A cura del professor Gianluigi Giannelli**

 

 

Negli ultimi anni è sempre più intenso l’interesse sulla relazione tra dieta e infiammazione sistemica.  Questo legame è così stretto che pochi anni fa è stato elaborato, sulla base di dati longitudinali raccolti in una revisione sistematica, un indice infiammatorio dietetico (DII) per poter classificare diversi tipi di alimentazione in pro-infiammatoria o anti-infiammatoria1.

In questo studio è stato analizzato quanto l’assunzione di 45 diversi parametri alimentari (ovvero macro e micronutrienti) potesse aver influenzato la concentrazione di proteina C reattiva e di altre molecole mediatrici di infiammazione (come ad esempio IL-6, IL-10 e TNF-alfa).Il risultato saliente di questo studio è che una dieta pro-infiammatoria è caratterizzata non solo da un’alta quantità di acidi grassi trans e saturi e zuccheri semplici, ma soprattutto da un basso consumo di alimenti e nutrienti considerati invece anti-infiammatori, rappresentati da frutta e verdura fresche, legumi e frutta secca.

I macronutrienti con un maggior effetto anti-infiammatorio sono le fibre e gli acidi grassi monoinsaturi (di cui l’olio d’oliva ne è ricco) e polinsaturi (omega3 e omega6). Tra i micronutrienti, hanno un effetto anti-infiammatorio maggiore magnesio, zinco e selenio, la vitamina D, e gli antiossidanti come la vitamina C, E, A, isoflavoni, flavonoidi e altri composti presenti ad esempio nel tè verde (epigallocatechina gallato) e nelle spezie. Per quanto concerne le proteine (anche quelle di origine animale), è stato rilevato che esse hanno un lieve potenziale pro-infiammatorio così come i carboidrati complessi. Per quanto riguarda i grassi, solo quelli saturi e i grassi trans sono risultati pro-infiammatori al contrario degli insaturi citati in precedenza.

Una menzione speciale va fatta anche per le vitamine del gruppo B. In particolare, la vitamina B5, o acido pantotenico, svolge un importante ruolo nel ritardare l’invecchiamento cellulare e aiuta a combattere lo stress ossidativo, una delle cause di abbassamento delle difese immunitarie2. È presente in quasi tutti gli alimenti vegetali e animali, ma i legumi, il tuorlo d’uovo, i funghi essiccati, il lievito di birra e il fegato ne sono più ricchi. Inoltre, la vitamina B6, o piridossina, ha un importante ruolo nella proliferazione, differenziazione e maturazione dei linfociti e nella produzione di anticorpi. Si trova in, in quantità differenti, in alimenti come carne, pesce, legumi, cereali integrali, frutta secca, ortaggi e frutta3.

Di conseguenza, al contrario delle credenze popolari, una dieta anti-infiammatoria non deve essere necessariamente vegetariana o vegana, ma può avvicinarsi molto al modello classico di dieta Mediterranea caratterizzato da una maggiore assunzione di verdura, frutta, cereali integrali, legumi, frutta secca e olio d’oliva, pesce, carne magra, latticini e uova come fonti proteiche animali, da un moderato consumo di alcol (vino rosso) e da una bassissima assunzione di alimenti processati  (con un ricco contenuto di zucchero, sale e grassi saturi)4.

La dedizione dell’IRCCS Saverio de Bellis di Castellana Grotte sull’argomento è da decenni alta. Ne sono testimonianza gli studi di popolazione MICOL (che quest’anno festeggia 35 anni di attività) e il nuovo nato Salus in Apulia. E’ recente inoltre la pubblicazione di un nostro articolo su una rivista scientifica del settore (Nutrients) circa l’effetto di particolari cibi pro-infiammatori sulla perdita di capacità uditiva periferica legata all’invecchiamento, una condizione strettamente legata a specifici stati infiammatori 5. Ma le nostre ricerche non terminano affatto qui: sono infatti in pubblicazione altri interessantissimi studi sull’argomento e i nostri progetti futuri sono indirizzati verso un’indagine, sempre più approfondita, degli effetti della nostra dieta sul nostro stato di salute e benessere.

 

** Scientific Director National Institute of Gastroenterology

“S. De Bellis” Research Hospital

Via Turi 27 – 70013 Castellana Grotte (BA)

 

 

  1. Shivappa, N., Steck, S. E., Hurley, T. G., Hussey, J. R. & Hébert, J. R. Designing and developing a literature-derived, population-based dietary inflammatory index. Public Health Nutr. 17, 1689–1696 (2014).
  2. Gominak, S. C. Vitamin D deficiency changes the intestinal microbiome reducing B vitamin production in the gut. The resulting lack of pantothenic acid adversely affects the immune system, producing a ‘pro-inflammatory’ state associated with atherosclerosis and autoimmunity. Med. Hypotheses 94, 103–107 (2016).
  3. Qian, B., Shen, S., Zhang, J. & Jing, P. Effects of Vitamin B6 Deficiency on the Composition and Functional Potential of T Cell Populations. Journal of Immunology Research vol. 2017 1–12 (2017).
  4. D’Alessandro, A., Lampignano, L. & De Pergola, G. Mediterranean Diet Pyramid: A Proposal for Italian People. A Systematic Review of Prospective Studies to Derive Serving Sizes. Nutrients 11, (2019).
  5. Sardone, R. et al. Relationship between Inflammatory Food Consumption and Age-Related Hearing Loss in a Prospective Observational Cohort: Results from the Salus in Apulia Study. Nutrients 12, (2020).

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