Pregliasco: “Dobbiamo sperare che l’aumento dei positivi non si ripercuota in modo particolarmente rilevante sull’occupazione degli ospedali. Ma per valutare il destino di questa inversione serviranno 10-15 giorni”.

 

 

“La sotto variante Omicron BA.2 (Omicron 2) sta assumendo un maggiore grado di dominanza a livello globale, che ormai arriva al 60%”, afferma in un collegamento web con l’Italia l’immunologo statunitense Anthony Fauci.

Rispetto alla Omicron originale, ha detto ancora, “non c’è grande differenza nel dominio Rbd” cioè nella porzione della proteina Spike che lega le cellule umane. Questo indica che “c’è una notevole cross-protezione. In altre parole – precisa il virologo – BA.2 non è più severa di BA.1 e l’infezione da BA.1 protegge molto bene dall’infezione BA.2. Entrambe però eludono la protezione del vaccino se non si è fatto il booster”.

Le varianti BA del virus SARS-CoV2, le Omicron, stanno preoccupando gli esperti di tutto il mondo perché sono all’origine di nuove ondate in vari Paesi del mondo, per esempio la Cina, in questo momento, registra più positivi anche di quando la pandemia era all’inizio, mentre le restrizioni precauzionali si stanno dissolvendo, complice anche l’opinione pubblica giustamente distratta dalla guerra Russia-Ucraina. Omicron 2 attualmente è predominante in tutto il mondo e adesso spunta un’altra versione, la 3.

La Omicron 3 è una variante che differisce poco dalla 2 ed è ancora poco presente in Italia. E, allora, che cosa sta succedendo veramente in Italia e in molti altri Paesi? I virologi sono preoccupati dal riaumento dei contagi, conseguenza anche (come già detto) di un certo rilassamento delle modalità di protezione da parte dei cittadini.

“Dobbiamo sperare che l’aumento dei positivi non si ripercuota in modo particolarmente rilevante sull’occupazione degli ospedali. Ma per valutare il destino di questa inversione della curva serviranno 10-15 giorni. La risalita di Covid-19 è purtroppo un dato abbastanza confermato in tutta Europa”. La speranza che non si torni al caos nei reparti ospedalieri è del virologo Fabrizio Pregliasco, docente all’università Statale di Milano: “Potrebbe trattarsi di un’onda di rimbalzo più che di una quinta ondata epidemica vera e propria”.

Certo è che “questa riaccensione virale ci spiazza un po’ – continua Pregliasco -. Avremmo detto che, d’ora in avanti, L’andamento del Covid sarebbe stato più stagionale, da presenza endemica del virus, con un costante scivolamento verso il basso”. Invece che cosa è successo? “Innanzitutto, che queste Omicron 2 e 3, varianti sorelle dell’Omicron originaria, si sono rivelate contagiosissime – osserva il virologo milanese -. Poi ci sono i bimbi poco vaccinati, gli sbalzi termici di una stagione di mezzo che non è più inverno e non è ancora primavera. E, infine, una rilassatezza delle precauzioni. Il focus comunicativo si è spostato tutto sulla guerra in Ucraina e, insieme al miglioramento oggettivo delle scorse settimane, ha alimentato l’idea del tutto finito. Ha fatto sì che in molti schivino le vaccinazioni e le terze dosi perché ‘tanto adesso a che serve’. Ciò ha condizionato i comportamenti lasciando SARS-CoV-2 più libero di agire. Ma il virus è tra noi e, sottovalutato, ha rialzato la testa”.

La ripresa dei contagi potrebbe mettere in discussione la fine dello stato di emergenza Covid fissata al 31 marzo? “No, non è questo il punto – risponde Pregliasco -. Sicuramente le aperture sono desiderate, sono volute e necessarie. Però facciamole con una responsabilizzazione di tutti. Attenzione a non aprire il rubinetto dell’acqua calda tutto d’un botto, c’è il rischio di scottarsi”.

Quindi sì allo stop dello stato di emergenza a fine mese e poi, come si è detto, dal 1° aprile niente Green pass all’aperto. Ma “le mascherine al chiuso in questa fase vanno tenute”, avverte Pregliasco.

