All’aumentare delle vaccinazioni corrisponde in modo sempre più chiaro il calo degli indici epidemici da Covid-19.
In Italia il 71,6% della popolazione risulta totalmente immunizzata, secondo quanto emerso dal 70mo Instant Report Covid-19 ALTEMS. Analisi che riguarda tutte le 21 Regioni e Province Autonome italiane.
Quanto alle coperture vaccinali sul territorio, la Lombardia è la Regione con la copertura più alta (75,5%); fanalino di coda la autonoma provincia di Bolzano (61,1%).
A livello nazionale si registrano le seguenti percentuali di somministrazioni delle prime dosi per le fasce di età considerate: 12-19 anni (69%), 20-49 anni (80%), 50-69 (84%), 70-79 (89%), over 80 anni (93%). La media nazionale (che considera la fascia di età maggiore di 12 anni) è pari al 83%.
“La strategia del governo di continuare a incentivare le vaccinazioni e al contempo mantenere le mascherine nei luoghi chiusi – afferma Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari (ALTEMS) della facoltà di Economia, Università Cattolica di Roma – risulta essere la strategia migliore che sta mostrando i suoi risultati soprattutto in questo periodo in cui si stanno manifestando timidamente i primi casi di influenza stagionale”.
Il team multidisciplinare che stila il Report è composto da economisti ed aziendalisti sanitari, medici di sanità pubblica, ingegneri informatici, psicologi e statistici. La finalità è comprendere le implicazioni delle diverse strategie adottate dalle Regioni per fronteggiare la diffusione del virus e le conseguenze del Covid-19 in contesti diversi per trarne indicazioni per il futuro prossimo e per acquisire insegnamenti derivanti da questa drammatica esperienza.
In merito agli aspetti epidemiologici si confermano le differenze importanti in termini di incidenza della diffusione del Covid-19 nelle diverse Regioni che proseguono anche nella Fase 2. I dati fissati al 18 ottobre mostrano che la percentuale di casi attualmente positivi (76.363) sulla popolazione nazionale è pari a 0,13% (in diminuzione rispetto ai dati del 11 ottobre in cui si registrava lo 0,14%).
La percentuale di casi, 4.719.493, sulla popolazione italiana è in aumento, passando dal 7,88% al 7,91%. L’incidenza settimanale corrisponde al numero di nuovi casi emersi nell’ambito della popolazione regionale nell’intervallo di tempo considerato.
È stata individuata, come riferimento, il valore massimo che questa dimensione epidemiologica ha assunto in Italia: nei 7 giorni tra il 16 ed il 22 novembre 2020 i nuovi casi, a livello nazionale, sono stati 366 ogni 100.000 residenti. La settimana appena trascorsa evidenzia un calo dell’incidenza settimanale, registrando un valore nazionale pari a 25 ogni 100.000 residenti (stabile rispetto ai dati dell’11 ottobre, pari a 25 ogni 100.000 residenti).
Letalità (rapporto decessi su positivi)
Nell’ultima settimana il dato più elevato si registra in Umbria pari a 10,75 per 1.000 e in Friuli-Venezia Giulia pari a 7,01 per 1.000, nonostante siano ben lontani dal valore massimo registrato a marzo; la letalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari al 2,45 per 1.000 in leggero aumento rispetto ai dati dell’11 ottobre (2,20 per 1.000).
Mortalità (rapporto decessi su popolazione)
Nell’ultima settimana, la mortalità grezza apparente, a livello nazionale, è pari a 0,39 in leggero aumento rispetto ai dati dell’11 ottobre (0,38 per 1.000). Il dato più elevato si registra in Sicilia al 0,83 seguito da Friuli-Venezia Giulia al 0,75 e Lazio 0,61.
Tassi di saturazione dei posti letto in Terapia Intensiva e di Area Non Critica
Al 18 ottobre tutte le Regioni registrano tassi di saturazione, sia in riferimento ai posti letto di Terapia Intensiva che di Area Non Critica, al di sotto delle rispettive soglie del 10% e 15%.
Indice di stress del sistema sanitario
L’assegnazione dei “colori” alle Regioni è regolata da tre soglie principali: dall’incidenza dei casi sulla popolazione, dai tassi di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e dai tassi di occupazione dei posti letto nelle terapie sub-intensive. Con l’avanzamento della campagna vaccinale, il numero di persone che oggi rischiano di contrarre la malattia è inferiore rispetto al periodo nel quale queste soglie sono state stabilite.
L’indicatore di stress elaborato sulla settimana (14-20 ottobre) mostra un valore medio nazionale pari a 0,17 (con un’incidenza media settimanale pari a 29 nuovi casi ogni 100.000 abitanti e 43.739.471 persone che hanno completato il ciclo vaccinale), con valori differenti tra le Regioni: quella con il rischio di soglia in zona gialla più elevato è la Provincia Autonoma di Bolzano con un indice di stress pari a 0,39, un’incidenza media settimanale pari a 51 nuovi casi ogni 100.000 abitanti e 344.943 persone che hanno completato il ciclo vaccinale; al contrario la Regione con il rischio di soglia in zona gialla più basso è il Molise con un indice di stress pari a 0,04, un’incidenza media settimanale pari a 8 nuovi casi ogni 100.000 abitanti e 227.106 persone che hanno completato il ciclo vaccinale.
Impatto economico sul Ssn delle mancate vaccinazioni
Nel periodo 3 settembre-3 ottobre 2021, valutando l’incidenza settimanale ogni 100.000 abitanti, calcolata tenendo separate la popolazione non vaccinata, vaccinata incompleta e vaccinata, è possibile vedere che siamo di fronte a due pandemie diverse che corrono assieme.
Le infezioni nella popolazione vaccinata si fermano a 19,62 ogni 100.000 abitanti a settimana mentre nella popolazione non vaccinata l’incidenza è a 103,66 ogni 100.000 abitanti. Sotto il profilo delle ospedalizzazioni, considerando le persone non vaccinate, ogni settimana 9,68 persone ogni 100.000 abitanti finiscono in Area Medica e 1,17 persone ogni 100.000 abitanti in terapia intensiva.
Contemporaneamente, tra i vaccinati 1,25 persone ogni 100.000 abitanti finiscono in Area Medica e 0,09 persone ogni 100.000 abitanti in terapia intensiva. Il 94% dei non vaccinati ospedalizzati non sarebbe ricoverato in Area Medica se fosse stato sottoposto a vaccinazione. Tra i ricoverati in terapia intensiva non vaccinati, il 96% avrebbe evitato il ricovero in Area Critica.
Sulla base quindi del numero di ospedalizzati evitabili se vaccinati, possiamo stimare l’impatto economico sul servizio sanitario nazionale nel periodo 3 settembre-3 ottobre 2021 delle mancate vaccinazioni. Gli ospedalizzati non vaccinati che avrebbero evitato il ricovero in Area Medica, nel periodo temporale sopra considerato, sono pari a 4.920, mentre quelli dell’Area Critica sono pari a 580. Il totale dei costi ammonta a 44.480.134,32 euro, di cui 32.082.521,01 euro per le ospedalizzazioni in Area Medica e 12.397.613,31 euro per le ospedalizzazioni in terapia intensiva.
