Ad Amgen anche la menzione speciale per tarlatamab, immunoterapia bispecifica, first-in-class, per il trattamento dei pazienti adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso che necessitano di una terapia sistemica dopo progressione. Una nuova opzione terapeutica in un setting clinico storicamente caratterizzato da elevato bisogno medico e limitate alternative.

 

 

 

Amgen annuncia che inebilizumab ha ricevuto il Prix Galien Italia 2026, nella categoria ‘Immunologia e autoimmunità’. Il riconoscimento, considerato tra i più autorevoli a livello internazionale, premia il contributo della ricerca e dell’innovazione farmaceutica.

Il premio, consegnato ieri a Torino a Palazzo Madama, valorizza il contributo scientifico e clinico di una terapia biologica che segna un importante passo in avanti nel trattamento della malattia IgG4-correlata.

La malattia IgG4-correlata è una patologia fibroinfiammatoria, rara, cronica e sistemica che, se non adeguatamente diagnosticata e controllata, potrebbe progredire e causare danno d’organo.

La patologia, che in Italia si stima colpisca da poco meno di 500 pazienti a poco meno di 800, può nascondersi dentro svariati organi e tessuti: pancreas, reni, ghiandole salivari, orbite oculari, tiroide o aorta.

La sua capacità di manifestarsi con sintomi eterogenei e spesso poco specifici rende il riconoscimento particolarmente complesso e compromettere significativamente la qualità di vita delle persone che ne sono affette.

Le sue manifestazioni variano da persona a persona e possono somigliare a quelle di altre patologie: per questo è spesso definita la “grande imitatrice” e la diagnosi può essere complessa.

Inebilizumab, primo trattamento approvato nell’Unione Europea per la malattia IgG4-correlata, è un anticorpo monoclonale anti-CD19 che agisce sulle cellule B, un bersaglio chiave della malattia.

L’approvazione di inebilizumab è il risultato dei progressi della ricerca sul ruolo delle cellule B nelle malattie immunomediate.

Nella malattia IgG4-correlata queste cellule svolgono infatti un ruolo centrale nei processi che determinano infiammazione e danno d’organo, aprendo la strada a terapie mirate.

Il riconoscimento con il Premio Galeno 2026 assume particolare rilevanza in un’area terapeutica caratterizzata da un’importante urgenza medica; l’efficacia di inebilizumab per questa patologia è stata confermata dai risultati dello studio registrativo di fase III MITIGATE, che ha coinvolto 135 pazienti in 80 centri distribuiti in 22 Paesi, che si è concluso nel 2024.

Alla cerimonia di premiazione Amgen ha ottenuto anche una menzione speciale per tarlatamab, prima immunoterapia bispecifica, first-in-class, a emivita estesa, sviluppata per il trattamento dei pazienti adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso che necessitano di una terapia sistemica dopo progressione.

Una nuova opzione terapeutica in un ambito clinico storicamente caratterizzato da elevato bisogno medico e limitate alternative.

“Il Prix Galien Italia 2026 a inebilizumab, così come la menzione speciale per tarlatamab sono un riconoscimento al valore della ricerca scientifica e alla sua capacità di tradurre una maggiore comprensione della malattia in nuove possibilità di cura” ha dichiarato Lauri Lindgren, Vice President e General Manager di Amgen Italia e Grecia.

“Si tratta di un importante avanzamento per due patologie con un’urgenza medica estremamente elevata; la malattia IgG4-correlata fa parte delle malattie rare, per oltre il 90% orfane di terapie efficaci e mirate; mentre il tumore al polmone a piccole cellule è un’area dove finalmente dopo oltre 30 anni di studi, la ricerca ha segnato un passo importante.
Siamo al lavoro per assicurare che questa innovazione raggiunga i pazienti che ne hanno bisogno”.

Gli fa eco Katia Massaroni, Executive Medical Director di Amgen Italia, che ha commentato: “Siamo grati per questi riconoscimenti che valorizzano la ricerca di Amgen e che ispirano la nostra collaborazione con la comunità scientifica.  Inebilizumab può fare la differenza nel trattamento della malattia IgG4-correlata, noi stiamo lavorando a fianco agli specialisti per favorire una più diffusa conoscenza di questa patologia il cui percorso diagnostico-terapeutico presenta ancora lacune e ampi margini di miglioramento. Nel microcitoma, dopo oltre trent’anni senza progressi significativi, tarlatamab apre nuove prospettive ai pazienti dopo una prima progressione: un beneficio tangibile che alimenta la nostra ambizione di cambiarne radicalmente il decorso”.