Si è tenuta a Roma la presentazione della seconda edizione dello Studio di Impatto, sviluppato con la collaborazione metodologica di PwC Italia. I numeri confermano il ruolo del comparto come motore di sviluppo su più fronti. Su quello economico, ogni euro di valore aggiunto diretto genera un effetto complessivo di 2,8 sul PIL italiano. Su quello occupazionale, ogni unità di lavoro diretta ne sostiene 3,2 nell’intera economia nazionale.

 

 

Fare della ricerca un valore concreto e farla circolare come linfa vitale in tutto il tessuto socio-economico italiano: è questa la direzione indicata dalla seconda edizione dello Studio di Impatto di Roche in Italia, elaborato con il supporto metodologico di PwC Italia e illustrato a Roma nel corso dell’incontro istituzionale “L’impatto di Roche e il valore del settore biotech come motore di sviluppo e crescita per l’Italia”.

Ogni euro di valore aggiunto diretto prodotto da Roche nel nostro Paese si traduce in 2,8 euro di impatto complessivo sul PIL.

L’effetto moltiplicatore riguarda anche il lavoro, con 3,2 occupati sostenuti nella filiera e nell’indotto per ciascun dipendente diretto, e la ricerca clinica, dove ogni euro investito negli studi sponsorizzati porta un risparmio stimato di 2,82 euro al Servizio Sanitario Nazionale.

Tre indicatori che mostrano come l’investimento in innovazione abbia ricadute ben oltre il comparto: sulla crescita economica, sull’occupazione qualificata, sulla salute dei cittadini e sulla tenuta della spesa sanitaria pubblica, a beneficio dell’intera società e del Sistema Paese.

Nel corso dell’evento Roche ha reso noto di essersi aggiudicata il Bollino per le buone pratiche partecipative, istituito dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, e il Premio Parità di Genere 2026, promosso da Assolombarda, Assolombarda Servizi Società Benefit e dall’Associazione Steamiamoci.

Due riconoscimenti che attestano la qualità dei modelli aziendali di Roche nel favorire il dialogo sociale e l’inclusione, come emerge anche dallo Studio di Impatto: non risulta alcun gender pay gap (certificazione UNI/PdR 125), più di una dipendente su due è donna (54%) e in azienda convivono attivamente quattro generazioni, con i giovani under 40 al 30% della forza lavoro diretta.

Il CNEL ha premiato in particolare tre forme di partecipazione: quella economico-finanziaria, grazie a un piano di azionariato aperto volontariamente a tutti i dipendenti; quella organizzativa, basata su organismi paritetici dedicati a parità di genere e diversità, di cui la Commissione ha apprezzato soprattutto la storicità e la struttura; e quella consultiva, fondata sull’ascolto costante delle persone.

“Lo Studio di Impatto presentato oggi descrive un’azienda in cui il 78 per cento dei dipendenti è laureato e in cui per ogni ora di formazione obbligatoria se ne svolgono 2,4 di formazione non obbligatoria. Dove il valore nasce dalla conoscenza, coinvolgere chi lavora nelle scelte dell’impresa diventa una condizione per competere. È il “paradigma partecipativo” in cui il CNEL crede, un investimento in produttività, il nodo che la nostra economia non ha ancora sciolto.” – è un estratto del messaggio a firma di Renato Brunetta, Presidente del CNEL, letto in apertura dell’evento.

Dopo i saluti istituzionali dell’Ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti, e del Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon, è intervenuto l’economista e docente universitario Tito Boeri.

Ha fatto seguito un dibattito con i General Manager di Roche S.p.A. e di Roche Diagnostics S.p.A. e con rappresentanti di Ministero della Salute, MIMIT, MUR, Farmindustria, Assobiotec, Confindustria Dispositivi Medici e Istituto Bruno Leoni. Tutti gli interventi hanno convenuto che le scienze della vita si trovano oggi a un vero punto di svolta strategico.

«Apprezziamo i primi segnali del Governo nella manovra e sul Testo Unico, ma la velocità delle riforme è ancora troppo lenta rispetto a come corrono i capitali internazionali. Il rischio reale per l’Italia è quello di una delocalizzazione silenziosa: ogni giorno che passa senza decisioni strutturali, i grandi investitori scelgono altri hub. – dichiara Amy VanBuskirk, nuova General Manager di Roche S.p.A. – I dati sono inequivocabili: secondo lo studio ALTEMS, solo le lungaggini burocratiche nell’attivazione dei centri clinici sono costate al Paese oltre 10.500 pazienti non arruolati e 180 milioni di euro di benefici sanitari persi in tre anni. A questo si somma un payback che sottrae liquidità vitale proprio dove l’effetto moltiplicatore su ricerca e lavoro qualificato è massimo. Per invertire la rotta servono scelte coraggiose: superare gradualmente il payback, imporre tempi certi e contratti unici per i trial clinici e premiare chi sceglie di ancorare in Italia valore aggiunto, occupazione specialistica e una filiera di eccellenze territoriali.»

