Il nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica British Medical Journal.

 

Mettendo a confronto i dati di pazienti gravi con Covid-19 trattati con la terapia standard con quelli cui è stato somministrato l’anticorpo monoclonale Tocilizumab, quello per l’artrite reumatoide usato a Napoli, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati brasiliani ha determinato che il farmaco non solo non è efficace contro la patologia, ma potrebbe addirittura aumentare il rischio di morte.

L’anticorpo monoclonale Tocilizumab non migliora la prognosi e dunque non è efficace nei pazienti con la forma grave della Covid-19, l’infezione da coronavirus SARS-CoV-2. Il farmaco antiinfiammatorio e immunosoppressore è stato considerato a lungo uno dei più promettenti nel trattamento nella nuova patologia, in particolar modo per contrastare una delle complicazioni peggiori, la cosiddetta “tempesta di citochine”.

Normalmente, infatti, il Tociluzumab viene utilizzato per combattere condizioni autoimmuni come l’artrite idiopatica giovanile, l’artrite reumatoide, l’arterite a cellule giganti e altre sindromi che possono provocare proprio la tempesta di citochine, una reazione spropositata del sistema immunitario (con accumulo della citochina pro-infiammatoria interleuchina 6) che nei pazienti Covid rischia di innescare insufficienza multi organo e sindrome da distress respiratorio acuto o ARDS, spesso fatali. Ora è stato dimostrato che l’anticorpo monoclonale non risulta efficace e potrebbe persino aumentare il rischio di morte, perlomeno nei pazienti gravi.

A determinare che il trattamento con Tocilizumab non protegge dall’infezione grave è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati brasiliani della “Coalition covid-19 Brazil VI Investigators”, un gruppo multidisciplinare di esperti che sta studiando l’impatto della pandemia nel Paese sudamericano. Tra gli istituti coinvolti nella ricerca la BP-A Beneficência Portuguesa de São Paulo; il Dipartimento di Anestesiologia, Dolore e Terapia Intensiva dell’Università Federale di San Paolo; l’Istituto brasiliano di ricerca clinica; il Duke Clinical Research Institute presso il Centro Medico dell’Università Duke (Stati Uniti) e altri centri di ricerca.

Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Viviane C. Veiga, specialista in terapia intensiva, sono giunti alle conclusioni dopo aver testato il Tocilizumab in pazienti adulti con Covid-19 grave, che necessitavano di ossigeno supplementare o ventilazione meccanica e presentavano livelli anormali di almeno due biomarcatori sierici (proteina C reattiva, dimero D, lattato deidrogenasi o ferritina), come si legge nell’abstract dello studio. In tutto sono stati coinvolti 129 pazienti ricoverati in Brasile dall’8 maggio al 17 luglio del 2020, divisi in due gruppi: al primo, composto da 65 pazienti, è stata somministrata una singola infusione endovenosa di 8mg/kg di Tocilizumab più la terapia standard; al secondo, composto da 64 pazienti, è fornita la sola terapia standard.

Dall’analisi dei dati della sperimentazione condotta da un comitato di esperti non solo non è emerso alcun fattore protettivo da parte dell’anticorpo monoclonale, ma addirittura è stato osservato un aumento della mortalità che ha consigliato l’immediata sospensione del trial clinico. Al quindicesimo giorno dall’avvio dello studio, il decesso si è verificato nel 17 per cento dei pazienti (11 in tutto) del gruppo Tocilizumab, rispetto ai 2 (3 per cento) del gruppo trattato solo con le cure standard.

La mortalità è stata dunque sensibilmente superiore nel gruppo Tocilizumab. Gli eventi avversi sono invece emersi nel 43 per cento dei pazienti trattati con l’anticorpo monoclonale e nel 34 per cento di quelli che hanno ricevuto la sola terapia standard. In precedenza, un altro studio condotto da scienziati del Massachusetts General Hospital di Boston aveva dimostrato che il farmaco non riduce la necessità di assistenza respiratoria con ventilazione meccanica e nemmeno la mortalità tra i pazienti ospedalizzati. Ancor prima un’indagine dell’Università di Firenze aveva invece evidenziato una certa efficacia nei pazienti con Covid-19.

 

 

 

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