Un confronto tra tutti gli attori del sistema dopo un ampio ciclo di audizioni dell’Intergruppo Parlamentare Donazione e Trapianto di Organi, Tessuti e Cellule – Le criticità e le soluzioni nei diversi contesti regionali – Le associazioni: superare le disparità regionali esistenti e rafforzare la cultura delle donazioni – Formazione, riorganizzazione dei processi e sinergie sul territorio le attese dei Centri Regionali Trapianti – Innovazione e nuove tecnologie fondamentali per una maggior produttività nei trapianti d’organo: lo confermano i dati – La legge 91/99 dovrà essere aggiornata ma alcune misure vanno prese con urgenza, come l’adeguamento delle tariffe di rimborso per rendere possibile l’accesso all’innovazione e l’aumento delle risorse economiche destinate alla ricerca in ambito trapiantologico.
Tra il 4 e il 10% delle persone in lista d’attesa per un trapianto purtroppo muore prima che ci sia la disponibilità d’organo e si possa procedere all’intervento.
E tra l’11 e il 19% dei pazienti esce dalle suddette liste perché non soddisfa più i requisiti per beneficiare di trapianto.
Numeri che stridono con l’elevata evoluzione tecnologica raggiunta oggi sia dalla chirurgia sia da dalle altre branche della medicina che afferiscono al settore dei trapianti.
Per questo – ed altri motivi – il tema della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule è tornato al centro dell’attenzione da parte della comunità scientifica, delle associazioni dei pazienti e della politica.
Le ragioni sono molteplici: il grande divario tra il numero dei trapianti effettuati e i pazienti in attesa di un organo (nel 2022 oltre 8000 pazienti in lista di attesa, a fronte di soli 3887 interventi), le molte istanze del mondo advocacy che, oltre a sollecitare misure urgenti per rafforzare la cultura della donazione chiede, insieme ai sanitari, interventi sul piano organizzativo e gestionale, oltre che su quello della valorizzazione dell’innovazione tecnologica.
Infine la politica: orientata verso l’aggiornamento della Legge 91/99, istitutrice del Centro Nazionale Trapianti, che disciplina l’intera materia.
E proprio la politica ha di recente dato vita all’Intergruppo Parlamentare Donazione e Trapianti di Organi, Tessuti e Cellule che, nei mesi scorsi, ha sviluppato un ampio ciclo di audizioni riservate alle associazioni dei pazienti e alla comunità scientifica, oltre a partecipare ad alcuni forum di approfondimento con alcuni dei Centri Regionali Trapianti, eventi promossi dalla rivista di politica sanitaria Public health & Health policy (PH&HP).
A seguito di questa intensa attività conoscitiva, la rivista PH&HP, in collaborazione con l’Intergruppo Parlamentare, ha organizzato al Ministero della Salute, un Dialogue Meeting nell’intento di dar vita ad un momento di sintesi e confronto tra i diversi attori-protagonisti di questo importante ambito sanitario.
In proposito, la Senatrice Elisa Pirro, presidente dell’Intergruppo Parlamentare Donazione e Trapianto di Organi, Tessuti e Cellule ha dichiarato: “Durante i lavori dell’Intergruppo sono emerse importanti innovazioni tecnico-scientifiche, sono state illustrate le criticità maggiori nel campo delle donazioni e dei trapianti, oltre ad essere stati avanzati suggerimenti e proposte per superarle sia da parte delle associazioni dei pazienti che delle società scientifiche. L’obiettivo di questo incontro è proprio quello di raccogliere le idee con il proposito di tradurle in proposte pratiche che ci auguriamo diventino, in tempi brevi, realtà.”
Ampia la convergenza del mondo advocacy circa la necessità prioritaria di rafforzare il percorso finalizzato al consenso alla donazione di organi – oggi si registra un tasso medio di opposizione alle donazioni del 28 per cento e solo 14,5 milioni di persone su 60 milioni hanno espressamente dichiarato la propria disponibilità a donare – oltre che sulla importanza di nuove misure di tipo organizzativo e gestionale che si avvalgano anche delle opportunità offerte dall’innovazione.
“È indispensabile stimolare una crescita del sistema – ha dichiarato Teresa Petrangolini, coordinatrice del Comitato per l’Equità di Accesso alla Donazione e Trapianto di Organi, Tessuti e Cellule che raccoglie 11 associazioni – riducendo, ad esempio, il divario esistente tra il numero di organi disponibili e quello dei pazienti in lista d’attesa, oltre a superare le disomogeneità regionali ancora esistenti”.
Una maggior produttività che si traduce anzitutto in vite da salvare e che, nelle attese dei Centri Regionali Trapianti, deve poggiare su alcuni ingredienti fondamentali: potenziamento delle risorse umane e loro formazione, riorganizzazione dei processi, sinergie territoriali con interscambio dei dati e soprattutto nuove tecnologie.
