L’America ha fatto incetta di dosi, tanto che in Europa cominciano a scarseggiare.

 

L’Oms boccia l’antivirale Remdesivir, uno dei due farmaci approvati in Europa contro il coronavirus, usato recentemente anche per curare il presidente Usa, Donald Trump.

Qualche giorno fa Nicola Magrini, direttore generale dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco aveva lanciato un appello: «Il fabbisogno supera la disponibilità. Il rischio di carenza è forte. L’aumento della domanda rischia di portare all’esaurimento delle scorte in poche settimane».

Oggi l’Oms ridimensiona il suo effetto sui pazienti malati: «I risultati ad interim del Solidarity Therapeutics Trial, coordinato dall’Oms, indicano che il remdesivir, l’idrossiclorochina, la combinazione lopinavir/ritonavir e i regimi a base di interferone sembrano avere un piccolo o inesistente effetto sulla mortalità a 28 giorni o sul decorso ospedaliero del Covid-19 tra i pazienti ricoverati».

Lo studio è stato condotto in 405 ospedali in 30 paesi su 11266 adulti, di cui 2750 hanno ricevuto il Remdesivir, mentre 4088 hanno avuto il placebo. «Il test – si legge nel comunicato – ha investigato gli effetti di questi trattamenti sulla mortalità complessiva, sull’inizio dell’intubazione e sulla durata del ricovero. Altri utilizzi delle terapie, ad esempio sul trattamento di pazienti nelle comunità o per la prevenzione, saranno esaminati in sperimentazioni diverse».

Il Remdesivir era stato approvato dall’Ema lo scorso giugno, soprattutto sulla base di uno studio condotto dal Nih statunitense secondo cui nei pazienti gravi il ricovero medio veniva ridotto da 15 a 11 giorni. E’ l’unico farmaco approvato dall’autorità fino a questo momento insieme al desametasone.

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