La revisione della letteratura scientifica mostra che solo un paziente su quattro con osteoporosi o una recente frattura da fragilità riceve una cura per la malttia.

 

Al congresso World Congress on Osteoporosis, Osteoarthritis and Musculoskeletal Disease 2021 è stato presentato uno studio realizzato dalla biofarmaceutica UCB dove emerge che il tasso globale di trattamento per osteoporosi dopo fratture da fragilità è inferiore al 30%.

I dati sono stati estrapolati dalle pubblicazioni Medline fino a giugno 2020 su pazienti over 50 con osteoporosi. È emerso anche che i pazienti con fratture multiple hanno maggiori probabilità di ricevere un trattamento per l’osteoporosi (42,2%), considerato tuttavia un tasso non ottimale.

“L’obiettivo era quello di esplorare le caratteristiche e l’entità del divario nel trattamento dell’osteoporosi”, ha affermato uno degli autori dello studio, il professor Eugene McCloskey, Adult Bone Disease, Università di Sheffield, Regno Unito.

“La revisione e l’analisi hanno identificato una chiara disparità tra le linee guida cliniche e i bassi tassi di trattamento osservati nella nostra analisi.  Un problema importante, se consideriamo il legame tra le fratture non trattate e il rischio di ulteriori fratture”.

L’osteoporosi fa sì che le ossa diventino deboli e fragili, rendendole più soggette a fratture, tanto che a volte anche un urto può portare alla rottura di un osso. La condizione è spesso “silenziosa”, dato che la deteriorazione ossea può verificarsi senza alcun segno o sintomo.

Si stima che una donna su tre di età pari o superiore a cinquant’anni subirà una frattura causata dall’osteoporosi.

Nonostante ciò, si stima che il 60-85% delle donne con osteoporosi in Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito non riceva una gestione o un trattamento adeguato dopo una frattura.