La preoccpazione per il Covid-19 non fa dimneticare i problemi di inquinamento e vivibilità dei nostri comuni.
Il 2019 è stato un anno nero: 26 i centri urbani italiani fuorilegge sia per polveri sottili (PM10) sia per l’ozono (O3). Prima in classifica Torino con 147 giornate fuorilegge, poi Lodi e Pavia. Nelle prime settimane del 2020, oltre alle tre già nominate, Frosinone, Milano, Padova, Treviso, Napoli, Alessandria, Brescia, Monza, Venezia, Vicenza e Roma hanno segnato sforamenti per le polveri sottili. Legambiente: “Ogni anno sono oltre 60mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento”. E il 2020 inizia male. Tant’è che il rapporto annuale di Legambiente sull’inquinamento nelle città quest’anno è stato chiamato “Mal’aria 2020”.
Un inquinamento contagioso per il quale al momento non sembra esserci un vaccino. E l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico. Di questo si sono accorti anche i “grandi” della Terra, tra miliardari ed economisti, che in agenda nel Forum mondiale di Davos hanno messo proprio la crisi in atto per il surriscaldamento del pianeta.
E hanno chiamato di nuovo sul podio la giovane ambientalista svedese Greta Thunberg nominata per il premio Nobel per la pace 2020. Già lo era stato nel 2019 ma senza successo. E hanno chiamato anche Donald Trump che sta “smantellando” quanto di buono aveva fatto il suo predecessore per abbassare gli inquinanti atmosferici.
Sotto accusa, ovviamente, le città e l’urbanizzazione della popolazione mondiale. Se i modelli urbanistici metropolitani non sposano l’obiettivo della salute, difficilmente si riuscirà a incidere in modo efficace sul surriscaldamento atmosferico. Appare evidente come la questione delle trasformazioni urbane sia stata fin qui mal compresa ed ancor peggio gestita.
Ci si è mossi senza una precisa definizione del problema da risolvere, col risultato che tutte le soluzioni proposte nel tempo non sono realmente riuscite a scalfire la questione di fondo della scarsa vivibilità degli ambiti urbani. Tipicamente interpretate in termini negativi (soprattutto per le possibili conseguenze legate alla diffusione di malattie infettive, agli stili di vita insalubri e alle minacce ambientali), le città possono invece rappresentare un’opportunità per migliorare la salute pubblica attraverso politiche e azioni orientate alla salute.
E in Italia, da qualche anno, il messaggio sembra essere stato compreso. In particolare dalle giunte cittadine e dai sindaci, che stanno recuperando un ruolo politico determinante anche a livello nazionale. Una rete diffusa che, al di là dei colori politici, sta realmente definendo priorità e sta coinvolgendo le parti interessate attorno a obiettivi comuni. Le città sono infatti i principali siti di attuazione delle politiche e dei programmi sanitari nazionali.
Senza il loro sostegno, è improbabile che gli obiettivi globali dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Onu vengano raggiunti. È cosa ormai nota che trasporti, riscaldamento degli edifici e utilizzo di energia elettrica abbiano avuto un impatto sull’ambiente determinando l’effetto del cambiamento climatico. Ora finalmente si cerca di cambiare.
Torniamo un attimo a Davos, mentre interveniva Donald Trump circolava sugli smartphone uno scritto: “Ho sentito alcuni cercare di negare l’evidenza dicendo che non sono scienziati e che non abbiamo abbastanza informazione per agire. Bene nemmeno io sono uno scienziato, ma, sapete, conosco un sacco di ottimi scienziati alla NASA, NOAA e nelle nostre maggiori università.
I migliori scienziati del mondo ci stanno dicendo che le nostre attività stanno cambiando il clima e che se non agiamo con forza continueremo a vedere i mari che si alzano, maggiori ondate di calore, sempre più pericolose siccità ed inondazioni, e altre catastrofi di massa che potrebbero scatenare migrazioni, conflitto e fame in tutto il globo”. Non è una frase di Greta, ma un intervento di Barak Obama, del gennaio 2015.
E ancora: “La casa brucia, tu ti sgoli per dare l’allarme e la famigliola in tinello che guarda il gioco a premi in Tv ti dice di stare zitto che disturbi”. Ancora una volta non è Greta a parlare, ma Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana.
Ricapitolando: l’input dovrebbe partire dai governi nazionali, con un piano per la “salute delle città”, ma può anche partire dalle città stesse. In linea con il pensiero del senatore a vita Renzo Piano: “Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perchè la città è il riflesso di tante storie”.
L’OMS ha identificato l’urbanizzazione come una delle sfide cardine per la salute pubblica del 21mo secolo. Una scelta che riflette la proiezione secondo cui entro il 2050 i due terzi della popolazione mondiale vivranno in città. E sembra che i sindaci italiani, supportati dalle università e da tanti specialisti di buona volontà, siano i primi ad aver accolto l’appello dell’OMS. Termino con due citazioni dotte, giusto per una riflessione. Una più antica “La Natura Divina ci ha dato la campagna, l’arte umana ha costruito le città” (Marco Terenzio Varrone), L’altra più recente: “Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. L’uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine” (Eugenio Montale).
