Sono stati i due i focolai, uno a Madrid e l’altro a Gran Canaria. E il Belgio diventa il primo paese a introdurre la quarantena obbligatoria per il vaiolo delle scimmie: chiunque risulti positivo al virus deve isolarsi per 21 giorni.
I medici hanno avvertito che ci sarà un “aumento significativo” dei casi nel Regno Unito nelle prossime “due o tre settimane “. Tre casi sono stati registrati in Belgio, tutti legati ad un festival nella città portuale di Anversa. La dottoressa Claire Dewsnap, presidente dell’Associazione britannica per la salute sessuale e l’HIV, ha affermato che l’epidemia potrebbe avere un “impatto enorme” sull’accesso ai servizi di salute sessuale in Gran Bretagna.
Dove nelle ultime 24 ore altri 11 britannici sono risultati positivi al virus, per un totale di 20 contagiati. I casi includono un bambino in condizioni critiche in un ospedale di Londra, mentre in Europa si sono registrate quasi 100 infezioni. Dewsnap ha spiegato che ci saranno più diagnosi nelle prossime settimane.
“Quello che mi preoccupa di più è che ci sono infezioni in tutta Europa; quindi, questo virus si è già diffuso” ha spiegato. L’infezione può essere trasmessa da un contatto molto stretto con una persona infetta.
Solitamente è lieve, con la maggior parte delle persone che guarisce in poche settimane senza trattamento. Può, però, rivelarsi fatale con il ceppo che causa l’attuale focolaio, uccidendo un infetto su 100.
Ma chi lo ha portato nelle zone focolaio? Persone infettatesi poco prima in altre zone del mondo o l’importazione di animali selvatici portatori del virus? La risposta dell’infettivologo milanese, Massimo Galli, è così riassumibile: “Troppi animali in viaggio”.
Per lui il nuovo virus è strettamente collegato ad alcune specie animali la cui incrementata mobilità a seguito dell’uomo ha comportato un incremento dei casi di contagio di un virus che ha come animali ospiti i roditori.
Sempre Galli: “Parliamo di un’infezione causata da un orthopoxvirus che somiglia, per molti aspetti, al virus del vaiolo, dal quale tuttavia è abbastanza lontano dal punto di vista evolutivo e filogenetico”.
E ancora: “Probabilmente il virus non si è evoluto nella scimmia bensì nel suo animale ospite che con molta probabilità è uno scoiattolo africano selvatico. Tale virus è già venuto alla ribalta nel 2003, quando si registrò una piccola epidemia negli Stati Uniti: a causarla fu l’importazione di un grosso ratto chiamato cricetomys gambianus che delle persone volevano, bontà loro, tenere in casa come animale da compagnia. Animale non gradevolissimo da vedere tanto che mi chiedo per quale motivo al mondo qualcuno debba decidere di allevarlo in casa”.
Ma che cosa comporta per la salute umana? “Negli Stati Uniti, l’epidemia causò un discreto problema sanitario anche se le infezioni umane non furono particolarmente gravi e la sintomatologia fu blanda. La letalità nell’epidemia statunitense fu pari a zero”.
L’importante però è che non avvengano mutazioni del virus saltando da specie a specie. L’esperienza con il virus del Covid è ancora davanti a tutti.
I sintomi del monkeypox iniziano ad apparire tra 5 e i 21 giorni dopo il contagio: inizialmente, i pazienti sono soliti sperimentare febbre, mal di testa, dolori muscoli, stanchezza e linfonodi ingrossati e, successivamente, eruzioni cutanee. Si cura, ma se non si arriva subito a una terapia c’è un rischio di morte dell’1%.
E Galli avverte: “Quello che dimentichiamo fin troppo facilmente è che facciamo viaggiare molti, troppi animali selvatici da un capo all’altro della Terra per usarli come animali da compagnia. Nel 2004 lessi un rapporto dell’US Fish and Wildlife Service secondo cui nei quattro anni precedenti negli USA erano stati importati un trilione di animali selvatici tra mammiferi, pesci, anfibi e rettili. Tra questi animali c’era anche il cricetomys gambianus. È verosimile che anche i contagi di questi ultimi giorni dovuti al vaiolo della scimmia siano dovuti a questo tipo di dinamica”.
E allora? “Andrebbero individuati gli ospiti serbatoio naturali: potrebbero essere scoiattoli Funisciurus aneritrus o Funisciurus congicus, ma il virus può infettare anche scimmie e vari roditori come l’ormai famoso cricetomys gambianus. Comunque, tant’è: è quasi certo che qualcuno abbia importato animali infetti e il fatto che il virus sia stato individuato in diverse nazioni mi fa pensare a uno ‘stock’ problematico”.
