“Si promuovano bandi e iniziative per la ricerca sul Covid-19, come venne fatto negli anni Ottanta per l’Aids”.

 

 

Il Top Italian Women Scientists (TIWS), il Club promosso da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, che riunisce le migliori ricercatrici italiane impegnate nella ricerca biomedica, si appella a Ministero della Salute, Ministero dell’Università, CNR, Regioni, Fondazioni Bancarie e a tutti gli Enti interessati per promuovere un Programma Nazionale di ricerca interdisciplinare per Covid-19, con il coinvolgimento di Istituto superiore di sanità, Università, IRCCS, Istituti CNR.

Il gruppo, fondato nel 2016, riunisce oltre cento eccellenze femminili inserite nella classifica dei Top Italian Scientists (TIS) di Via-Academy, censimento degli scienziati italiani di maggior impatto in tutto il mondo, misurato con l’indicatore H-index, che valuta sia la produttività sia l’impatto scientifico del ricercatore, nonché la sua continuità nel tempo e che si basa sul numero di citazioni per ogni pubblicazione. Per il Club sono state selezionate le ricercatrici con H-index pari o superiore a 50.

“A fianco dello straordinario e indispensabile impegno per contenere e limitare la diffusione del virus, per l’assistenza sanitaria e per sostenere l’economia, ne andrebbe attivato uno altrettanto importante nel campo della ricerca”, spiega Adriana Albini, presidente del Top Italian Women Scientists, membro del Comitato Scientifico Onda e Responsabile di Laboratorio presso MultiMedica.

“La patogenesi di SARS-Cov2 si presta a essere studiata e affrontata da molti gruppi di ricerca italiani, dal punto di vista non solo virologico, epidemiologico e statistico, ma anche molecolare, biologico, biochimico, immunologico. Sarà inoltre utile essere preparati a eventuali prossimi virus simili, non improbabili, trattandosi della terza epidemia/pandemia da Coronavirus negli ultimi 18 anni”.

Il sostegno ad una grande parte di laboratori di ricerca italiani era stato attivato alla fine degli anni ’80, per contrastare l’Aids. Allora nacque il Programma Nazionale di Ricerca sull’Aids (ProgAIDS) iniziato con un finanziamento erogato dal Ministero della Salute e gestito dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che supportava una rete di laboratori e centri clinici finalizzati all’epidemiologia, alla clinica e alla ricerca scientifica di base per studiare Hiv/Aids.

Ben presto il ProgAIDS incluse una sostanziale massa critica di laboratori, reclutando ricercatori con diverse specialità per garantire che l’Aids fosse studiato da tutti i possibili punti di vista e posizionò l’Italia tra i primi paesi al mondo per contributi scientifici sia clinici che di ricerca di base e traslazionale nel campo dell’Hiv/Aids.

Le scienziate TIWS chiedono ai Ministeri, dell’Università e della Salute, al CNR, agli Enti di Ricerca, alle Fondazioni, alle Onlus private, al Governo e alle Regioni di attivare investimenti in ricerca tramite opportuni bandi che permettano di trovare al più presto cure efficaci per attenuare sintomi e mortalità della malattia, di potenziare il sistema immune, di diminuire gli eventi collaterali, cardiaci, renali, polmonari, neurali, la comorbidità oncologica, di predire in anticipo la prognosi e in generale di trovare biomarcatori che ci indirizzino verso la medicina personalizzata anche in questo campo, di studiare i motivi della mortalità attraverso analisi molecolari su sequenze virali e recettoriali e di una lunga serie di potenziali approcci scientifici per la lotta al coronavirus.

“La ricerca – conclude Albini – ci aiuterà a capire e a intervenire, inoltre l’alto valore dei nostri studiosi e studiose potrà portarci a essere tra i primi paesi al mondo per la comprensione della patogenesi del Covid-19, per la sua gestione e per la sua risoluzione”.

 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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