Dai limiti a sale, zucchero e grassi alla regolamentazione della pubblicità.

 

 

Sovrappeso e obesità sono ormai emergenze sanitarie mondiali che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) auspica vengano affrontate seriamente da tutti gli Stati. L’auspicio in un’azione secondo una strategia condivisa, ma nel frattempo anche le iniziative dei singoli Stati o delle singole Regioni o dei singoli Comuni sono bene accette. In quest’ottica l’Oms plaude alla Francia spronata dalla Corte dei Conti che ha in un certo senso imposto un intervento nazionale fissando anche la strategia. Linee guida o raccomandazioni con il timbro della magistratura.

Sovrappeso e obesità colpiscono rispettivamente un cittadino su due e uno su sei, dice il rapporto della Corte dei Conti e ormai non è più rinviabile un intervento di sanità pubblica (lo Stato francese è d’accordo), almeno per quanto riguarda le indicazioni di base da attuare obbligatoriamente. La magistratura vigilerà.

Otto le raccomandazioni che, partendo dalla fotografia del sostanziale fallimento delle politiche volontarie, prevedono l’adozione obbligatoria di alcuni provvedimenti fondamentali. Insomma è come se le toghe avessero detto alle autorità: basta chiacchiere, basta stare a guardare, è ora di agire. E se nessuno si muove, ci muoviamo noi.

Premessa. All’Alta Corte nel 2018 è stato chiesto di occuparsi della questione proprio da parte del Parlamento francese (dalla commissione Affari sociali dell’Assemblea Nazionale). Richiesta che è stata subito colta è trasformata in  un rapporto di oltre 150 pagine. Rapporto che prima ha delineato la situazione chili di troppo in Francia e poi indica che cosa fare. Forse la politica sperava in un’altra lunga pausa nell’azione come quando si insediano le commissioni ma i giudici non si sono limitati a osservare ed ecco i loro otto punti (dalla newsletter del 28 dicembre 2019 del Fatto Alimentare).

Punto 1: negli anni il monitoraggio dell’andamento del peso è sempre stato nazionale, ma ora è necessario che le indagini siano standardizzate a livello regionale, condotte a cadenze fisse ed estese al sistema scolastico, per controllare anche la condizione dei più giovani.

Lo stesso vale per il coordinamento delle politiche pubbliche, di cui è oggetto il punto 2, che vanno armonizzate a livello regionale e anche intersettoriale molto più di quanto accada ora.

 

Dopo i primi due punti, si entra nel merito. Cioè in raccomandazioni che sono anche critiche a quanto fatto finora. Per esempio, viene sottolineato come “gli impegni assunti dalle aziende siano stati troppo timidi, e troppo spesso disattesi: affidarsi solo a essi non basta più”. Ed ecco il punto 3 che chiede l’introduzione di tassi massimi per il contenuto di zucchero, sale e grassi, da definire insieme alle aziende che avevano aderito agli accordi per la limitazione delle stesse categorie di nutrienti su base volontaria.

Oltre 180 aziende hanno aderito al programma Nutri-Score lanciato due anni fa dal ministero della Salute, ma secondo Que Choisir le etichette sono presenti solo nel 5% dei prodotti offerti dalla grande distribuzione: un valore che, da solo, spiega molto.

Il punto 4 riguarda invece la pubblicità, che andrebbe regolamentata nel suo complesso e nell’ambito della quale andrebbe sempre inserita l’etichetta Nutri-Score. Bisognerebbe “definire orari, durata e fasce d’età per le pubblicità relative a cibi e bevande su ogni mezzo audiovisivo e digitale, e introdurre alcuni divieti soprattutto per quanto riguarda i bambini, dal momento che l’efficacia della scomparsa della pubblicità di prodotti nocivi sui consumi è stata ampiamente dimostrata – da decenni – per quanto riguarda il tabacco”.

Il punto 5 chiama in causa le associazioni di consumatori. La Corte dei Conti chiede che si occupino di “aiutare a condividere e diffondere gratuitamente le informazioni nutrizionali rese note dalla Santé Publique France in modo da raggiungere il più ampio pubblico possibile”.

I giudici trasferiscono nel loro rapporto anche considerazioni, testimonianze e raccomandazioni sulla presenza dei fast food, sulla relazione tra disparità socio-economiche e obesità, sui progetti territoriali, sulle campagne informative, per cui mancano ancora studi conclusivi su cui basarsi per indicare una strada specifica.

Il punto 6, così come per i consumatori, Analogamente, si rivolge ai vari membri del personale sanitario: gli infermieri potrebbero avere un ruolo importante nella cura dell’obesità e nella sua prevenzione, se il loro campo d’azione fosse esteso anche a queste condizioni. E lo stesso vale per dietisti e psicologi, che dovrebbero essere coinvolti nei programmi di trattamento dei bambini sovrappeso e obesi. Programmi che dovrebbero tenere nella giusta considerazione anche l’attività fisica, si legge nel punto 7. Lo stesso vale per gli adulti, cui è dedicato il punto 8, che dovrebbero essere inseriti in programmi multidisciplinari ispirati a concetti simili, ma ovviamente adattati.

Quindi 8 stringate raccomandazioni che, però, andranno messe in pratica. L’Alta Corte controllerà. Ma il segnale più forte del rapporto è “la presa in carico della salute dei cittadini da parte dello Stato, visto che i privati non si sono dimostrati all’altezza”. Quindi, un cambiamento di atteggiamento da parte delle autorità d’Oltralpe rispetto a sovrappeso e obesità. Un’emergenza ormai reale, soprattutto nei costi della sanità sui quali sembra avere un effetto moltiplicatorio.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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