L’obiettivo della ricerca oggi è trovare il modo di proteggerle e di ripristinare la loro funzione.  

 

Bloccare la progressione del prediabete a diabete conclamato è di grande importanza clinica e sociale, e rappresenta l’unica strategia per ridurre l’enorme aumento di diffusione del diabete in tutti i Paesi, compresa il nostro.

Le ricerche scientifiche in questo ambito hanno portato alla conclusione che la migliore strategia consiste nel ridurre il ‘carico’ di lavoro della cellula beta pancreatica.

Sappiamo bene che fin quando le cellule beta riescono a produrre insulina in modo appropriato, il diabete non si manifesterà.

Ma ridurre il ‘carico’ di lavoro della cellula beta pancreatica significa anche migliorare il funzionamento dell’ormone nei tessuti bersaglio della sua azione. Significa insomma ridurre la cosiddetta ‘insulino-resistenza’.

E in questo riveste un ruolo chiave lo stile di vita, nella sua declinazione ‘lotta alla sedentarietà e alimentazione bilanciata’.

La buona notizia che ci viene dalle ricerche scientifiche è che agire presto sul prediabete, bloccarne la progressione verso il diabete, è in grado di prevenire le complicanze croniche della malattia, ed in particolare il danno ai reni e alla retina.

Nel diabete di recente diagnosi, alcune ricerche scientifiche recenti, hanno dimostrato che in alcuni casi si può ‘guarire’ dal diabete.

Ritornare cioè a livelli di glicemia entro i valori normali. I soggetti con maggiore probabilità di remissione della malattia sono quelli in cui si riesce a recuperare la funzione delle cellule beta pancreatiche, fatto questo che consente di ripristinare una migliore secrezione insulinica.

Anche in questo caso è stato dimostrato il ruolo fondamentale della dieta e della riduzione di peso. Queste ricerche confermano inoltre che non tutti i pazienti con diabete tipo 2 hanno le stesse alterazioni. Solo in alcuni di essi il difetto di produzione insulinica si è dimostrato recuperabile.

Questi soggetti vanno individuati subito, alla diagnosi, perché hanno le maggiori probabilità di arrivare ad una regressione della malattia.

Queste ricerche danno un’ulteriore spinta verso la terapia personalizzata e la medicina di precisione del diabete tipo 2, malattia eterogenea e complessa. E pensare che per alcuni il diabete è una malattia facile da diagnosticare e da curare!

Se invece il diabete è già diagnosticato da tempo è considerato una malattia progressiva, che lentamente negli anni peggiora e richiede una terapia sempre più complessa, con l’uso di diversi farmaci combinati tra loro, compresa la terapia insulinica.

La progressione della malattia si ritiene sia dovuta ad un progressivo peggioramento della secrezione insulinica, con perdita sia di funzione che di numero di cellule beta pancreatiche.

Nuove classi di farmaci, come ad esempio le gliptine o gli analoghi del GLP-1, inducono una maggiore e più fisiologica secrezione insulinica senza stressare la cellula beta pancreatica, al contrario dei farmaci di vecchia generazione come le sulfaniluree.

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