Uno dei sintomi del cosiddetto long Covid. Uno studio inglese lo ha definito e studiato.

 

Tra i disturbi del gusto e dell’olfatto segnalati da chi ha contratto l’infezione da coronavirus Sars-Cov-2, un crescente numero di persone lamenta la persistenza di una specifica condizione, chiamata parosmia e caratterizzata da una percezione distorta degli odori che limita la possibilità di apprezzare gli aromi piacevoli ma anche la capacità di rilevare sostanze chimiche o gas potenzialmente dannosi.

Le molecole trasportate nell’aria e che entrano nella cavità nasale stimolano le ciglia, attivando l’impulso nervoso nelle fibre nervose adiacenti. Queste fibre si estendono verso l’alto, attraverso l’osso che forma il tetto della cavità nasale (lamina cirosa) e si collegano a conglomerati di cellule nervose (bulbi olfattivi) che a loro volta formano i nervi cranici dell’olfatto (nervi olfattivi).

L’impulso viaggia attraverso i bulbi olfattivi, lungo i nervi olfattivi, fino al cervello, che interpreta l’impulso come un odore distinto. Le alterazioni di recettori olfattivi in seguito a un’infezione virale possono dunque influire sulla capacità di sentire gli odori e sulla percezione degli odori stessi, causando sia la temporanea perdita parziale o completa dell’olfatto, sia manifestazioni di parosmia.

Una stima precisa del numero esatto di persone che manifesta questo disturbo, l’”odore Covid”, non è nota, ma un recente studio ha rilevato che il 47% dei pazienti Covid ha riportato cambiamenti dell’olfatto e del gusto, di cui il 56% ha riferito sintomi di parosmia.

“Abbiamo scoperto che quasi la metà dei nostri pazienti Covid ha manifestato parosmia, con un intervallo mediano di 2 mesi e mezzo dall’inizio della perdita dell’olfatto, e questa era persistente a sei mesi nella maggior parte dei casi”, indica Claire Hopkins del Guy’s Hospital di Londra, nel Regno Unito, che insieme ai colleghi ha seguito una coorte di pazienti che ha riportato la perdita del gusto e dell’olfatto nell’ultima settimana di marzo 2020. “La parosmia, chiamata appunto ‘odore Covid’, è spesso segnalata come un cattivo odore di rancido, a volte simile alla carne in decomposizione – spiega Hopkins –. I pazienti possono presentarsi per cure odontoiatriche credendo che questo sia causato da un problema dentale”.

Nella review su prevalenza e tassi di recupero pubblicata sulla rivista scientifica BDJ in Practice di Nature, gli studiosi ipotizzano che la parosmia rifletta il processo di recupero dei neuroni sensoriali olfattivi a seguito della perdita olfattiva parziale (iposmia) o completa (anosmia) che può essere causata dall’infezione virale. La percezione degli odori avviene infatti in una piccola area della mucosa che riveste il naso (l’epitelio olfattivo) che contiene queste cellule nervose specializzate, dette recettori olfattivi, dotate di protezioni ciliate (ciglia) che rilevano gli odori.

 

 

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