A proposito del ruolo di queste ultime, Emanuele Lettieri, Ordinario di Management and Industrial Engineering al Politecnico di Milano, che ha aperto i lavori con una lettura magistrale sull’evoluzione delle tecnologie in medicina, ha sottolineato: ”…negli ultimi due Decenni abbiamo assistito ad un’accelerazione assoluta delle tecnologie ma dobbiamo anche riconoscere che questo fenomeno ha raggiunto livelli elevatissimi proprio nell’ambito sanitario e anche in materia di donazioni e trapianti d’organo. Deriva da tutto questo l’esito di un maggior numero di vite salvate la cui importanza è tale che dovrebbe incoraggiare politici, decisori, clinici e mondo advocacy verso un crescente impegno per innovare, pur nella difficoltà di reperire le necessarie risorse economiche”.
Si stanno infatti affermando sistemi o tecnologie in passato non disponibili che consentono, ad esempio, di utilizzare organi di donatori molto anziani o marginali con notevoli possibilità di successo anche se impattano sulla sostenibilità del sistema poiché i DRG che dovrebbero ricoprire i nuovi costi appaiono inadeguati: un aspetto del quale occorre tenere conto.
A proposito di costi, per il Sistema Sanitario Nazionale la spesa per ogni singolo paziente dializzato è di circa 30 mila euro l’anno, mentre un trapianto di rene ne assorbe 105 mila.
Nel caso di trapianto di cuore, il risparmio dell’intervento rispetto a una terapia a vita è ancora più vantaggioso.
Nelle more dell’aggiornamento della legge 91/99, dal Dialogue Meeting è emerso che alcune decisioni per aumentare la produttività in materia di trapianti potrebbero essere prese già nell’immediato, dando un forte segnale di soluzione ai pazienti in lista di attesa.
Riportando i dati nazionali dei trapianti fatti negli ultimi anni (3813 nel 2019, 3437 nel 2020 – in concomitanza della pandemia –, 3778 nel 2021 e 3887 nel 2022), il Prof. Davide Croce, Direttore del Centro di Ricerca sull’Economia e il Management in Sanità dell’Università Cattaneo di Castellanza, ha sottolineato come l’Italia mantenga costanti le liste d’attesa ma che tra il 10 e il 19% dei pazienti ne fuoriescono perché non più idonei al trapianto.
“Per compensare questa situazione – ha affermato il prof. Croce – si potrebbe iniziare a ridurre le morti in lista d’attesa – in particolare per il trapianto di fegato – incrementando i trapianti di organi cosiddetti marginali o subottimali, attraverso l’impiego delle tecnologie attuali che ne permettano il mantenimento, e quindi la garanzia, nei confronti del paziente e a parità di numero di donazioni: con 18 milioni di finanziamento, le circa 140 morti del 2021 si sarebbero evitate, così come sarebbero evitati tutti quei costi legati al fatto che i pazienti, in lista di attesa, hanno bisogno di ricoveri, di controlli, di farmaci, con conseguenti ulteriori costi”.
Più in dettaglio, 11,8% di chi necessita di trapianto di cuore esce dalle liste d’attesa per cessata idoneità, 1il 9% per il fegato e il 9% di chi aspetta un trapianto di polmone.
La mortalità, sempre per chi è in lista d’attesa e per queste categorie, si attesta al 6,9% per il cuore, 4,2% fegato e 7,5% polmone.
“La maggior parte dei pazienti in attesa di fegato esce dalle liste perché il tumore ha raggiunto uno stato avanzato, ormai non più trattabile con questo intervento, dopo aver mediamente aspettato in lista per tre anni“, aggiunge Luciano De Carlis, direttore della Chirurgia generale e dei trapianti dell’Ospedale Niguarda di Milano e Presidente SITO Società Italiana Trapianti d’Organo.
Che si può fare dunque? “Certamente è prioritario ridurre la moralità in lista d’attesa, ma anche ridurre queste ultime a partire dal trapianto di rene” aggiunge.
In Italia ci sono 15 mila potenziali persone che potrebbero ricevere un rene, ma le liste d’attesa ne contano solo 8.500: è evidente che prima di ogni altra cosa bisogna aggiornarle e incrementarle.
Altre strategie per facilitare il tutto, secondo De Carlis, possono arrivare grazie al trapianto a cuore fermo, che, “nonostante la legge Italiana preveda 20 minuti di arresto cardiaco per dichiarare la morte, nel caso dei trapianti portano a un incremento del 25% dei donatori”.
“C’è anche il progetto di donazione di cuore a cuore fermo, che può sembrare paradossale, eppure la tecnologia oggi consente di poterlo fare”.
“Ricordiamo che la donazione da vivente, per fegato e rene, grazie alle tecniche robotiche mini invasive ha raggiunto livelli estremi di sicurezza e affidabilità”, conclude.
“In un campo così delicato quale quello della donazione e del trapianto di organi, l’innovazione gioca un ruolo preponderante per gli esiti che è in grado di produrre, ma anche condizionante per i costi che, purtroppo, porta con sé – ha dichiarato, nel suo intervento conclusivo, il Sen. Massimo Garavaglia, Presidente della Commissione 6° Finanze del Senato della Repubblica – nonostante la congiuntura finanziaria non favorevole, mi auguro che sia possibile identificare dei minimi spazi, così da rendere possibile l’accesso a queste tecnologie che, in questo ambito sanitario, fanno la differenza”.
