Il mistero di una tomba Maya ritrovata nel 1952.

 

Siamo in Messico, precisamente a Palenque, nell’entroterra dello Yucatan, importantissima città di origine Maya. Per gli appassionati e gli archeologi di tutto il mondo, Palenque, rappresenta uno dei siti archeologici tutt’ora avvolti da un’affascinante velo di mistero.

Il complesso archeologico racchiude in esso un’innumerevole serie di meraviglie architettoniche tra le quali spicca quella che ci riguarda particolarmente da vicino: Il Tempio delle Iscrizioni. Posizionato sulla sommità di una meravigliosa piramide Maya, il tempio fu innalzato nel 675 A.C. come monumento commemorativo in onore del re Pakal.

Solo negli ultimi anni, gli archeologi hanno scoperto che, oltre a simboleggiare un monumento in memoria, la piramide di Palenque, rappresenta la vera e propria tomba del re Maya. Infatti, nel 1952, l’archeologo messicano Alberto Ruz Lhuillier, suo scopritore, ha revisionato la classica concezione delle piramidi Maya, considerate fino ad oggi, esclusivamente dei Tempi in onore dei re o delle divinità adorate dal popolo mesoamericano, riportando alla luce il sarcofago del sovrano.

Completamente in pietra, la tomba, era ricoperta da una lastra di marmo raffigurante 24 simboli, 9 in alto, 9 in basso e 3 per ciascun lato. Un unico blocco di pietra, cavo nel mezzo, dove vi erano riposti i resti di Pakal, celati superficialmente da una maschera funeraria di giada conservata in ottimo stato. L’imperatore Maya era un uomo di circa cinquant’anni, alto un metro e settantatré, di possente costituzione fisica. Deposto nel sarcofago con numerosi gioielli ed un monile cubico nella mano destra, e uno sferico nell’altra mano. Il simbolismo rituale è evidente, ma il suo significato resta tutt’oggi oscuro.

Ma gli enigmi che avvolgono tale ritrovamento sono due. Sulle pareti che compongono la camera mortuaria sono chiaramente rappresentati e scolpiti numerosi personaggi di alta statura, con lungo becco e piume sulla parte superiore del corpo. Tali rappresentazioni ci riportano al mito dell’Uccello di fuoco, ma straordinariamente, restano identici alle raffigurazioni del dio Horus delle civiltà egizie. Inoltre, secondo i moderni studiosi, l’artista, scolpendo la pietra del sarcofago, intendeva immortalare, con impressionante verismo, un veicolo volante a reazione, facilmente accostabile ad un’astronave.

La datazione del sito di Palenque risale al VII secolo, ma incredibilmente “l’astronave” contenente il corpo, ha una datazione ben più antica. Per tale motivo, alcuni archeologi moderni, hanno motivo di credere che la tomba del re, ebbe effettivamente un utilizzo di tipo spaziale, mediante la quale era possibile interagire con le altre civiltà presenti nell’universo.

E di conseguenza, le spoglie del defunto potrebbero appartenere ed un extraterrestre ormai noto come “l’astronauta di Palenque”, di dimensioni anomale rispetto agli standard dei popoli originari di quella zona delle Americhe. Questo elemento rafforza maggiormente la teoria sulla Civiltà Madre. I misteriosi rituali del culto segreto Maya, contengono in se elementi alieni non facilmente identificabili, che confermerebbero l’intervento di una razza extraterrestre (Civiltà Madre) a favore di un rapido progresso, legato anche ad un patrimonio sapienziale connesso all’astronomia, alla matematica, alla cosmologia e soprattutto ad un linguaggio simbolico criptato nelle piramidi del Messico ed Egizie. Alla luce di questi elementi, non è assurdo pensare che nella tomba di Palenque riposassero realmente le spoglie di una creatura venuta da un altro sistema solare.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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