Ha ricevuto l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”.
Tra settembre e ottobre 2019, la missione congiunta italo-curda guidata dall’ateneo di Udine ha individuato presso il sito archeologico di Faida dieci imponenti rilievi rupestri di epoca assira (VIII-VII secolo a.C.). Erano scolpiti nella roccia lungo i circa 7 chilometri di un antico canale d’irrigazione, alimentato da un sistema di falde carsiche, probabilmente fatto scavare dal sovrano assiro Sargon II (721-705 a.C.).
Il canale, largo circa 4 metri, era alla base di una collina ed era quasi completamente sepolto sotto spessi strati di terra prodotti dall’erosione del fianco della collina. Dal canale principale, quando era attivo, si diramavano canali più piccoli, che consentivano di irrigare i campi circostanti e di aumentare la produzione agricola della campagna dell’entroterra di Ninive, la capitale dell’impero.
Lì, gli archeologi hanno trovato i lunghi bassorilievi alti 2 metri e lunghi 5. Su di essi sono raffigurate alcune figure sacre, dal dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, a sua moglie Mullissu, seduta su un trono sorretto da un leone. Sono presenti anche il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra, anch’essa su un leone. Meraviglia archeologica e artistica.
La notizia che ci permette di raccontare questa imponente opera finora custodita dalle viscere della Terra è che la scoperta di settembre-ottobre 2019 ha ricevuto l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”
Tale premio è stato intitolato all’archeologo siriano che nel 2015 ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale del sito di Palmira ed è l’unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi. Il premio è assegnato in collaborazione con le testate giornalistiche internazionali Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia); dal 2020 anche con British Archaeology (Regno Unito).
Le cinque scoperte archeologiche del 2019 candidate per la vittoria della sesta edizione del Premio erano:
- Iraq: il sito di Faida, a 50 chilometri da Mosul, nel Kurdistan iracheno settentrionale, dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia;
- Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor;
- Israele: a Motza a 5 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa;
- Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge;
- Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C.
Le sculture di Faida inoltre si sono aggiudicate anche lo “Special Award”, il Premio alla scoperta con il maggior consenso sulla pagina Facebook della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che cinque anni fa, nel 2015 ha dato via al premio annuale volto a riconoscere le scoperte di maggiore rilievo.
A vincere l’edizione 2020 è stato quindi il team archeologico italo-curdo dell’Università di Udine e della Direzione delle Antichità di Duhok. Alla guida del team, Daniele Morandi Bonacossi, Direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’Università di Udine.
Il premio verrà consegnato il 20 novembre prossimo a Paestum, in occasione della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.
