Secondo un’indagine Ixè-SIOT quasi il 90% degli specialisti è consapevole che il fumo provoca gravi danni al sistema muscolo-scheletrico, tra cui rischio di infezioni, lesioni, osteoporosi e fratture.

 

Il fumo fa male alla salute e rappresenta un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologie. Ma smettere di fumare, ridurre l’abitudine o trovare delle strategie alternative al consumo quotidiano di tabacco e sigarette è fondamentale anche per salvaguardare la salute di muscoli e ossa e, più in generale, del sistema muscolo-scheletrico.

Secondo una ricerca dell’Istituto Ixè condotta per conto della SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), l’89% degli specialisti ortopedici conferma che il fumo provoca gravi danni anche al sistema muscolo-scheletrico. Questo dato cala notevolmente se consideriamo l’opinione pubblica: solo il 61% dai cittadini maggiorenni conosce infatti questo effetto negativo, percentuale che sale di un punto tra i pazienti ortopedici (il 62%) e al 64% tra i fumatori.

Secondo l’indagine, presentata a giugno 2020 nel corso del Virtual Forum SIOT “Combattere il fumo fino all’osso” e condotta parallelamente su un campione di oltre 800 cittadini maggiorenni (fumatori e non), su circa 350 medici specialisti ortopedici e su un campione di circa 100 pazienti ortopedici, le maggiori conseguenze sull’apparato muscolo-scheletrico derivanti dal fumo conosciute dai cittadini sono la degenerazione delle cartilagini, un maggior rischio di infezioni in caso di interventi chirurgici, tempi più lunghi nella riparazione di fratture, lesione ai tendini. Non solo, il 61% dei cittadini è al corrente che fumo provoca anche un maggior rischio di osteoporosi, con conseguente aumento del numero di fratture.

Inoltre, il fumo incide profondamente sul processo di guarigione delle patologie muscolo-scheletriche e degli interventi chirurgici. Lo conferma il 92% degli ortopedici intervistati, ma poco più di una persona su due (il 57%) conosce questa conseguenza. Consapevolezza che migliora, ma di poco, tra i fumatori (59%) e tra i pazienti ortopedici (61%).

Nonostante tale scenario, tuttavia, solo nel 33% dei casi il consenso informato che gli specialisti presentano ai propri pazienti trattano le complicanze da fumo, mentre il 63% dei pazienti afferma di aver ricevuto domande sulle proprie eventuali abitudini da fumo in sede di colloquio, a fronte di un 23% che sostiene di non averne ricevute.

“Nel corso dell’indagine – spiega Margherita Sartorio Mengotti, Ad dell’Istituto Ixé – abbiamo riscontrato che la maggior parte dei cittadini maggiorenni è consapevole che il fumo può provocare danni anche al sistema muscolo-scheletrico. Uno dei veicoli importanti dell’informazione in merito è rappresentato proprio dai medici ortopedici, il segmento di popolazione che ha avuto a che fare con questa categoria di specialisti è tendenzialmente più informato della media anche se non in misura significativamente diffusa. Tendenzialmente i pazienti sono consapevoli che i danni possono essere di entità importante, anche se resta ampia la fascia di popolazione che ignora i rischi derivati dal consumo di sigarette anche in caso di patologie al sistema muscolo-scheletrico”.

Allo scopo di sensibilizzare maggiormente sia la categoria di specialisti, sia i pazienti, la SIOT ha quindi stilato un decalogo sui rischi del fumo sul sistema muscolo scheletrico e le possibili strategie del contenimento dei danni da fumo.

