Cavolo. Abbiamo sempre avuto un potente scudo anticancro sotto i nostri occhi, anzi nel nostro piatto, e non ce ne siamo mai resi conto? O meglio non è mai stato studiato scientificamente.  Quando finalmente è stato fatto, la scoperta è stata sorprendete: l’arma letale contro il cancro sono proprio cavoli, broccoli, cime di rape, verze, crauti.

Dei vegetali che fanno parte della famiglia delle brassicaceae o crucifere. Gli anziani ne hanno osservato i benefici fin dalla notte dei tempi, soprattutto utilizzandolo nella dieta quotidiana. Il sapore non piace a tutti, ma è difficile dire di no a un buon piatto per esempio di orecchiette alle cime di rapa, o con broccoletti, caso mai con l’aggiunta di aglio e peperoncino e olio d’oliva extravergine. Un vero scudo protettivo per la nostra salute. Ma gli anziani di certo non sapevano il perché fosse così benefica questa verdura. O meglio queste verdure dal caratteristico sapore, e odore, sulfureo.

Ora la scienza si è finalmente dedicata a dare una risposta a questi perché. I ricercatori americani, guidati dall’italiano Pier Paolo Pandolfi, hanno scoperto nei laboratori di Boston che un composto estratto dai broccoli può attivare un soppressore tumorale colpendo il cancro infiltrato nelle cellule. Non solo, altri ricercatori della Mayo Clinic di Rochester hanno collegato la componente che dà quell’odore in cottura e quel sapore leggermente sulfureo a uno scudo protettivo del nostro DNA, un anti-mutazioni genetiche.

Una di quelle armi ambientali, in questo caso alimentari, in grado di influenzare positivamente l’epigenoma e di conseguenza il genoma. E un menù quotidiano comprendente 500 grammi di brassicaceae è in corso di sperimentazione per migliorare la condizione autistica. Nei casi di Asperger, condizione meno grave dell’autismo, sembra offrire risultati tangibili. Ma è tutto ancora in fase di sperimentazione.

Ma concentriamoci sul cancro. Il team di Pier Paolo Pandolfi, direttore dei Cancer Center e Cancer Research Institute presso il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, ha individuato un composto naturale, l’indol 3 carbinolo, presente nella famiglia dei broccoli, che va a spegnere il gene che favorisce i tumori.

Nel suo centro Pandolfi ha istituito un vero e proprio mouse hospital (ospedale per topi) con tecnologie adatte alle piccole cavie per studiare e misurare gli effetti di nuovi farmaci e di ciò che la Natura con le sue biodiversità offre alla medicina e alla farmacologia. E così si è pensato di mettere sotto il microscopio il cavolo. Chissà che… ? E la risposta non ha tardato.

“Abbiamo scoperto un nuovo importante attore che tiene le fila di un meccanismo critico per lo sviluppo del cancro, un enzima chiamato WWP-1 che può essere spento da un composto naturale presente nei broccoli e in altre verdure – racconta Pandolfi -. Questo meccanismo si rivela quindi come un tallone di Achille che può divenire il bersaglio di nuove opzioni terapeutiche”.

In effetti, la scoperta dell’indol 3 carbinolo suggerisce le basi per nuove terapie anticancro dando la speranza di poter finalmente sconfiggere la tremenda malattia. O, in alternativa, abbassarne la casistica grazie a una efficace prevenzione. E questo, insieme al professor Umberto Veronesi, l’avevamo già scritto nei libri “Verso la Scelta Vegetariana” e “I segreti di Lunga Vita” (Giunti Editore) prima della pubblicazione scientifica su Science che ha consacrato il lavoro di Pandolfi e collaboratori. Noi avevamo avuto una “soffiata” da Boston e conoscevamo tutta l’osservazione empirica dei benefici che questi vegetali hanno sempre garantito.

Quale il meccanismo anticancro scoperto studiando topi portatori di vari tipi di tumore umani o predisposti a svilupparli? In sintesi, una molecola nota per sopprimere lo sviluppo di tumori (PTEN, detto oncosoppressore) viene disattivata da un gene che produce l’enzima WWP-1 e che colpendo WWP-1 con indol-3-carbinolo la funzione di PTEN viene ripristinata e la crescita dei tumori soppressa. Gli scienziati hanno somministrato il composto naturale contenuto nei broccoli in un campione di animali predisposti a vari tipi di tumore umano. I risultati sono stati sorprendenti. La molecola, infatti, è riuscita a disattivare il gene WWP-1. Naturalmente si tratta di ricerche ancora preliminari e sugli animali. L’idea ora, conclude Pandolfi, “è quella di sviluppare degli inibitori del gene WWP-1, partendo dalle verdure che fanno parte della famiglia delle brassicaceae”.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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