Un webinar con gli esperti per discutere dell’impatto del coronavirus sui pazienti con malattia cirrotica.
Come e quanto ha influito la pandemia da virus SARS-COV-2 sui malati di cirrosi? E come si è adeguata la pratica clinica? Se ne parla al webinar “La gestione del paziente cirrotico avanzato ai tempi del Covid-19” che si terrà martedì 23 giugno dalle 17 alle 19,15 con clinici specialisti nel settore.
La pandemia ha portato ad un rapido cambiamento nella pratica clinica patologica italiana. La necessità di accogliere un aumentato numero di pazienti con patologie respiratorie all’interno degli ospedali ha richiesto che lo specialista epatologo imparasse a gestire l’infezione COVID-19 e ad interpretare il danno epatico. Inoltre la necessità di proteggere i pazienti e gli operatori sanitari ha determinato la creazione di nuovi percorsi clinicosanitari per i pazienti con malattie epatiche.
Il Webinar si pone come obiettivo di sintetizzare le ultime informazioni disponibili nel campo, focalizzandosi sulla gestione del paziente con malattia avanzata epatica nell’epoca del Covid-19 attraverso letture frontali, casi clinici ed ampia discussione.
Ma quali cambiamenti il nuovo scenario determinato dall’emergenza COVID ha apportato e porterà nella gestione del paziente epatopatico?
“L’epidemia di Covid-19 ha avuto un impatto importante sulla gestione del paziente con malattie di fegato” afferma il professor Alessio Aghemo, Responsabile Unità Operativa di Epatologia alla Humanitas di Rozzano (MI) e Professore Associato di Humanitas University e chairman dell’evento. “Da una recente analisi fatta dalla Società scientifica italiana emerge che fino a un terzo dei centri ha ridotto la sua attività quotidiana e circa un quarto ha dovuto chiudere completamente reparti, day hospital e ambulatori. Nonostante tutti noi abbiamo tentato di mantenere attivi i servizi verso i pazienti più gravi, con cirrosi, anche nel caso dei pazienti con malattia più avanzata si è assistito a una rapida e netta riduzione del numero di prestazioni. Sono state attivati servizi di Telemedicina, ma sicuramente il livello di cura nei pazienti con malattia di fegato avanzata è diminuito. In particolare sono stati ridotti il numero di esami ecografici e il numero di controlli per valutare le condizioni cliniche del paziente. Il motivo che ha portato a questo fenomeno è il supposto rischio di infezione nel paziente che si reca in ospedale. Molti studi dimostrano che se utilizziamo dispositivi di protezione e manteniamo il distanziamento sociale Il rischio è contenuto. Questo è importante nel caso di una nuova pandemia, per garantire un livello di cura accettabile ai nostri pazienti”.
Quindi i pazienti con patologia epatica sono da considerarsi pazienti particolarmente a rischio di infezioni?
“Il paziente con malattia epatica di per sé non è a rischio aumentato di infezioni finché facciamo riferimento ad una malattia compensata, ossia finché il fegato mostra un grado di funzione normale. Al peggioramento della funzione epatica con scompenso clinico aumenta invece in parallelo il rischio di sviluppare infezioni batteriche che possono portare ad un rapido peggioramento della malattia e alla morte. Per quanto riguarda il Covid-19 i pazienti epatopatici non sono ad aumentato rischio, ma, ed è stato descritto da un recente lavoro italiano, il rischio di mortalità nei pazienti con cirrosi è elevato e raggiunge il 30%. Questo rischio è ancora maggiore in caso di scompenso epatico (ascite, ittero o segni di ridotta funzione epatica)”.
Quali sono i nuovi percorsi sanitari che dovranno essere implementati in futuro?
“A mio avviso dobbiamo ridurre le visite non essenziali incrementando la telemedicina e i consulti a distanza. Dobbiamo al contrario garantire che i nostri centri siano aperti per i pazienti che hanno bisogno, garantendo loro l’accesso al trattamento dello scompenso epatico, per le patologie oncologiche e per la gestione delle emorragie digestive. Inoltre dobbiamo continuare con i servizi che hanno funzionato particolarmente bene, come ad esempio la dispensazione dei farmaci al domicilio o da parte della farmacia territoriale. Questa piccola modifica semplifica la gestione del paziente da parte dei familiari e riduce il numero di visite che paziente deve fare nel centro, garantendo allo stesso tempo un elevato livello di cura. In un futuro ideale speriamo poi di poter utilizzare applicazioni e strumentazioni per monitorare il paziente a distanza, ma purtroppo non siamo ancora giunti a questo livello tecnologico nelle nostre cliniche” conclude Aghemo.
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