Il consumo di carne rossa, soprattutto se lavorata (come salumi e insaccati), è associato a un aumento del rischio di andare incontro a una malattia cardiovascolare.

 

Ormai sono anni che lo scrivo, a cominciare da due libri firmati con il professor Umberto Veronesi (“Verso la scelta vegetariana” e “I segreti dilunga vita”, Giunti editore). Meglio evitarla, ma per chi non riesce a farne a meno il trucco è quello di ridurne il consumo sostituendo qualche portata a base di carne rossa o insaccati con alcune a base di proteine di origine vegetale. Così facendo, e uno studio conferma, il rischio cardiovascolare diminuisce.

Lo si sapeva, ma ora arriva un importante aggancio scientifico: un grande studio, nel quale sono state monitorate le abitudini alimentari e la salute di oltre 43 mila uomini, tutti senza tumori o malattie cardiovascolari al momento dell’arruolamento, dal 1986 al 2016, con l’aggiornamento di tutti i dati ogni 4 anni. Si tratta, quindi, di una grande casistica analizzata per 30 anni, e i cui risultati possono essere considerati piuttosto affidabili.

Come riportato sul British Medical Journal dagli autori, i ricercatori della Chan School of Public Health di Harvard, nell’intervallo di tempo considerato ci sono stati 4.456 eventi cardiovascolari come gli infarti, che sono stati fatali per 1.860 persone. Controllando il consumo quotidiano delle diverse classi di alimenti, si è visto che a ogni porzione giornaliera in più di carne rossa è associato un aumento del rischio degli eventi cardiovascolari del 12% (un valore che in realtà oscilla dall’11% delle carni non lavorate al 15% di quelle lavorate). Quando però si è analizzato il peso di un piatto di proteine di origine vegetale (legumi, frutta secca e soia) in più al giorno, si è visto un effetto protettivo più marcato di quello nocivo: per ogni porzione giornaliera in più, la diminuzione del rischio di un evento cardiovascolare è stata del 14%. 

In dettaglio, il confronto diretto tra piatti vegetali e carne rossa lavorata fa salire il vantaggio dei primi al 17%. I benefici, poi, si vedono anche tra gli uomini che hanno più di 65 anni (meno 18% di rischio). Tra i più giovani, invece, se si sostituisce una porzione di carne rossa con un uovo ogni giorno, il rischio cala del 20%.

Inoltre, vanno bene anche le sostituzioni con derivati del latte quali formaggi e yogurt, che sono anch’essi associati a un rischio cardiovascolare inferiore rispetto alle carni rosse, così come lo sono le uova rispetto alle carni lavorate. Il pesce, invece, non sembra avere lo stesso effetto di legumi e verdure, ma secondo gli autori ciò probabilmente dipende dal fatto che molto spesso era cucinato in modo poco sano (per esempio panati industriali).

Va detto, comunque, che si tratta di un’analisi osservazionale, che non cerca la prova dell’esistenza di un nesso di causa ed effetto tra dieta e malattie. Tuttavia, i risultati ne confermano molti altri dello stesso tenore usciti negli ultimi anni in altri studi, che mettono tutti sotto accusa il consumo eccessivo di carne rossa, soprattutto se lavorata, per l’apporto di grassi poco sani (e per quanto riguarda il rischio di tumori, per via di altre sostanze come l’emoglobina e i nitrati). In particolare, l’abitudine di far colazione con il bacon, tipica dei soggetti coinvolti (tutti uomini statunitensi), andrebbe abbandonata, anche perché negli altri pasti della giornata quasi sempre viene consumata altra carne in varie forme.

Nonostante gli studi e gli allarmi di rischi più alti per tumori e malattie cardiovascolari, il consumo di carne resta eccessivo rispetto ai quantitativi consigliati dalle autorità sanitarie in moltissimi Paesi sviluppati e sta salendo anche in quelli a sviluppo medio.

 

 

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