Oltre ad evidenziare e sottolineare i maggiori rischi derivati dall’abitudine al fumo, il decalogo identifica una strategia di contenimento dei danni. Tra queste l’opportunità di valutare attentamente, durante il colloquio, le abitudini da fumo del paziente; l’impegno da parte degli ortopedici ad adeguare il consenso informato, allertare i pazienti dei rischi ed invitarli a smettere di fumare, soprattutto in vista di un intervento; informare il paziente che avesse difficoltà a smettere di fumare circa le possibili strategie alternative come la possibilità di rivolgersi ad un centro specializzato in terapia farmacologica o di supporto psicologico o di informarlo sulla disponibilità di prodotti alternativi senza combustione, come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato.

“Quando si parla di fumo – ha spiegato il prof. Francesco Falez, past president SIOT – quello della salute delle ossa è un tema spesso troppo sottovalutato e ignorato dall’opinione pubblica. In alcuni casi, per fortuna una minoranza, anche dagli specialisti stessi. Attraverso questa ricerca e il Virtual Forum SIOT ‘Combattere il fumo fino all’osso’ organizzato a giugno scorso, abbiamo voluto promuovere un’azione di sensibilizzazione e confronto prima di tutto tra gli ortopedici, poi tra l’opinione pubblica per migliorare la consapevolezza tra i pazienti e individuare strategie diverse, mirate a ridurre gli effetti negativi del fumo sulla salute del sistema muscolo scheletrico”.

Secondo quanto emerge dalla ricerca Ixè, un medico su tre (il 29%) ha insistito affinché il paziente fumatore smettesse di fumare, mentre il 48% degli specialisti ha invitato il proprio paziente a ridurne il consumo in caso non si fosse riuscito a smettere. Solo il 14% dei medici non avrebbe affrontato l’argomento.

Inoltre, oltre uno specialista su due (il 52%) ha suggerito ai propri pazienti un metodo per smettere o ridurre l’abitudine da fumo. Tra questi sono stati suggeriti l’uso della sigaretta elettronica o tabacco riscaldato (17% dei casi riportati), l’adozione di una terapia sostitutiva della nicotina (17%), farmaci (12%), centro antifumo (9%), agopuntura (8%).

Risulta fondamentale – conclude il prof. Francesco Falez – aumentare la consapevolezza di come il fumo comporti un netto aumento di complicanze in caso di patologie delle ossa e di ricorso alla chirurgia ortopedica. Queste complicanze possono manifestarsi nei fumatori, ma anche negli ex fumatori, con una percentuale tra il 40 e il 50% più alta rispetto ai non fumatori, percentuale che risulta molto più elevata nei forti fumatori”.

 

Dati Fumatori in Italia – 2020

Secondo la ricerca presentata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) lo scorso 29 maggio in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco, ad aprile 2020 i fumatori in Italia rappresentavano il 23,3% della popolazione, in aumento rispetto al dato della valutazione dello scorso anno che era il 22%, seppur nella media di oscillazione degli ultimi 5 anni. Durante il periodo legato all’emergenza COVID invece, i dati testimoniano una diminuzione dei fumatori di 1,4 punti percentuali, che corrispondono ad una stima di circa 630 mila fumatori in meno (circa 334 mila uomini e 295 mila donne). Tale calo ha coinciso con l’aumento degli utilizzatori di sigaretta elettronica e tabacco a riscaldato, che hanno visto un aumento rispettivamente dell’1% e dello 0,3%, a conferma del fatto che rappresentano ad oggi un’alternativa valida per quei fumatori che vogliono smettere con le sigarette. Il passaggio a questi prodotti è stato particolarmente evidente tra coloro che rilevano una fascia di istruzione medio-alta.

 

Tentativi di smettere

Dai dati della Sorveglianza PASSI, nel 2018 i tentativi di smettere di fumare sono leggermente aumentati rispetto all’anno precedente (37,9% vs 35,4% del 2017), ma ancora inferiori ai valori del 2008. Il tentativo fallisce nella stragrande maggioranza dei casi (oltre l’80%): solo una bassa quota (meno del 10%) raggiunge l’obiettivo e riferisce di aver smesso di fumare da più di 6 mesi.

 

 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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