli non diagnosticati che sono quasi un altro milione, che convivono con questa patologia. Anche perché il diabete, se non ben controllato, di malattie croniche se ne porta dietro tante altre.

Sono tanti i farmaci a disposizione del diabete di tipo 2 (per il tipo 1, l’unica possibilità è l’insulina), ma non si dispone ancora di una cura definitiva. Ma il diabete, al pari di altre condizioni croniche, come l’ipertensione e l’ipercolesterolemia si può trattare e tenere a bada, e in questo modo ci si protegge dalle conseguenze di una glicemia fuori controllo e dalle tante complicanze collegate a questa malattia.

Convivere con una malattia cronica tuttavia è difficile, è psicologicamente pesante e possono esserci momenti di stanchezza e di depressione che di certo non giovano all’aderenza alle terapie e ad uno stile di vita sano. In ogni caso nulla giustifica il ricorso ai “venditori di fumo” che si arricchiscono sui mali altrui.

 

L’attività fisica e l’alimentazione sono colonne portanti della gestione del diabete e possono fare la differenza, insieme alle terapie, tra un diabete in buon compenso e uno fortemente scompensato. Ma pensare di poter “curare”, addirittura di far scomparire il diabete con la sola dieta e una manciata di integratori è un’altra storia.

La rete e le pubblicità dei giornali sono purtroppo spesso un’insidiosa vetrina di “sirene” e cattivi consiglieri. Ci sono quelli che promettono di “guarire” il diabete in poche settimane, o far dimagrire chi è anche obeso o in sovrappeso di un numero immaginifico di chili, con diete miracolose e le immancabili “pillole” di supplementi o quant’altro. Fosse vero le aziende farmaceutiche ne farebbero tesoro. Fosse vero i clinici ne scriverebbero studi scientifici in riviste ad alto impact factor, vere medaglie scientifiche.

Scopo evidente di queste pubblicità è ovviamente solo il profitto, che di per sé non sembra rappresentare un reato. Purtroppo, però, le false promesse di mirabolanti guarigioni possono mettere a repentaglio la salute dei pazienti. Un soggetto con diabete che da un giorno all’altro decida di abbandonare le sue medicine e di imbottirsi di “supplementi” (caso mai comprati in una televendita o sul web) o di seguire diete miracolose potrebbe trovarsi con un grave scompenso e finire anche in pronto soccorso.

Di qui la presa di posizione dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e della Società Italiana di Diabetologia (SID) che con un comunicato congiunto invitano i pazienti a diffidare delle pubblicità che promettono la cura del diabete grazie a diete miracolose e a supplementi alimentari:

“AMD e SID, società scientifiche storiche, invitano a diffidare di qualsiasi forma di terapia alternativa presentata sui diversi mezzi di comunicazione di massa (stampa, TV, social, web). Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è fra i pochi al mondo a prevedere una copertura assistenziale universalistica. Questo, ancora oggi, garantisce ai cittadini un’assistenza di qualità e sostenibile. Affidarsi a percorsi di ‘cura’ alternativi significa affidarsi a soluzioni terapeutiche che non sono state sottoposte al vaglio degli studi scientifici né ai rigidi controlli da parte degli organi nazionali preposti, che precedono l’immissione sul mercato di qualsiasi terapia, nonché il costante monitoraggio da parte degli specialisti durante la somministrazione”.

Gli esperti delle società scientifiche di diabetologia invitano dunque alla prudenza e al buon senso. Le persone hanno tutto il diritto di navigare in rete e di informarsi, ma le fonti – raccomandano gli esperti della SID e dell’AMD – vanno sempre verificate (intanto si può cominciare col far caso se la pagina in questione riporta la dizione “informazione pubblicitaria”) e per testare la veridicità delle promesse di pillole e diete “magiche” è sempre meglio consultare il proprio medico. Gli esperimenti in autonomia potrebbero purtroppo costare cari.

Leggi anche:

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.