Anche nel 2025 Roche Italia è la seconda azienda per contributo al payback farmaceutico: ha versato 178 milioni di euro, il 7,5% dell’intero ripiano nazionale.

L’analisi delle Missed Opportunities di ALTEMS, Università Cattolica, in collaborazione con Farmindustria, applicata ai dati della ricerca clinica di Roche, mostra che attivare gli studi più rapidamente e gestire meglio il “trial journey” permetterebbe di arruolare più pazienti (+35% sui 34 studi interventistici sponsorizzati attivi in Lombardia nel 2025, presi come campione rappresentativo a livello nazionale) e di far risparmiare 1,4 milioni di euro al Sistema Sanitario Nazionale. Cifre che si aggiungerebbero all’impatto complessivo della ricerca promossa da Roche in Italia.

Ricerca clinica e sostenibilità del SSN

Al 2025 gli studi interventistici attivi sono 191, con 13.326 pazienti coinvolti in 6 aree terapeutiche (Cardiovascolare e Metabolica, Ematologia, Immunologia, Neuroscienze, Oftalmologia, Oncologia), a cui si aggiungono 36 studi osservazionali e 25 Programmi di Uso Compassionevole (CUP). Questa attività è anche una leva per la sostenibilità del Sistema Salute: per i 137 studi sponsorizzati attivi al 2025, compresi nei 191 totali, il risparmio stimato per il Servizio Sanitario Nazionale è di 94,4 milioni di euro.

Diagnostica in vitro ed ecosistema produttivo

Con 20 studi attivi promossi da Roche Diagnostics nel 2025 e 11.480 pazienti coinvolti, la diagnostica si conferma la bussola delle scelte cliniche, orientandone circa il 70%, e lo strumento principale per portare il SSN verso un modello preventivo, proattivo e personalizzato.

«È con questa consapevolezza che ci impegniamo costantemente nella generazione non solo di evidenze cliniche, ma anche dati di impatto economico e organizzativo, offrendo ai decisori sanitari gli strumenti necessari per un’adozione consapevole e informata dell’innovazione. Perché il valore della diagnostica non deve essere misurato solo all’interno del laboratorio ma lungo l’intero percorso clinico del paziente – dichiara Burçak Çelik, General Manager di Roche Diagnostics S.p.A. – L’Italia rappresenta un mercato strategico per la nostra azienda. A fronte del chiaro riconoscimento istituzionale del valore del nostro settore, inserito tra i comparti strategici nazionali, continuiamo tuttavia a scontrarci con misure fortemente penalizzanti, a partire dal payback sui dispositivi medici. Un sistema basato su tetti di spesa strutturalmente sotto finanziati impone alle imprese private di ripianare fino al 50% lo sforamento regionale per l’acquisto di tecnologie sanitarie: un meccanismo non più sostenibile. Il payback non è un problema che riguarda solo le aziende, ma un vero freno alla modernizzazione del Servizio Sanitario Nazionale. Per continuare a garantire ai cittadini l’accesso alle innovazioni diagnostiche più avanzate, è indispensabile superare questa logica e definire una governance chiara e prevedibile. Auspichiamo pertanto che il Parlamento possa rivedere l’impostazione della attuale legge di bilancio e che il Governo si impegni quanto prima in una riforma organica e strutturale per la governance dei dispositivi medici, a tutela della salute pubblica e della competitività dell’Italia in Europa.”

Roche Italia e il comparto biotech: motori di sviluppo per l’economia, l’occupazione e l’ambiente

Il valore generato da Roche in Italia si diffonde in modo capillare nel tessuto industriale: a fronte di 718 milioni di euro di impatto sul PIL nazionale, l’azienda lavora con oltre 1.300 fornitori italiani, distribuiti in 51 settori merceologici e per il 78% PMI, a loro volta motori dell’economia del Paese.

Quanto al lavoro, i dipendenti diretti sono 993, ma l’intera filiera e l’indotto sostengono complessivamente 3.195 lavoratori equivalenti (ULA). Continuo anche l’investimento sulle competenze: nel 2025 sono state erogate oltre 60.000 ore di formazione ai collaboratori Roche, con un effetto moltiplicatore di 2,4 ore di formazione non obbligatoria per ogni ora obbligatoria, e 5.700 ore dedicate all’Intelligenza Artificiale.

Sul versante ambientale, tra il 2022 e il 2025 Roche ha già ridotto i consumi di energia elettrica (-30%) e di gas metano (-4%) e le emissioni di gas serra (-8%). Il prossimo obiettivo è un innovativo progetto geotermico per portare a zero emissioni di CO₂ la sede di Monza entro il 2027.