All’università dell’Oregon hanno scoperto che i suoni del mammifero si possono usare per indagare le proprietà delle strutture geologiche sul fondo degli oceani.

 

Un metodo del tutto naturale per scoprire i segreti degli strati di roccia che ricoprono il fondo degli oceani, sede degli tsunami e maremoti e dei moti indotti dalle placche continentali, grazie al canto delle balene.

È quanto hanno scoperto all’università dell’Oregon e pubblicato il 12 febbraio sulla rivista Science. Per eseguire le analisi geofisiche del sottosuolo oceanico si usano prospezioni sismiche, cioè si analizzano le onde sismiche generate dai maremoti oppure prodotte artificialmente tramite onde sonore.

In questo ultimo caso le onde sismiche sono generate da cannoni ad aria compressa a bordo di imbarcazioni e raccolte poi da sismografi posti sul fondale marino. Ma l’alto numero di decibel prodotto da queste esplosioni può essere dannoso per la vita subacquea, necessitando così di un’alternativa.

Gli scienziati hanno notato che il canto prodotto dalle balenottere azzurre viaggia a frequenze che si propagano bene attraverso le rocce del fondo oceanico: hanno così analizzato sei “canzoni” emesse dagli animali e registrate dai sismografi al largo delle coste dell’Oregon, scoprendo che funzionano bene per rilevare la geologia dei sedimenti oceanici.

Questa nuova metodologia di analisi si presta così ottimamente a sostituire le rumorose prospezioni con esplosivi, tanto anti ecologico e pericoloso per gli esseri viventi dei nostri oceani, con il vantaggio anche che al contempo si possono studiare le proprietà del linguaggio di questi enormi cetacei.

 

 

 

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