Michele Cignoni dell’Università di Pisa ha collaborato alla ricerca dell’INAF studiando la datazione delle stelle.

 

La Via Lattea contiene delle stelle che appartenevano a una galassia nana molto antica. La scoperta arriva da uno studio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) a cui ha collaborato l’Università di Pisa e che è stato pubblicato sulla rivista ApJ Letters.

A rivelare la presenza di questa galassia primordiale è stato in particolare lo studio di 44 stelle alla cui datazione ha lavorato Michele Cignoni dell’Ateneo pisano.

“In collaborazione con il team INAF dell’Osservatorio Astrofisico di Torino formato da Paola Re Fiorentin, Alessandro Spagna e Mario G. Lattanzi – spiega Cignoni –  abbiamo analizzato i dati astrometrici e spettroscopici di alta qualità della missione spaziale Gaia combinati con le osservazioni da Terra fornite dai telescopi Apogee e Galah.  Abbiamo così scoperto otto nuovi gruppi di stelle con velocità molto coerenti fra loro.  Tra questi gruppi il più interessante, che abbiamo chiamato Icarus, è compatibile con i resti di una galassia nana “precipitata” nel proto-disco della Via Lattea 10 miliardi di anni fa”.

“Il mio contributo in questo studio – continua Cignoni – è stato quello di stimare l’età delle stelle di questi gruppi, suggerendo un’età media superiore a 10 miliardi di anni, quindi superiore alle età tipiche delle stelle della Via Lattea nate nel disco della nostra Galassia”.

Classe 1975, toscano originario dell’Isola d’Elba, Cignoni è ricercatore di astrofisica del Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa dove ha anche conseguito la laurea e il dottorato. Rientrato in Italia nel 2016 dopo un periodo allo Space Telescope Science Institute di Baltimora negli Stati Uniti, ha ancora prima lavorato anche all’INAF osservatorio astronomico di Napoli e a quello di Bologna oltre che al Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna. Cignoni studia la formazione delle stelle nella nostra Galassia e nelle galassie vicine, dove “vicine” significa entro qualche decina di milioni di anni luce, distanza entro cui, grazie a telescopi come l’Hubble Space Telescope, siamo ancora in grado di osservare le singole stelle.

“Grazie alla luce di queste stelle e tramite il confronto statistico con opportuni modelli stellari – conclude Cignoni – posso assegnare ad ogni stella un’età e una composizione chimica più probabili. Quindi, ripetendo questo approccio per milioni di stelle, ecco che si traccia la storia delle galassie e in ultima analisi del nostro Universo”.

 

 

 

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