Attuate fin dalle prime fasi dell’emergenza una serie di misure che hanno permesso di mantenere sempre alta la guardia contro l’infezione da SARS-CoV2.

 

L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha attuato fin dalle prime fasi dell’emergenza Coronavirus una serie di misure organizzative che hanno permesso di mantenere sempre alta la guardia contro l’infezione da SARS-CoV2.

La zona-filtro disposta in ingresso, che prevede la rilevazione della temperatura corporea, garantisce un controllo stretto dei pazienti e degli operatori sanitari. Inoltre, tutti i pazienti oncologici che accedono per intervento chirurgico oppure per prestazioni oncologiche importanti quali la chemioterapia, vengono sottoposti a tampone molecolare: in caso di risultato positivo, le prestazioni vengono procrastinate alla risoluzione dell’infezione, e il malato viene preso in carico dal Medico di medicina generale con implementazione del sistema di sorveglianza domiciliare e, se necessario, trasferimento in un Centro-COVID.

Serrati anche i controlli al personale INT a contatto coi pazienti oncologici, che viene sottoposto a un Programma di Sorveglianza Sanitaria che prevede l’esecuzione di tamponi ogni 15-20 giorni. L’obiettivo è di individuare precocemente il personale asintomatico, potenziale veicolo di diffusione, e isolarlo al domicilio in modo da garantire la sicurezza dei pazienti.

Dal 14 settembre al 2 novembre sono stati eseguiti 1482 tamponi che hanno permesso di rilevare 49 operatori positivi (3%).

Nell’arco di 7 settimane (14 settembre – 2 novembre) la percentuale di tamponi positivi tra tutti quelli effettuati è stata del 3% (risultati asintomatici oppure paucisintomatici) con contagio avvenuto presumibilmente all’esterno della struttura ospedaliera. La media di individui risultati positivi al tampone (3%) è quindi di molto inferiore a quella nazionale che si attesta intorno al 16,5%.

La pandemia non deve ostacolare le terapie oncologiche. Per questo, l’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) ha attivato fin dal mese di marzo una serie di misure per la prevenzione della diffusione del virus all’interno dell’Ospedale, con l’obiettivo di garantire alle persone l’accesso e la permanenza in sicurezza. Ora, con il riacutizzarsi dell’emergenza, le misure sono state rafforzate. “Tutte le nostre azioni hanno come comune denominatore la prevenzione dei contagi all’interno dell’Istituto” – ribadisce Marco Votta, Presidente INT – “Abbiamo il dovere di proteggere i nostri pazienti con cancro, la cui malattia li rende particolarmente vulnerabili alle complicazioni in caso di infezione”.

I pazienti all’ingresso sono indirizzati a seguire un unico percorso, con passaggio obbligato dalla zona-filtro e rilevazione della temperatura corporea attraverso termometro a infrarossi, sostituzione della mascherina con una nuova sterile e lavaggio delle mani con soluzione idroalcolica” – spiega Oliviero Rinaldi, Direttore Sanitario INT. – “In caso di rilevazione di una temperatura corporea oltre i 37,5°C, la persona viene sottoposta al tampone e, in caso di positività, viene rimandato a domicilio. Il tampone molecolare viene eseguito anche in caso di ricovero per intervento chirurgico, oppure se sono necessarie prestazioni importanti, come la chemioterapia. In caso di positività al virus SARS-CoV2, il paziente rimane in carico a INT, e questo significa che non perde le sue possibilità di essere curato in Istituto, ma le terapie oncologiche vengono procrastinate alla risoluzione della malattia infettiva. Nel frattempo, come da prassi, il paziente viene messo in isolamento domiciliare, oppure viene ricoverato in un Centro COVID, in base alle decisioni del suo medico curante”

Il passaggio dalla zona-filtro è obbligatorio per tutti, anche per il personale INT, al fine di mantenere l’ospedale protetto e allontanare il rischio dei tanto temuti focolai.

I dipendenti a contatto coi pazienti vengono sottoposti anche a uno screening regolare” – continua Stefano Manfredi, Direttore Generale INT. – “Si tratta di un Programma di Sorveglianza Sanitaria che prevede l’esecuzione di tamponi ogni 15-20 giorni e che consente di identificare operatori positivi asintomatici, che vengono esonerati dal servizio e posti in isolamento domiciliare”.

L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nel mese di marzo è stato designato dalla Regione Lombardia quale Hub oncologico per accogliere pazienti negativi all’infezione da COVID-19 provenienti dagli altri ospedali lombardi che, a causa dell’emergenza, devono incrementare i posti letto per i malati COVID-positivi.

 

 

Leggi anche:

Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

Riproduzione riservata (c)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.