I dati raccolti ed elaborati dall’Istituto Superiore di Sanità tracciano il profilo dei soggetti che sono deceduti finora a causa del virus.

 

Ancora molte regioni non erano passate in zona gialla che già, complice il bel tempo, molte persone hanno affollato nel weekend vie e piazze. E subito si è levata la voce stigmatizzante e allarmistica dei media, additandole come irresponsabili e come sicura causa della futura terza ondata.

D’altro canto la gente è stufa della reclusione e delle privazioni a cui è sottomessa ormai da tre mesi e comprensibilmente, in mancanza di alternative e limitata negli spostamenti, appena può si riversa in strada. Però ci poi sono i morti da annoverare, con una media di oltre 300 al giorno, che stentano a diminuire.

La maggior parte delle persone, tuttavia, si sente abbastanza sicura, conscia del fatto che il virus falcidia prevalentemente le persone anziane e con patologie già esistenti. E’ davvero così? Chi sono le persone decedute finora a causa della pandemia in Italia? Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità è pubblicato un report che delinea il profilo dei soggetti che a causa del virus hanno perso la vita. Ecco cosa risulta.

 

I deceduti con età inferiore ai 50 anni sono l’uno per cento

Al 27 gennaio 2021 si sono registrati 85.418 decessi causa Covid; L’età media dei pazienti deceduti, di cui il 43,7% è donna, e positivi a SARS-CoV-2 è 81 anni. L’età mediana è più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 83 anni – pazienti con infezione 48 anni). Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (donne 86 anni – uomini 80 anni).

Sono 941, dei 85.418 (1,1%), i pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 234 di questi avevano meno di 40 anni (138 uomini e 96 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di 52 pazienti di età inferiore a 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 147 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 35 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

 

Comorbidità nelle persone decedute, mediamente sono tre

Quello della presenza di patologie preesistenti sembra un fattore determinante nelle complicanze mortali della malattia. Tuttavia il campione analizzato è di soli 6381 individui, per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche inviate dagli ospedali e quindi rappresenta solo i decessi in soggetti che hanno avuto necessità del ricovero.

Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,6. Complessivamente, 196 pazienti (3,1% del campione) presentavano 0 patologie, 772 (12,1%) presentavano 1 patologia, 1185 (18,6%) presentavano 2 patologie e 4.228 (66,3%) presentavano 3 o più patologie.

Prima del ricovero in ospedale, il 21% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi seguiva una terapia con ACE-inibitori e il 13% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l’angiotensina).

 

Tra le patologie in aumento con l’età dei soggetti si riscontrano Cardiopatia ischemica, Fibrillazione atriale, Scompenso cardiaco, Ictus, Ipertensione arteriosa, Demenza, Insufficienza renale cronica, Insufficienza respiratoria, Diabete, BPCO e Tumore, queste ultime tre meno frequenti negli over 80; diminuiscono, invece, con l’avanzare dell’età, i casi di Epatopatia cronica, delle patologie per cui è necessaria la Dialisi, di Infezione da HIV e di Obesità; per quanto riguarda il numero di patologie, la prevalenza di coloro che hanno 3 o più patologie aumenta con le età.

 

L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente riportata nel campione di deceduti per cui sono state analizzate le cartelle cliniche (94,0%), seguita da danno renale acuto (24,4%), sovrainfezione (19,6%) e danno miocardico acuto (10,8%).

Di queste persone sappiamo anche come sono state curate. La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (85,9% dei casi), meno utilizzata quella steroidea (53,3%), più raramente la terapia antivirale (46,4%). In 1444 casi (23,1%) sono state utilizzate tutte 3 le terapie. Al 4,0% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi è stato somministrato Tocilizumab come terapia.

L’uso degli antibiotici si spiega come terapia in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di SARS-CoV-2, e a causa di altre infezioni sopravvenute che richiedono l’impiego di questi farmaci. Si evince quindi che il decesso è stato in molti casi causato da infezioni multiple.

 

 

 

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