Prevede novità finalizzate a rafforzare il primo soccorso, come l’obbligo dell’introduzione a scuola dell’insegnamento delle manovre di rianimazione.
Il caso Eriksen e forse anche l’arrivo di fondi europei ha sbloccato una legge, che si era arenata, e che è un’arma vincente come salvavita per morti improvvise nello sport, ma anche in casi di blocco cardiaco da infarto, ictus, eccetera. È arrivato, infatti, a sorpresa l’ok definitivo della Camera alla legge sui defibrillatori automatici esterni (DAE) e sulla loro presenza, a portata di mano, ovunque possano servire.
In Europa si verificano ogni anno circa 400.000 arresti cardiaci (60.000 solo in Italia) e si stima che solo nel 58% dei casi chi assiste intervenga con le manovra salvavita (massaggio cardiaco, ventilazioni) e nel 28% dei casi con il defibrillatore. La percentuale di sopravvivenza è dell’8%. E ora, grazie a questa legge sui DAE, può salire nettamente al 30-40%.
Approvata ieri definitivamente dalla Commissione Affari Sociali della Camera, diventa legge dello Stato a conclusione di un iter che ha visto una prima approvazione alla Camera nel luglio 2019 cui è seguito l’ok del Senato nel maggio del 2021. Ma sembrava si fosse tutto arenato, forse per quei 10 milioni di euro previsti per la diffusione nei prossimi cinque anni dei DAE in luoghi molto frequentati come aeroporti, stazioni ferroviarie, porti, scuole e università e sui mezzi di trasporto (aerei, treni, navi). In palestre e campi di calcio, piscine e club tennis e golf, eccetera.
La legge prevede novità rilevanti finalizzate a rafforzare il primo soccorso in caso di arresto cardiaco come l’obbligo dell’introduzione a scuola dell’insegnamento delle manovre di rianimazione cardiopolmonare, l’obbligo per le società sportive professionistiche e dilettantistiche di dotarsi di defibrillatori automatici e, per l’appunto, uno stanziamento di 10 milioni di euro.
Tra l’altro, è previsto l’obbligo per il 118 di fornire ai cittadini le istruzioni telefoniche per riconoscere l’arresto cardiaco, per fare il massaggio cardiaco e per utilizzare il DAE e l’introduzione di applicazioni per la geolocalizzazione dei DAE. La legge inoltre stabilisce che, in assenza di personale sanitario o di personale non sanitario, ma formato sul primo soccorso, anche i cittadini comuni, che non hanno ricevuto una formazione specifica, siano autorizzati a utilizzare i DAE.
Anche perché basta seguire le facili istruzioni evidenti sull’apparecchio, appoggiare i cerotti-piastra dove indicato, accendere e il DAE fa tutto da solo, con defibrillazione solo se quando serve. Quel primo soccorso salvavita attuato per Eriksen, a partire dal liberare le vie aeree, può essere praticato da tutti. Prima però i DAE potevano essere usati solo dai medici, poi dai soccorritori 118 addestrati. E, finalmente, oggi da tutti. Parte anche l’addestramento nelle scuole al primo soccorso, già prassi da anni in tutti i Paesi Nordeuropei.
Quanto tutto ciò salverà vite umane e impedirà disabilità conseguenti al tempo in cui il cuore non batte più? Basta pensare alla media ottimale dei tempi di intervento di una unità di soccorso inviata dal 118: con un codice giallo o rosso, il primo mezzo di soccorso deve raggiungere il luogo dell’evento nel giro di 18 minuti dal momento della risposta telefonica.
Pensate sia sempre così in un Paese come l’Italia oro-geograficamente tanto dissimile e complicato? Basta un ingorgo in città che quei 18 minuti raddoppiano. E poi che cosa accade in un giovane calciatore, o a un infartuato, che resta con il cuore fermo per 18 minuti, se va bene? Danni irreversibili se sopravvive.
Il commento di Italian Resuscitation Council (IRC), società scientifica senza scopo di lucro che unisce medici e infermieri esperti in rianimazione cardiopolmonare, commenta: “È una legge fondamentale per la tutela della vita dei cittadini”. Molte di queste innovazioni sono presenti anche nelle nuove linee guida europee sul primo soccorso pubblicate da European Resuscitation Council (ERC). E Franco Cecchi, università di Firenze, specialista in Malattie cardiovascolari e Cardiomiopatie, fondatore e presidente dell’associazione di pazienti con cardiomiopatia (Aicarm): “Finalmente una legge che consentirà veramente di salvare numerose vite”.
