La tecnica CAR-T, usata per combattere linfomi e tumori del sangue attraverso cellule ingegnerizzate, si è dimostrata efficace nel ridurre la fibrosi nei topi.

 

‎Una nuova strategia di immunoterapia che utilizza ‎in vivo‎‎ cellule CAR-T, attraverso RNA messaggero modificato, può ridurre la fibrosi e ripristinare la funzione cardiaca in un modello murino di insufficienza cardiaca.

In pratica si usa lo stesso approccio dei vaccini contro il Covid a mRNA: si inietta quest’ultimo nel soggetto, ma anziché programmare il sistema immunitario contro un virus questa immunoterapia sperimentale può riprogrammare temporaneamente le cellule immunitarie dei pazienti per attaccare un bersaglio specifico tramite una sola iniezione di RNA messaggero‎. In questo caso cellulre responsabili di problemi al cuore.

‎I ricercatori, il cui lavoro è stato pubblicato ‎su Science, ‎‎hanno dimostrato il nuovo approccio con una preparazione di mRNA che riprogramma le cellule T – un potente tipo di cellula immunitaria – per attaccare le cellule dei fibroblasti cardiaci.‎

I risultati mostrano che la tecnica potrebbe essere utile come piattaforma terapeutica personalizzata per il trattamento di varie altre malattie fibrotiche o disturbi associati. La fibrosi cardiaca – l’irrigidimento e la cicatrizzazione del tessuto cardiaco a seguito di lesioni – è un segno distintivo delle malattie cardiache e svolge un ruolo fondamentale nell’insufficienza cardiaca e nella morte di milioni di persone in tutto il mondo.

Tuttavia, le terapie mirate alla fibrosi cardiaca rimangono limitate e dimostrano solo un modesto effetto positivo nella migliore delle ipotesi. Basandosi su precedenti ricerche che hanno dimostrato l’uso delle cellule T CAR per eliminare i fibroblasti come terapia per l’insufficienza cardiaca, Joel Rurik ‎e colleghi della Perelman School of Medicine della Università della Pennsylvania‎‎ hanno sviluppato un nuovo approccio, che sfrutta la generazione ‎‎in vivo‎‎ di cellule T CAR ingegnerizzate e transitorie che riconoscono selettivamente e prendono di mira le cellule fibrotiche nel cuore.

Il mRNA modificato viene consegnato alle cellule T tramite nanoparticelle avvolte da lipidi (che poi si sciolgono liberando il contenuto), che riprogramma i linfociti T e facilita la generazione di cellule T CAR terapeutiche interamente all’interno del corpo, come è stato sperimentato in modelli murini di insufficienza cardiaca.

Gli autori hanno scoperto che l’approccio terapeutico ha ridotto con successo la fibrosi e ripristinato la funzione cardiaca dopo una lesione importante.

“Questo lavoro rappresenta un passo entusiasmante verso la traduzione di immunoterapie personalizzate in prodotti ingegnerizzati di cellule T accessibili e convenienti”.

Ma cosa sono le cellule CAR-T? Questo approccio è usato per combattere tumori del sangue e si sta espandendo anche ai tumori solidi. Si tratta di cellule prelevate dal paziente stesso, modificate in laboratorio e poi reinfuse nel malato.

“La preparazione delle CAR T prevede il prelievo di cellule dal sangue del paziente e poi la loro separazione dal resto delle cellule sanguigne e dal plasma mediante una tecnica definita aferesi, che permette appunto la raccolta dei linfociti del paziente – spiega Stefania Bramanti, Responsabile del Programma CAR T in Humanitas – successivamente i linfociti vengono spediti nei laboratori deputati al processo di ingegnerizzazione, mantenendo un rigido protocollo di controllo di qualità. In laboratorio viene introdotto – all’interno dei linfociti – il recettore CAR (Chimeric Antigen Receptor), in grado di riconoscere le cellule tumorali: i CAR T così ottenuti esprimono sulla propria superficie il recettore che individua l’antigene CD 19, una proteina caratteristica delle cellule del linfoma. Il tempo necessario per attuare tutta la procedura e avere a disposizione il prodotto finale è di circa 3-4 settimane. I linfociti CAR-T vengono dunque infusi nel sangue del paziente, dove sono pronti ad attaccare e distruggere le cellule tumorali”.

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