E ben il 60 per cento di quelle emergenti – come la nuova Covid-19 – sono trasmesse dagli animali selvatici.

 

NeUn dato diffuso recentemente dal WWF: il 75 per cento delle malattie umane note alla scienza deriva dagli animal. Sono in pratica delle zoonosi. Negli ultimi 20 anni sono emerse altre due patologie strettamente connesse con la Covid-19, la SARS (Severe acute respiratory syndrome in inglese – sindrome respiratoria acuta grave), e la MERS (Middle East Respiratory Syndrome – sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus), rispettivamente provocate da due coronavirus: il SARS-CoV-1 e il MERS-CoV. Questi due patogeni sono entrambi beta-coronavirus, gruppo del quale fa parte anche il coronavirus SARS-CoV-2, e tutti e tre hanno in comune un’ampia porzione del patrimonio genetico.

Tra il coronavirus responsabile della SARS e quello della Covid-19 c’è in comune circa l’80 per cento dei geni, come determinato da uno studio internazionale guidato da scienziati dell’Università di Fudan. Le caratteristiche genetiche di questi patogeni indicano chiaramente che hanno avuto tutti origine nei pipistrelli, e più nello specifico in quelli del genere Rhinolophus, i cosiddetti “ferri di cavallo”.

In questi animali circola un numero enorme di coronavirus potenzialmente in grado di compiere il salto di specie, il famigerato spillover. Distruggendo e invadendo l’habitat naturale dei pipistrelli, o semplicemente catturando gli esemplari per venderli nei famigerati “mercati umidi”, non solo aumentiamo il rischio che i patogeni di cui sono portatori (sani) possano passare direttamente all’uomo, ma anche che possa verificarsi il salto su altri animali, le cosiddette specie “serbatoio”, nelle quali i virus, continuando a mutare naturalmente, possono essere favoriti nello spillover.

Con la SARS l’ospite intermedio fu lo zibetto, mentre con la MERS il dromedario. Per quanto concerne la Covid-19 non ci sono ancora conferme, ma si ritiene che un ruolo importante possano averlo giocato i pangolini. Si tratta di mammiferi fortemente minacciati per le squame, richiestissime per foraggiare il mercato della medicina tradizionale asiatica. Non a caso anche in questi animali sono stati trovati coronavirus “cugini” del SARS-CoV-2. È dunque molto probabile che un pangolino infettato da un pipistrello sia stato catturato e portato in un mercato umido – anche illegalmente – e da lì il virus abbia compiuto il salto di specie, direttamente sul bracconiere, sul venditore o magari su un cliente, dando così l’avvio alla catastrofica pandemia.

 

 

 

Leggi anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *