Nuove osservazioni molto accurate hanno permesso di rilevare i movimenti delle stelle della Via Lattea dovuti all’influenza di materia “non convenzionale”.

 

Guidati da ricercatori dell’Institute for Advanced Studies di Princeton, Usa, astronomi di varie università americane sono riusciti a misurare con estrema precisione l’accelerazione che le stelle della nostra galassia subiscono dalle forze dovute all’energia e alla materia oscura presente nella Via Lattea.

Di cosa si tratta? L’universo si sta espandendo con velocità che aumenta sempre più a causa della energia oscura, una non ancora compresa energia insita nel vuoto, che agisce come una sorta di “gravità” repulsiva che lo dilata a gran ritmo.

Fu Einstein che per primo introdusse questo concetto di energia oscura, una “pressione negativa” del vuoto che avrebbe dovuto bilanciare la forza di gravità ordinaria della materia dell’universo rendendolo statico. Quando, poco dopo, si scoprì che l’universo non è affatto statico ma si sta invece espandendo, lo stesso scienziato la definì un “grande errore” e fu momentaneamente accantonata. Fino al 1998, quando nuove osservazioni astronomiche obbligarono a riprendere questo termine e a inserirlo di nuovo nelle equazioni che descrivono il cosmo.

Le stelle della nostra galassia si muovono dunque seguendo questa accelerazione, ma nel loro moto sono altresì influenzate dagli altri astri e materia che le circonda, compresa la fantomatica materia oscura: non si sa da cosa è composta – se da particelle conosciute o ancora da scoprire – e non interagisce con la luce né con altre onde elettromagnetiche. Si ipotizza la sua esistenza perché si vede l’azione che la sua forza gravitazionale esercita su stelle e galassie. Ma non sappiamo cosa sia. I calcoli però dicono che è cinque volte più abbondante della materia visibile.

Studiando l’accelerazione radiale e verticale delle stelle presenti sul piano galattico e al di fuori di esso, i ricercatori sono riusciti così a calcolare la densità della materia oscura della Via Lattea, concentrata al 90% nell’alone, una regione sferica di trecentomila anni luce di raggio che circonda la nostra galassia.

Per fare ciò hanno usato come riferimenti le pulsar, stelle degeneri molto compatte che girano su loro stesse migliaia di volte al secondo e che inviano emissioni radio con una frequenza più precisa di un normale orologio, diffuse sia sul piano galattico sia nell’alone.

È emerso che, oltre al loro rapido movimento di svariate centinaia di chilometri al secondo, la variazione di velocità che subiscono è lentissima, pari a pochi centimetri al secondo, equivalente alla velocità di un bambino che gattona.

Le forze esercitate dalla materia – sai visibile sia invisibile – sugli astri della galassia condizionano quindi il loro moto. Il risultato è che non seguono orbite piatte, ma si muovono su e giù rispetto al piano galattico, come se fossero su un disco di vinile deformato.

Questo nuovo studio permette di indagare sulla distribuzione di materia oscura nella Via Lattea e, per estensione, nelle altre galassie del cosmo.

 

 

 

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