L’errore più comune è credere che quelle chirurgiche monouso ci proteggano dal contagio. Ma non è così.

 

Mascherina sempre, mascherina ovunque. Ormai è da più di un anno che le indossiamo per svolgere qualsiasi attività che prevede possibili interazioni con altre persone, persino passeggiare da soli in strade isolate. Ci hanno detto che ci difendono dal contagio e tenerle addosso non è solo imposto dalla legge, ma anche dal buonsenso.

Eppure il numero di persone positive al coronavirus, come ci informano i quotidiani report sui risultati dei tamponi, non tende a diminuire, nonostante ormai tutti noi non ci muoviamo di casa senza indossare una mascherina. Molte persone, giustamente, si chiedono: ma allora davvero ci proteggono dal virus?

La risposta è che dipende dal tipo di mascherina, innanzitutto. Partiamo da quelle chirurgiche monouso, le più usate. È bene specificare subito che queste non proteggono dal contagio chi le indossa. La loro funzione, infatti, è quella di evitare che chi le porta spanda in giro goccioline respiratorie che trasportano il virus.

Sono chiamate chirurgiche non a caso: sono state pensate per essere indossate in sala operatoria (o dal dentista) per fare in modo che il medico non infetti le ferite del paziente con le sue escrezioni respiratorie che possono contenere virus e batteri. L’unica protezione che offrono, in questi casi, è quella da schizzi di sangue che possono colpire il volto di chi sta operando.

Hanno una trama non fitta e non aderiscono perfettamente alle pieghe del volto, lasciando così passare aerosol fini che possono trasmettere il virus. Indossarle non ci rende quindi immuni all’essere infettati e bisogna quindi tenere una distanza appropriata dalle altre persone. Non sono un lasciapassare o una patente di immunità. Possono quindi generare un senso di falsa sicurezza: posso girare tranquillamente e interagire con gli altri, tanto ho la mascherina. Non è affatto così.

Per avere una barriera contro l’infiltrazione nelle vie respiratorie dal coronavirus si devono indossare le mascherine filtranti. Quelle denominate FFP1, 2 o 3 a seconda della percentuale di particelle che riescono a bloccare, rispettivamente 80%, 95% e 98%. Per questo motivo sono a volte indicate con la sigla N o K davanti al numero, come ad esempio N95.

Queste infatti sono state pensate per filtrare le polveri sottili in ambienti di lavoro dove se ne producono in quantità dannose per l’organismo. Hanno maglie più fitte e strette nel materiale filtrante, circa mezzo millesimo di millimetro, ma comunque superiori alle dimensioni di un virus (che è grande la metà). Sono però in grado di fermare le piccole particelle che li veicolano.

Alcune presentano anche una valvola che serve a facilitare la respirazione. In questo caso, però, chi le indossa, se positivo, rilascia particelle virali perché non viene filtrata l’aria in espirazione. Quindi bisogna stare distanti anche in questo caso.

In conclusione quindi è bene ricordare ancora che le mascherine chirurgiche, se ci si trova in un ambiente a rischio, non sono una protezione contro l’infezione.

 

 

 

Leggi anche:

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.