Di Annamaria Barbato Ricci (dal Quotidiano del Sud).

 

C’è un quadrilatero maledetto, in provincia di Salerno, fra Sarno, Pagani, San Valentino Torio e San Marzano sul Sarno in cui il Registro Nazionale Tumori rileva annualmente una maggiore incidenza di carcinomi alla vescica sulla popolazione rispetto a quanto avviene nel resto del Paese.

Già la Campania ha il record di pazienti in questa patologia in Italia: ogni anno sono 2.600 i nuovi casi, in maggioranza uomini, con una mortalità di 495 pazienti, pari al 18%. Nei quattro Comuni, però, fra i quasi 90mila abitanti, i dati sono ancora più allarmanti.

Queste cifre hanno allertato il professor Giuseppe Di Lorenzo allorché, nello scorso febbraio, assunse il ruolo di primario di Oncologia all’Ospedale Andrea Tortora di Pagani e si trovò ad affrontare una processione di ammalati con tale specifico carcinoma.

Per andare a fondo, ha deciso di proporre alla ASL di Salerno uno studio, denominato PRE.VES. (acronimo di Prevenzione Vescica) – al quale il Comitato etico delle ASL di Salerno e Napoli 3 ha appena dato il suo placet sì che da oggi comincia la raccolta dati – che consenta uno screening sul territorio del Distretto 62 (comprendente i 4 Comuni), riguardo a un target record di cittadini  (oltre 25mila). Per attuarlo, primi in Italia, si conta sulla collaborazione dei medici di medicina generale, che assistono nell’area interessata la fascia di cittadinanza più colpita, fra i 40 e i 75 anni, sia uomini che donne, e il sostegno istituzionale dei sindaci delle cittadine campane interessate.

Di Lorenzo è partito dalla consapevolezza clinica che la prevenzione gioca un ruolo fondamentale: nell’81% dei casi, basterebbe abbattere i fattori di rischio, monitorando chi ha più di 40 anni, è fumatore, consuma poca frutta e verdura, abusa di carne rossa, conduce una vita sedentaria e subisce l’impatto dell’Inquinamento ambientale. Insomma, una fetta preponderante della popolazione di questa fetta dell’Agro Sarnese-Nocerino, in particolare gravante lungo il corso del fiume Sarno (che parrebbe, col suo estremo inquinamento, un responsabile non secondario della situazione).

Gli oltre 25mila del target riceveranno appositi questionari, volti a diffondere informazioni fra la popolazione, sia promuovendo un sano stile di vita sia mettendo in guardia contro i probabili campanelli d’allarme: il fumo, lo scorretto stile di vita (evidenziato da obesità e da dieta ‘carnivora’ e povera di frutta e verdura), episodi di macro-ematuria (ovvero perdite di sangue nell’urina), familiarità per neoplasia e residenza a breve distanza dal fiume Sarno.

Una volta raccolti i questionari a cura dei medici di medicina generale, tutti i dati saranno centralizzati ed analizzati al Polo Oncologico di Pagani, effettuando analisi statistiche e comparazioni con i dati precedenti a tale studio e presenti presso il Registro Tumori.

All’obiettivo primario di evitare morti e malati, vi è anche una questione di budget. Spesso, infatti, l’enorme peso della spesa sanitaria potrebbe essere alleviato da un’intelligente azione di prevenzione.

E’ stato calcolato che, in media, un ammalato di carcinoma alla vescica, se le cure hanno successo, pesa sul Sistema Sanitario Nazionale, per un minimo di 100mila euro, senza contare l’impatto sociale ed emotivo. Se, malauguratamente, non lo hanno, il bilancio è ancora più doloroso e pesante.

“I vantaggi di identificare precocemente tale patologia sono molti e non soltanto per il paziente – afferma il professor Di Lorenzo – Infatti, se da un lato, una diagnosi precoce favorisce un intervento non demolitivo per il paziente, salvaguardandone anche la qualità della vita, giacché non sarà costretto a sopportare l’ureterocutaneostomia, (NdR: quello che viene definito il ‘sacchetto’), da un altro fa risparmiare al SSN i costi correlati ad interventi chirurgici e costose terapie farmacologiche innovative. Nei solo 4 Comuni, applicando questo programma di prevenzione, è stato calcolato un risparmio annuo di 1 milione di euro. In una proiezione a livello regionale, con l’abbattimento delle spese ottenuto, si riuscirebbero a contrarre i costi di almeno 25 milioni di euro. E si tratta di una stima prudenziale.”

Come ha sottolineato il dottor Mario Iervolino, direttore generale dell’ASL di Salerno: “L’idea ha subito suscitato interesse e collaborazione nei sindaci dei 4 Comuni, impegnati a tutelare l’ambiente dei propri territori confinanti col fiume Sarno e la salute dei propri cittadini.”

Già pronto il motto per PREVES, che sintetizza gli obiettivi del professor Giuseppe Di Lorenzo: “Prevenire, scoprire in anticipo, per meglio trattare”. E aggiunge: “Lo studio PREVES richiederà  un grosso sforzo, ma posso contare, e per questo li ringrazio personalmente, sui numerosi professionisti, colleghi e non, che subito hanno fatto propria l’Iniziativa: i sindaci dei Comuni interessati, i vertici aziendali della ASL di Salerno, con il Dipartimento di Prevenzione, il direttore sanitario del distretto 62, i responsabili delle 3 AFT del distretto 62 unitamente a tutti i medici di medicina generale, senza i quali tale progetto sarebbe stato irrealizzabile, l’azienda consortile Agro Solidale di Pagani e tutti i miei collaboratori medici e datamanager in servizio a Pagani.”

 

 

 

 

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