Più attenti all’esposizione al sole.

 

Dopo essere aumentati per molti anni i tassi del melanoma in Italia si sono stabilizzati tra i nati dopo il 1975 e, per le ultimissime generazioni, hanno cominciato a diminuire, seguendo l’analogo andamento registrato prima del 2000 nell’Europa del Nord.

Le nuove generazioni sembrano essere più attente ad una corretta esposizione solare. Merito delle campagne di sensibilizzazione, ma anche dell’aumento dell’uso dei pc e dei videogiochi, che portano, soprattutto le nuove generazioni, a passare più tempo al chiuso.

È la fotografia del melanoma scattata dall’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) grazie ai dati emersi tra il 1994 e il 2013 dal database dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) che ha permesso l’accesso a 38 registri. Lo studio, pubblicato sull’ International Journal of Cancer è stato indicato come uno degli studi più importanti tra i progetti di ricerca IMI al XXVI Congresso Nazionale in corso dal 7 al 9 novembre in virtual edition, sull’ importanza delle campagne e progetti di prevenzione primaria continui e prolungati nel tempo.

L’incidenza del melanoma – afferma Lauro Bucchi epidemiologo dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) IRCCS – è aumentata regolarmente tra il 1994 e il 2013 del 3,6% annuo negli uomini e del 2,5% annuo tra le donne. Tuttavia, nascosta da questo aumento complessivo, vi è stata una novità: i tassi sono aumentati per tutti i nati fino alla metà degli anni ’70 ma, per le generazioni successive, si sono prima stabilizzati e, in quelle più recenti, hanno cominciato a diminuire”.

Il trend in Italia ricalca con qualche anno di ritardo quanto già registrato nel Nord Europa, l’inversione di tendenza si muove nella stessa direzione geografica: da Nord a Sud. Non solo: il nostro Paese è diventato il modello di riferimento dell’Europa meridionale, come Nazione affacciata sul Mediterraneo e area di intensa esposizione solare estiva per la popolazione balneare.

Un’osservazione secondaria ma importante – aggiunge Silvia Mancini dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) IRCCS – è che il tasso d’incidenza di questo tumore maligno della pelle nelle donne dai 70 anni in su è stabile. Questo ci suggerisce che le nate tra gli anni ’20 e ‘50 non hanno modificato sostanzialmente le abitudini di esposizione al sole durante la loro vita. Tra gli uomini, al contrario, il tasso è aumentato regolarmente in tutte le fasce d’età, comprese le prime che includevano, principalmente, agricoltori e edili e che, quindi, lavoravano all’aperto.

Dopo la seconda guerra mondiale, complici i costumi da bagno e la moda dell’abbronzatura, le nuove generazioni hanno incominciato ad avere un rischio più alto di quelle precedenti, avendo iniziato ad esporsi al sole senza protezione.

I dati attuali – continua Bucchi – sono invece un’istantanea del momento esatto in cui l’epidemia di melanoma ha incominciato a finire.  Le ultime generazioni sono, infatti, quelle dei primi bambini che le madri hanno protetto con i filtri solari e, quindi, hanno un rischio più basso.

Secondo IMI, l’interpretazione più ovvia di questi risultati è che le campagne di sensibilizzazione ad una corretta esposizione solare hanno modificato il comportamento delle ultime generazioni d’italiani. L’inversione della tendenza riguarda le fasce d’età in cui l’aumento dell’incidenza dei melanomi ha provocato un allarme pubblico e in quelle che sono state raggiunte dai messaggi educativi per la protezione dai raggi UVA fin dall’infanzia.

Un altro elemento nella riduzione dell’incidenza tra le ultime generazioni è la percentuale di tempo che i giovani trascorrono davanti al computer e su internet. Se per la popolazione italiana di età maggiore di 15 anni è solo 6%, tra le più basse d’Europa, essa è quasi 3 volte più alta tra i giovani di 15-24 anni.

Nei paesi del nord Europa, è stato chiamato in causa un terzo fattore, l’immigrazione di giovani asiatici e africani, che hanno un minor rischio di questa malattia. Nel nostro Paese e negli altri paesi del Mediterraneo, dove c’è una prevalenza più alta di un fototipo mediamente più scuro, è probabile che questo fattore svolga un ruolo minore.

Nonostante i dati positivi emersi dallo studio, tuttavia, per il prossimo futuro non è previsto alcun calo dei tassi di melanoma, perché gli anziani rappresenteranno la fetta maggiore della popolazione ed essendo la generazione che ha preso il sole senza precauzioni continueranno ad avere un alto rischio di malattia.

Sarà fondamentale negli anni futuri – conclude Ignazio Stanganelli, presidente IMI – proseguire con campagne e progetti di prevenzione primaria continui e prolungati nel tempo affinché rimanga alta la sensibilità e la consapevolezza sul tema e si possa osservare, negli anni a venire, una progressiva diminuzione del melanoma. Non solo, diversi studi hanno dimostrato come siano molto più efficaci un elevato numero di messaggi educativi a bassa intensità, ma costanti e da più fonti, come dalla scuola, sport o associazioni ricreative, e che coinvolgano sia i bambini sia i genitori, rispetto a singole campagne di sensibilizzazione.

 

 

 

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