Il reflusso gastroesofageo è una malattia sistemica. Ma è riduttivo pensare che l’eccessiva produzione di acido gastrico ne sia l’unica causa.

 

Le origini di questo disturbo possono essere molteplici. Un esempio: con l’età la produzione di acido gastrico si riduce. I dati della letteratura mostrano come la malattia da reflusso gastroesofageo diventi predominante con l’avanzare dell’età.

Tra le spiegazioni trova ampio consenso una eccessiva e non fisiologica crescita batterica nel tratto alto del piccolo intestino: questa circostanza, a causa di un’eccessiva produzione di metaboliti, aumenterebbe la pressione intraddominale, con conseguente azione sullo sfintere esofageo.

La terapia protocollare prevede l’utilizzo degli inibitori di pompa protonica che, sebbene necessari in alcuni casi ed in interventi acuti ma non cronici, rischierebbero di peggiorare il quadro precedentemente esposto. Si consideri inoltre che un uso cronico di questi farmaci potrebbe, nel tempo, determinare un deficit di assorbimento di fondamentali macro e micronutrienti, oltre che di importanti minerali.

La medicina sistemica non usa un approccio lineare: lo spegnimento del sintomo non è l’obbiettivo primario; ma, trattandosi di una malattia multifattoriale, è utile, durante l’approccio sistemico nel trattamento della patologia, dare sollievo momentaneo riducendo la sintomatologia.

In questo caso riteniamo preferibile l’utilizzo di prodotti che non abbiano effetti collaterali, che possano essere utilizzati anche per periodi più lunghi e che apportino vantaggi maggiori rispetto agli inibitori di pompa, quali ad esempio l’effetto filmante/riepitelizzante -attraverso la formazione di un gel che funga da protettivo-rigenerante della mucosa- e l’effetto barriera antireflusso.

 

 

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