La proposta di All.Can Italia, coalizione che unisce clinici, pazienti, università e industria.

 

L’Italia vanta un’aspettativa di vita di 83 anni. Ma al Nord si vive 3 anni di più rispetto al Sud, una differenza da ricondurre alla disomogeneità nel rendimento delle risorse equamente distribuite nei 21 sistemi sanitari regionali e alle disuguaglianze socio-economiche a livello territorial. Differenze e disomogeneità che la pandemia da Covid-19 sta mettendo ancor più in risalto.

Un gap evidente anche nella sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore, che vede le percentuali più elevate in Valle D’Aosta (64% donne e 61% uomini), Emilia-Romagna (65% donne e 56% uomini) e Toscana (65% donne e 56% uomini). Fanalino di coda, invece, Sardegna (60% donne e 49% uomini) e Campania (59% donne e 50% uomini). Per ridurre queste discrepanze e affrontare un’eventuale seconda ondata del virus in autunno, il 56% degli oncologi chiede un rinforzo della medicina del territorio e dei servizi domiciliari a supporto dei pazienti.

Proprio l’oncologia di prossimità deve essere il cardine della riorganizzazione di un nuovo modello di cura dopo l’emergenza Covid-19, fondato su una piena integrazione tra i livelli di presa in carico (assistenza domiciliare, medicina generale, specialistica ospedaliera), traendo utili indicazioni dall’esperienza dei PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) e delle reti oncologiche su come gestire la nuova governance e redistribuire i setting di assistenza sul territorio sulla base di un monitoraggio costante del valore di ogni prestazione.

È quanto emerso in un webinar aperto alla stampa e organizzato da All.Can Italia, coalizione che si propone di ridefinire il paradigma di gestione del cancro, in un’ottica interamente centrata sul paziente.

“Il rafforzamento delle cure territoriali e degli strumenti che favoriscano la prossimità dell’assistenza al malato, così come tracciato dal ‘Decreto Rilancio’, è certamente il principio a cui tendere – spiega la senatrice Emilia Grazia De Biasi, Portavoce di All.Can Italia -. Questa visione va però integrata con proposte concrete, che permettano di realizzare un nuovo rapporto tra ospedale e territorio, valutando la governance dei servizi, la condivisione di competenze tra i diversi professionisti e, soprattutto, il coinvolgimento del paziente nella nuova rete di cure. Costruire un’oncologia di prossimità non equivale semplicemente a trasferire sul territorio prestazioni erogate in ambito ospedaliero: ogni servizio deve essere commisurato al valore personale della singola prestazione. In questo modo il paziente diventa il metro di misura dell’efficacia degli adattamenti organizzativi, anche in considerazione dell’elevata specificità che contraddistingue ciascuna delle patologie oncologiche”.

In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila e i tumori sono sempre più malattie croniche. “Nel nostro Paese, il 22,3% della popolazione ha più di 65 anni e ha un’aspettativa di vita di ulteriori 18 anni – afferma Mattia Altini, Direttore Sanitario dell’AUSL della Romagna e Presidente della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM) -. Il 32% degli over 65 è colpito da una malattia cronica, il 17% da due o più. Le disuguaglianze socio economiche tra i 21 sistemi regionali italiani determinano un’aspettativa di vita al Nord maggiore di 3 anni rispetto al Sud, con uno scarto di un quinquennio nel caso delle persone con maggiore istruzione. Il medico di medicina generale rappresenta un elemento fondamentale e strategico del Servizio Sanitario Nazionale: è il primo punto di contatto del cittadino con il sistema e lo snodo nella presa in carico continuativa del paziente. È fondamentale indirizzare le scelte per innalzare il rendimento delle risorse in un contesto di bisogni crescenti e illimitati, per offrire un servizio di valore più elevato”. “Dobbiamo avviare una revisione organizzativa della medicina che preveda una maggiore integrazione tra i servizi ospedalieri e quelli territoriali – continua Altini -, soprattutto per le patologie croniche, semplificando la comunicazione e le relazioni tra tutti i soggetti coinvolti (medico di medicina generale, specialista, case manager, paziente, caregiver). E la tecnologia costituisce la leva da manovrare per fare di più con quello che già c’è e garantire il transito delle informazioni in sicurezza. Il 20% dei costi per la cura del cancro, pari a circa 4 miliardi di euro ogni anno in Italia, potrebbe essere risparmiato e reinvestito per migliorare l’efficienza complessiva del sistema e una delle vie da seguire è rappresentata proprio dall’oncologia di prossimità. Il Servizio Sanitario può e deve mettere a valore i dati a sua disposizione e accrescere la qualità dei processi per offrire risposte ai bisogni di cura e assistenza e costruire una società più sana”.

 

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