Diverse aziende stanno lavorando per sviluppare il vaccino anti Covid-19 ma i tempi sono lunghi.

 

 

Pandemia Story. La scienza sta lavorando giorno e notte su tre filoni di ricerca e sperimentazione: farmaci per salvare la vita a chi è ricoverato in gravi condizioni, farmaci protettivi per evitare la malattia o per limitarne gli effetti, farmaci preventivi che servono a immunizzare dal virus senza avere la malattia. Del primo e secondo filone abbiamo già scritto, del terzo facciamo ora il punto. Sono i vaccini la strada per dare una risposta rapida a questo filone. Ma i vaccini hanno dei tempi obbligati per arrivare al via libera. E il tempo è essenziale.

 

Quanti vaccini sono allo studio?

Il bilancio dei candidati al vaccino, aggiornato questo mercoledì e pubblicato su Nature, è stato realizzato sulla base dei dati raccolti dalla Coalition for Innovation in Preparing Against Epidemics (CEPI). Alcuni dei possibili vaccini elencati nell’articolo sono finanziati da questa coalizione internazionale, che riunisce organizzazioni pubbliche, private, filantropiche e civili e ha sede a Oslo, in Norvegia. Sono 115 i candidati vaccini allo studio, di cui 73 sono in fase esplorativa o preclinica. Secondo i dati raccolti dalla CEPI, in particolare attraverso l’Organizzazione mondiale della salute (OMS) e i laboratori, la maggior parte dei candidati vaccinali attivi sono in fase di sviluppo in Nord America (36), seguiti da Cina, Australia ed Europa (14 per entrambi). E sono cinque quelli attualmente sottoposti a studi clinici, cioè in fase di sperimentazione su persone.

 

Quali sono?

Un vaccino cinese che è entrato in fase 2, sperimentazione di efficacia sugli esseri umani: cosa vuol dire, come è fatto. Il primo che ha avviato i test in ordine temporale è americano, il 16 marzo. Stessa data all’incirca per un vaccino australiano. Più avanti nella sperimentazione un vaccino per il coronavirus che potrebbe essere possibile entro la fine del 2020: Olanda e Israele sono avanti nello studio. Ma il primo vaccino per il quale partono ora i test clinici sugli uomini è italo-inglese e gode di una buona ipotesi su cui agire per stimolare anticorpi efficienti.

 

Di che si tratta?

È il vaccino messo a punto dall’azienda Advent-Irbm di Pomezia insieme con lo Jenner Institute della Oxford University. Si prevede, affermano all’azienda di Pomezia, di “rendere utilizzabile il vaccino già a settembre per vaccinare personale sanitario e Forze dell’ordine in modalità di uso compassionevole”. Inizieranno a fine aprile in Inghilterra i test accelerati sull’uomo, su 550 volontari sani, del vaccino. Che potrebbe essere pronto per il mese di settembre. Vanno oltre ogni più rosea aspettativa le previsioni di Sarah Gilbert, vaccinologa dell’Università di Oxford, alla guida della ricerca più avanzata per un vaccino, quello italo-inglese. La docente si è detta “sicura all’80%” che il vaccino sviluppato dal suo team potrebbe funzionare entro l’autunno. La Gilbert a marzo aveva parlato di possibile successo verso fine del 2020. Ma ora, dopo l’inizio degli esperimenti sull’uomo previsto per le prossime due settimane, la Gilbert è diventata veramente ottimista: “Penso che ci sia un’alta probabilità che funzioni sulla base di altre cose che abbiamo già testato con questo tipo di vaccino”, ha dichiarato al Times.

 

Ma la concorrenza è grande, e questo induce a ben sperare nell’approvazione in tempi rapidi di uno o più vaccini.

“Di vaccini allo studio ce ne sono diversi – sottolinea Gianni Rezza, dell’ISS -. Si stanno studiando per esempio vaccini con vettori virali non replicanti». Molti ricercatori poi utilizzano gli studi già effettuati per trovare un vaccino contro la Sars. I loro risultati potranno permettere di abbreviare i tempi necessari per arrivare a definire presto un vaccino efficace per curare i pazienti contagiati dal coronavirus. Oltre agli italiani, “di vaccini ne stanno sperimentando sia gli israeliani, altri i cinesi, e poi altri ancora gli americani. Alcuni usano piattaforme già utilizzate per altre malattie infettive, e questo è estremamente interessante come approccio. Poi ci sono anche le grandi aziende farmaceutiche che ne stanno sperimentando altri tipi. Insomma, credo che arriveranno relativamente presto, forse nel giro di un anno”.

