Un ragazzo su tre (33,1%) ha ridotto le relazioni affettive per colpa delle restrizioni. I più giovani (11-14 anni) hanno aumentato la ricerca di porno on line.

 

 

 

Più porno in lockdown, soprattutto per i ragazzi. Durante il periodo di isolamento, il 29,1% dei ragazzi ha aumentato l’uso di internet per procurarsi materiale porno, di cui il 9,1% dichiara di aver aumentato molto il ricorso a internet per questo scopo. Il 26% invece non riporta nessun cambiamento rispetto a prima e il 37,2% dice di non averlo mai visionato.

Emerge da un’indagine condotta dall’Osservatorio nazionale infanzia e adolescenza della Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss) per esplorare il vissuto dei giovani rispetto a sessualità e affettività ai tempi della pandemia.

“I risultati mostrano come il virus abbia inciso nelle relazioni affettive e sessuali dei ragazzi più giovani o nei giovani adulti spingendoli ancora di più all’uso di applicazioni o della rete internet per incontrare gli altri. Obiettivo dell’indagine condotta dall’Osservatorio è sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni gli effetti che un evento mondiale come la pandemia ha generato sulla generazione”, spiega Salvo Caruso, professore associato di ginecologia all’Università di Catania, sessuologo clinico e presidente Fiss.

Secondo la maggior parte (61%) dei partecipanti all’indagine, il Covid-19 non ha avuto impatto sull’uso di internet nell’attività sessuale dall’inizio della diffusione del virus. Solo uno su quattro (25%) ammette di aver aumentato l’uso del web mentre il 14% dichiara addirittura di averlo diminuito. Sono principalmente i maschi (33,1%) ad aver aumentato l’uso di internet collegato al sesso e chi ha un orientamento omosessuale (40,2%) e pansessuale (31,8%).

“Durante l’isolamento, i ragazzi che hanno aumentato l’uso di internet per accedere a immagini o video porno sono per lo più i più piccoli tra gli 11 e i 14 anni (13,9% ‘molto aumentato’), i maschi (16,1% ‘molto aumentato’) e i ragazzi con orientamento omosessuale (17% ‘molto aumentato’)”, sottolinea Roberta Rossi, psicoterapeuta e sessuologa, direttrice dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma e past president Fiss.

Altro risultato emerso è che la “prima volta” avviene più tardi: metà degli intervistati afferma infatti di non aver mai avuto rapporti sessuali. E anche fra chi ha già avuto rapporti, il 40% non ha avuto relazioni sessuali da quando è iniziata la pandemia, il 20% le ha avute ma in misura ridotta. Solo il 22% ha continuato come prima e il 18% ha invece aumentato i contatti sessuali.

“Sono emerse differenze significative in base all’età, ma non all’orientamento sessuale e al genere. I ragazzi più grandi hanno avuto una maggiore riduzione dei contatti sessuali, rispetto ai più piccoli che dichiarano, per la maggior parte, di non aver avuto mai rapporti o non aver avuto relazioni sessuali nel periodo della pandemia”, afferma Piero Stettini, psicoterapeuta e sessuologo clinico di Savona e vicepresidente Fiss.

“L’esperienza sessuale – aggiunge – sembra aver risentito dell’impatto del Covid-19. La metà dei ragazzi del campione totale non ha mai avuto rapporti e su questo il virus con le sue limitazioni ha sicuramente influito nel rimandare l’inizio dell’attività sessuale”.

Le limitazioni sociali sembrano aver influenzato la sfera affettiva per una parte dei giovani: un ragazzo su tre (33,1%) afferma di aver ridotto le relazioni proprio per colpa delle restrizioni. Il 28,2% invece dichiara di non aver avuto cambiamenti, il 20,8% di aver avuto più relazioni affettive rispetto a prima della pandemia, mentre il 17,9% attualmente non ha relazioni affettive.

Sono emerse differenze significative in base all’età e all’orientamento sessuale, ma non in base al genere. Sono infatti i ragazzi più grandi, tra i 19 e i 24 anni (36,8%), e i ragazzi che si definiscono asessuali (43,4%) ad aver avuto una riduzione maggiore delle relazioni affettive a causa del Covid-19, mentre i pansessuali (31,9%) dichiarano maggiormente di aver avuto più relazioni affettive rispetto a prima.

Con la pandemia, il 46,6% dei giovani non ha modificato l’uso di internet per le proprie relazioni affettive, ma il 40% dichiara di aver aumentato l’uso di internet a questo scopo rispetto al periodo precedente alla pandemia e il 13,4% di averlo diminuito. Specie nella fascia tra i 15 e i 18 anni (41,4%) e i giovani di orientamento omossessuale (52,5%) e pansessuale (55,2%) hanno aumentato il tempo speso online per portare avanti la propria relazione affettiva.

I ragazzi che usano le app di incontri per cercare partner sessuali sono il 15,2%, tra cui il 3,6% le usa ogni giorno, il 4,7% più volte a settimana, lo 0,7% una volta al mese e il 6,2% le utilizza poche volte. L’utilizzo quotidiano di app per la ricerca di partner sessuali coinvolge maggiormente i ragazzi tra i 19 e i 24 anni (10,1%), i maschi (6,7%) e i ragazzi pansessuali (18,2%) e asessuali (12,1%).

Le app di incontri sono utilizzate con la stessa frequenza anche per la ricerca di partner affettivi (15%). Tra questi, infatti, il 3,7% le usa più volte al giorno, il 4,4% più volte a settimana, l’1% circa una volta al mese e il 5,9% solo poche volte.

L’utilizzo quotidiano di app per la ricerca di partner affettivi coinvolge maggiormente i ragazzi tra i 19 e i 24 anni (10,3%), i maschi (6,5%) e i ragazzi pansessuali (16,3%) e asessuali (11,7%).

“Rispetto all’uso delle app per incontri, i giovani che le considerano un buon mezzo per ricercare partner affettivi e sessuali sono il 18,3%, mentre la maggior parte (43,3%) dichiara che non sempre lo sono. La criticità ci aiuta a pensare che sia importante il contatto reale e che i giovani ne siano consapevoli e che questo sia un buon indizio. Sono emerse differenze significative in base all’età, al genere e all’orientamento sessuale”, afferma Roberta Giommi, psicoterapeuta, sessuologo clinico direttrice dell’Istituto internazionale di sessuologia di Firenze, componente del direttivo Fiss.

Il questionario composto da 48 item è stato diffuso attraverso il sito Skuola.net nel mese di novembre 2021. Hanno risposto 3500 adolescenti e giovani adulti tra gli 11 e i 24 anni. I risultati sono suddivisi per quattro tematiche: l’impatto del Covid-19 sulle relazioni e sull’uso di internet; l’orientamento sessuale, il rapporto completo, i vissuti, la contraccezione e l’Ivg; il sexting; l’educazione sessuale. L’indagine completa verrà presentata in occasione del convegno dell’Osservatorio che si terrà il 24 giugno 2022 organizzato dalla Fiss.

 

 

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