È stata identificata in 39 Paesi, Italia compresa (con poco meno di 80 casi) e ha dimostrato una certa resistenza agli anticorpi e maggiore trasmissibilità.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) divide le varianti del SARS-CoV-2 in due categorie principali: quelle di interesse (VOI), che sono responsabili di focolai in più Paesi e che presentano caratteristiche potenzialmente in grado di rendere il virus più trasmissibile, virulento o in grado di eludere gli anticorpi neutralizzanti (sia quelli indotti dai vaccini sia quelli indotti da precedenti infezioni naturali); e quelle di preoccupazione (VOC), o ceppi del patogeno per i quali tali caratteristiche sono state confermate dalle indagini epidemiologiche.
Al momento sono quattro le VOC (Alfa, Beta, Gamma e Delta, che attualmente è dominante in larga parte del mondo) e cinque le VOI (Eta, Iota, Kappa, Lambda e Mu). La Mu è stata appena aggiunta all’elenco delle VOI dall’OMS, dopo aver dimostrato di potersi distinguere dalla marea di lignaggi che emergono continuamente mentre il SARS-CoV-2 si diffonde, replica e muta negli ospiti infettati.
A descrivere la variante Mu è Paul Griffin, docente di Malattie Infettive e Microbiologia all’Università del Queensland, in un articolo su The Conversation. La nuova variante di interesse, inserita nell’elenco il 30 agosto, è stata intercettata a gennaio 2021 in Colombia ed è stata classificata con il nome in codice di lignaggio B.1.621. All’inizio di luglio la Public Health England (PHE) l’aveva identificata col nome di VUI-21JUL-1.
Ad oggi, spiega l’OMS nell’ultimo aggiornamento del Weekly epidemiological update on COVID-19 datato 31 agosto, la variante Mu è stata identificata in 39 Paesi, Italia compresa (con poco meno di 80 casi). La variante Mu ha dato vita anche a una variante “figlia” chiamata B.1.621.1 che è stata rilevata in una ventina di Paesi (in Italia 14 casi). In totale, sottolinea l’OMS, sono state caricate 4.500 sequenze di variante Mu sulla banca dati genetica internazionale GISAID, 3.794 relative al ceppo “madre” (B.1.621) e 856 del derivato (B.1.621.1).
Ad oggi i casi sequenziati sono inferiori allo 0,1% del totale e la maggior parte di essi sono concentrati in Colombia (39%) ed Ecuador (13%). Tenendo presente che questa variante è in circolazione dall’inizio dell’anno, al momento la sua diffusione risulta contenuta e non ha dato vita a exploit come le varianti di preoccupazione Alfa e Delta, causa della seconda ondata di contagi dello scorso inverno e della terza-quarta attuale.
Ma perché la variante Mu è stata classificata come variante di interesse dall’OMS? Oltre ad aver dato vita a focolai più o meno significativi in decine di Paesi, la ragione principale risiede nel fatto che possiede una serie di mutazioni già osservate in altre varianti che hanno dimostrato una certa resistenza agli anticorpi e maggiore trasmissibilità.
Nel genoma della variante Mu sono presenti 21 mutazioni, nove delle quali localizzate in amminoacidi della proteina S o Spike (obiettivo dei vaccini), il “grimaldello biologico” sfruttato dal patogeno per legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, riversare l’RNA virale all’interno e dare vita al processo di replicazione, che è alla base dell’infezione-malattia (chiamata Covid-19). Tra le mutazioni più significative vi sono la E484K, una mutazione di fuga immunitaria, la N501Y e la D614G, oltre a T95I, Y144S, Y145N, R346K, P681H e D109N.
L’OMS sottolinea che i dati preliminari relativi alla variante Mu presentati al Virus Evolution Working Group evidenziano una certa capacità nel ridurre l’attività di neutralizzazione sia nei sieri dei convalescenti sia nei vaccinati, in modo non dissimile dalla variante Beta (ex sudafricana), tuttavia, come afferma Griffin, si tratta di osservazioni in laboratorio da verificare nel mondo reale, sulla popolazione. Ciò che è certo è che i vaccini anti Covid già approvati dall’EMA e dall’AIFA hanno dimostrato di essere efficaci contro le varianti in circolazione.