 

Che cos’è la CEPI?

Un network creato nel 2017 per incoraggiare e accelerare lo sviluppo di vaccini contro le malattie infettive emergenti e renderli accessibili alle persone durante le epidemie. CEPI è stata fondata a Davos, in Svizzera, dai governi di Norvegia e India, Bill and Melinda Gates Foundation, l’organizzazione britannica Wellcome Trust e il World Economic Forum. Oltre alle entità fondatrici, CEPI è finanziata dalla Commissione europea e dai governi di Regno Unito, Germania, Giappone, Canada, Etiopia, Australia, Belgio, Danimarca e Finlandia.

 

Quali le Bigpharma con un vaccino contro il coronavirus in via di definizione?

Le aziende elencate qui di seguito sono attualmente coinvolte in una gara contro il tempo per sviluppare un vaccino per il Coronavirus che possa essere immesso sul mercato il prima possibile.

Sanofi. La casa farmaceutica francese ha un team di scienziati negli Stati Uniti che lavora al vaccino in collaborazione con la Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA), usufruendo dei progressi fatti in precedenza dall’azienda su un vaccino per la SARS. Anche la SARS fa parte della famiglia dei Coronavirus, e questo può dare a Sanofi un vantaggio nello sviluppo di un vaccino per il Covid-19.

Gilead Sciences. Gilead sta lavorando su un trattamento per i pazienti affetti da Covid-19, che ha già aiutato un paziente negli Stati Uniti e che sarà presto inviato in Asia per test clinici in fase avanzata più completi. Questi studi determineranno se il trattamento può invertire l’infezione, aiutare i pazienti a guarire più velocemente e ad essere dimessi dall’ospedale più rapidamente.

GlaxoSmithKline. Il gigante farmaceutico britannico GSK è uno dei principali produttori di vaccini al mondo, famoso per aver portato sul mercato i vaccini per il Papillomavirus umano (HPV) e quelli per l’influenza stagionale. Attualmente, GSK sta fornendo ad un’azienda biotecnologica cinese la tecnologia necessaria per sviluppare un vaccino per il Covid-19.

Regeneron Pharmaceuticals. L’azienda biotecnologica newyorkese Regeneron sta sviluppando un trattamento che potrebbe proteggere le persone dal contagio del Coronavirus. Il trattamento utilizza anticorpi di topi geneticamente modificati con sistemi immunitari per imitare quelli degli esseri umani. L’azienda sostiene che potrebbe essere pronta per i test sull’uomo già ad agosto.

Johnson and Johnson. Johnson and Johnson ha collaborato con la Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) per sviluppare trattamenti per il Covid-19. Il colosso farmaceutico americano sta utilizzando la tecnologia della sua piattaforma vaccinale sviluppata in precedenza per un vaccino sperimentale contro l’Ebola.

 

Quali i rischi nella preparazione di un vaccino?

È un virus che muta sempre e verso il quale non si è sicuri di essere immuni neanche dopo averlo preso ed essere guariti visto che si può ripresenta. Questi i problemi per arrivare a un vaccino efficace.

 

Su quale ipotesi lavorano i vaccinologi?

Secondo il panorama delineato dalla CEPI, la maggior parte dei candidati al vaccino, per i quali sono disponibili informazioni, mira a indurre la formazione di anticorpi (glicoproteine) che neutralizzano la proteina chiave del coronavirus, la cosiddetta proteina spike, che consente a SARS-CoV-2 di entrare nelle cellule umane legandosi a un enzima (sostanza proteica), ACE-2. Per garantire l’efficacia del potenziale vaccino vengono creati modelli animali specificamente per Covid-19, inclusi topi geneticamente modificati che esprimono l’enzima umano ACE-2. L’induzione della produzione di anticorpi specifici per SARS-CoV-2 è stata tentata con diversi metodi, come virus vivi attenuati, virus inattivi, virus geneticamente modificati, proteine ​​ricombinanti, adiuvanti immunologici, acidi nucleici (DNA e RNA), molecole simili virus (ma senza materiale genetico virale) e peptidi (complessi di aminoacidi). Ora si vedrà quale via è più efficace.

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