La denuncia dei parlamentari britannici in un rapporto redatto dall’”Health and Social Commitee” e dal “Science and Technology Commitee.
La gestione della prima fase della pandemia nel Regno Unito è stata fallimentare: l’hanno denunciato i parlamentari britannici in un rapporto redatto dall’”Health and Social Commitee” e dal “Science and Technology Commitee”, pubblicato l’11 ottobre.
Mark Honigsbaum, storico della medicina alla City University of London, autore di libri come The Pandemic Century e A History Of The Great Influenza Pandemics e commentatore abituale dell’attualità sul Covid-19 nei media inglesi, ha scritto un articolo sui fallimenti scientifici e politici nella risposta del Regno Unito alla pandemia. L’articolo, pubblicato dalla rivista della Royal Society Interface Focus, è intitolato “Imagining pandemics now, and then: a century of medical failure” (Immaginare le pandemie ora e allora: un secolo di fallimento medico) fa parte del numero speciale “Covid-19: science, history, culture and imagination” (Covid-19: scienza, storia, cultura e immaginazione).
Le critiche di Honigsbaum rispecchiano quelle contenute nel rapporto dell’House of Commons. Al pari del rapporto della Camera dei Comuni, infatti, Honigsbaum mette in luce la presenza di una cultura di “pensiero di gruppo” (groupthink) tra i principali consulenti scientifici del governo, molti dei quali sembravano sostenere che la scelta migliore fosse permettere al coronavirus di diffondersi attraverso la popolazione britannica fino ad ottenere un’immunità di gregge, termine preso in prestito dalla scienza dei vaccini.
Honigsbaum sostiene che il “fallimento” gestionale della pandemia da parte del Regno Unito è stato aggravato dalla noncuranza politica e dall’eccessiva fiducia in modelli basati sull’influenza stagionale per “mitigare” la diffusione del coronavirus.
“Sembra paradossale che la Gran Bretagna sia andata così male data la sua concentrazione di competenze scientifiche e tecniche, e la sua dettagliata pianificazione di emergenza per una pandemia. Molte teorie sono state avanzate per la scarsa performance del Regno Unito, dagli investimenti insufficienti nell’assistenza sanitaria, alla Brexit, alla noncuranza politica e al desiderio di proteggere la posizione della Gran Bretagna come nazione commerciale leader, mantenendo il confine aperto il più a lungo possibile. E la risposta è qui: tutti questi fattori, non uno solo, senza dubbio hanno contribuito. In misura maggiore o minore, ma hanno contribuito”.
E qual è stato, se c’è stato, il ruolo negativo della scienza (e dell’epidemiologia in particolare) nella risposta non ottimale del governo britannico alla pandemia? “Modellando la risposta alla SARS-CoV-2 sull’influenza, alcuni scienziati che consigliavano i politici sembravano sostenere una linea politica che permetteva al coronavirus di diffondersi nella popolazione per produrre un’immunità di gregge, termine preso in prestito dalla scienza dei vaccini. E questo si è rivelato un errore. Senza dubbio le differenze tra i sistemi politici della Gran Bretagna e della Cina (e le differenze sociali e culturali tra le popolazioni europee e quelle del sud-est asiatico) hanno contribuito a questo fallimento: per esempio, a Hong Kong, Taiwan e altre parti del sud-est asiatico, le persone erano già abituate alle quarantene e ad altre misure restrittive grazie alla loro esperienza della SARS e dell’influenza aviaria”.
Altro errore? “C’è stato un altro presupposto molto discutibile: quello che le misure di distanziamento sociale dovessero essere limitate nel tempo in caso di ‘stanchezza comportamentale’ se il governo avesse optato per un lockdown troppo presto”.
E ancora: “Ma forse l’errore più grande è stata la mancata introduzione da parte del Regno Unito di severi controlli alle frontiere e la decisione del governo a marzo di abbandonare il test e la tracciabilità comunitaria. Mentre i Paesi del sud-est asiatico si sono affrettati a chiudere le frontiere ai viaggiatori provenienti dalla Cina sospettati di essere portatori del coronavirus e ad adottare misure di quarantena e isolamento sociale, i consulenti del governo britannico hanno ritenuto che tali misure sarebbero state inefficaci e controproducenti. Questo nonostante l’abbondanza di prove che in assenza di quarantena (e di fronte a un agente patogeno sconosciuto e potenzialmente mortale) le persone avrebbero adottato spontaneamente, per prudenza, un atteggiamento di isolamento sociale”.
Infine, come sottolinea il rapporto dei rappresentanti della Camera dei Comuni, nonostante il Paese sia stato uno dei primi a sviluppare un test per il Covid nel gennaio 2020, il governo avrebbe “sprecato” il suo vantaggio, sfociando nella “più grande crisi sanitaria del secolo”.
