Un secolo fa si moriva giovani, oggi l’aspettativa di vita, in buona qualità, è del tutto sovrapponibile a quella di chi non ha malattie croniche.

 

Chi nasceva nel 1918 con il diabete di tipo 1, quello autoimmune, giovanile, aveva da poche ore a pochi anni di vita. Tutto dipendeva da quando il diabete 1 diventava attivo. Poi nel 1921 viene scoperta l’insulina, nel 1922 viene utilizzata sull’uomo.

All’inizio era un salvavita, ma comunque per un diabetico 1 era comunque una vita complicata e breve. Chi nasceva nel 1954 con il diabete di tipo 1 aveva un’aspettativa più lunga (ma a rischio già a 40 anni) e doveva bucarsi più volte al giorno e saper calcolare per abitudine quantità di insulina rispetto al cibo introdotto. Ma soprattutto non doveva fare sport, secondo i luminari di allora.

Nel frattempo, la scienza e la tecnologia sono andate avanti. Alcuni diabetici di tipo 1 hanno vinto medaglie d’oro alle Olimpiadi (non le paralimpiadi, ma le Olimpiadi), una squadra di ciclismo è composta solo di campioni con diabete 1, eccetera.

Ma soprattutto oggi l’aspettativa di vita, in buona qualità, è del tutto sovrapponibile a quella di chi non ha malattie croniche. Perchè tra sensori e microinfusori è impossibile avere danni da scompensi glicemici. E tra poco arriverà l’insulina “intelligente”, una dose a settimana poi fa tutto lei. In 100 anni una rivoluzione radicale e grazie solo alla scienza.