I risultati dello studio condotto in Italia nel 2020 presentati al Congresso Europeo di Urologia.

 

Gli uomini con bassi livelli di testosterone sono più propensi ad avere sintomi gravi dopo l’infezione da coronavirus tali da richiedere intubazione o ventilazione e con un rischio di letalità sei volte superiore alla media.

Lo dice una ricerca condotta al San Raffaele di Milano dal team del professor Andrea Salonia: tra febbraio e marzo dello scorso anno sono stati confrontati i dati di 286 uomini giunti al pronto soccorso con Covid con 305 volontari che hanno donato il sangue.

Circa il 90% dei pazienti ricoverati aveva un livello di testosterone inferiore alla norma, rispetto al 17% dei volontari. La soglia è di 9,2 nanomoli per litro (nmol/l), ma la media tra i pazienti era molto inferiore, di 2,5 nmol/l.

Le persone con sintomi non gravi hanno mostrato livelli di testosterone attorno a 3-4 nmol/L, rispetto a chi invece è stato in terapia intensiva o è deceduto (0,7-1).

Andrea Salonia ha commentato: “all’inizio della pandemia, siccome si ricoveravano più uomini che donne, ci è apparso subito chiaro che ciò era correlato agli ormoni maschili, ma mai mi sarei aspettato di rilevare una relazione così chiara, cosa mai vista in 25 anni di carriera”.

Non avendo a disposizione dati sui pazienti prima del ricovero non è stato possibile stabilire se la carenza di testosterone era una condizione preesistente la malattia o indotta dal Covid.

“il testosterone gioca un ruolo importante nel preservare la salute degli uomini” ha detto Salonia “ma può anche essere che il Covid sia responsabile del suo calo, il che poi aggrava la situazione clinica dei pazienti”.

Precedenti studi hanno mostrato infatti che alcuni recettori del virus, tra cui l’enzima TMPRSS2, sono legati agli ormoni maschili e che il virus riduce il numero di cellule di Leydig, che producono il testosterone.

 

 

 

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