Ci sono poi queste Omicron. Cresce la diffusione della sotto variante Omicron BA.2, ormai al 60% nel mondo: non è più severa della Omicron originale e la vaccinazione con il richiamo garantisce un’alta protezione da sintomi e ricoveri che si mantiene nel tempo. Rispetto alla Omicron originale, riprendiamo l’intervento di Fauci, “non c’è grande differenza nel dominio Rbd, cioè nella porzione della proteina Spike che lega le cellule umane.

Questo indica che c’è una notevole cross-protezione. In altre parole, BA.2 non è più severa di BA.1 e l’infezione da BA.1 protegge molto bene dall’infezione BA.2. Entrambe però eludono la protezione del vaccino se non si fa la terza dose”. Fauci ricorda che “diversi studi in vitro mostrano come la dose di richiamo (o booster) aumenti significativamente la neutralizzazione delle varianti di SarsCoV2, Omicron inclusa”.

La terza dose di Moderna, per esempio, migliora la risposta anticorpale a Omicron con una buona efficacia, che si mantiene anche a distanza di sei mesi. C’è anche un trial clinico di Pfizer che mostra un forte impatto della dose booster nel prevenire i sintomi della malattia. Inoltre, diversi studi condotti nel mondo reale, quindi al di fuori delle condizioni controllate delle sperimentazioni cliniche, mostrano che anche nell’era di Omicron il booster con un vaccino a mRna offre un’alta protezione dal rischio di ricovero che si mantiene intorno al 78% anche a distanza di 4-5 mesi.

Inoltre, annuncia Fauci, è già cominciato il percorso a tappe che porterà alla messa a punto di un vaccino universale contro i coronavirus: “Non possiamo continuare a inseguire le nuove varianti, abbiamo bisogno di un vaccino universale contro i coronavirus”, afferma Fauci. “Ci arriveremo passo dopo passo: non avremo un vaccino universale al primo colpo, sarebbe troppo ambizioso, ma quello che possiamo fare è partire da un vaccino pan-SARS-CoV2 che protegga da tutte le varianti Alfa, Beta, Gamma, Delta e Omicron.

Il passo successivo sarà un vaccino pan-Sarbecovirus, che protegga non solo da SARS-Cov2, ma anche da SARS-CoV1 e da altri virus che possono evolvere in infezioni umane”.

Durante il suo intervento, Fauci ha citato poi “un paio di esempi di vaccini pan-coronavirus che sto personalmente studiando ora”. Uno si basa sull’uso di nanoparticelle che presentano frammenti di diverse proteine Spike, mentre l’altro è un vaccino a virus inattivato che consiste nel somministrare SARS-CoV2 e altri coronavirus inattivati attraverso uno spray nasale per dare un’ampia protezione contro beta-coronavirus umani e animali.

Omicron ha dimostrato che il Coronavirus è capace di una significativa fuga antigenica in un periodo breve. La variante presenta almeno 50 mutazioni di amminoacidi rispetto al primo ceppo ed è divergente dal punto di vista antigenico dai VOC precedenti.

La sua diffusione in popolazioni protette ha rivelato che queste mutazioni permettono alla variante di infettare individui con immunità dovuta a infezioni o vaccinazioni. A settembre 2020 hanno iniziato ad emergere varianti del virus con una forte divergenza antigenica da quello originario. Almeno tre VOC precedenti, Beta, Gamma e Delta, presentavano mutazioni immunitarie di fuga e attualmente nulla fa pensare che l’evoluzione possa rallentare.

La capacità di adattarsi di un virus è quantificata anche dal suo indice di trasmissibilità, che corrisponde al numero totale di infezioni secondarie che un caso genera. Il virus che riesce ad adattarsi di più è quello che si trasmette maggiormente. I primi COV si sono evoluti in questo modo. Visto che le popolazioni passano ad alti livelli di immunità, si prevede che SARS-CoV2 ottimizzerà sempre più la sua trasmissibilità affinando la sua capacità di reinfettare gli individui immuni.

I crescenti livelli di immunità potrebbero accelerare i tassi di evoluzione antigenica, aumentando il rischio di reinfezione e la prospettiva di una maggiore gravità della malattia. La rapida diffusione di Omicron è stata facilitata dalla sua capacità di reinfettare gli individui immuni ed è una cosa che potrebbe verificarsi di nuovo.