Nuovi studi hanno determinato che 42mila anni fa l’inversione del campo magnetico terrestre provocò drastici cambiamenti nel clima del nostro pianeta.

 

Repentini mutamenti climatici, estinzioni di specie animali e vegetali e forzati cambiamenti di abitudini nella vita e comportamento animale, compreso l’uomo. Questo è successo circa 42 mila anni fa a seguito dell’inversione dei poli magnetici della Terra, afferma uno studio pubblicato su Science e condotto da ricercatori australiani.

Innanzitutto di cosa si tratta quando si parla di inversione dei poli: il campo magnetico terrestre è generato dal movimento di metallo liquido attorno al nucleo ferroso del nostro pianeta, al centro della Terra, che lo avvolge. Succede, nei millenni, che questo gigantesco sistema magnetico, proprio perché dinamico, inverta i suoi poli: significa che il polo nord si sposta al posto del polo sud e viceversa, anche abbastanza velocemente. In pratica l’ago delle bussole, quando ciò avviene, puntano a sud invece che a nord.

L’ultima volta che è successo, 42 mila anni fa, l’intero processo di inversione è durato meno di 500 anni. Che cosa ha comportato questo per la vita sul pianeta? Secondo lo studio ci sarebbe stato un notevole cambiamento climatico, testimoniato dalle tracce di radiocarbonio che gli scienziati hanno analizzato negli anelli di accrescimento degli alberi di kauri, conservatesi per millenni nelle paludi della nuova Zelanda.

Non solo: è stato calcolato che il campo magnetico si indebolì fino al 6% del valore attuale, causando drastici cambiamenti nello strato di ozono dell’atmosfera. Oltre a incidere sul clima, la riduzione del campo magnetico ha esposto il pianeta al bombardamento di raggi cosmici e vento solare.

Tutto ciò spiegherebbe molto bene i repentini cambiamenti negli ecosistemi che i paleontologi hanno rilevato nei reperti raccolti in tutto il mondo e datati 42 mila anni fa.

 

 

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