La Luce LED Blu è in grado di inattivare batteri e virus tra cui il SARS-CoV-2, rappresentando una nuova e sicura soluzione per la sterilizzazione di superfici e oggetti, alternativa all’utilizzo di raggi UV.

 

La luce LED Blu è in grado di inattivare batteri e virus tra cui il SARS- CoV 2. A questa conclusione si è giunti grazie ai risultati dei test in vitro, realizzati presso il Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Università di Siena, in collaborazione con EmoLED, giovane azienda italiana di medical device ad alto contenuto innovativo, risultato di processi di ricerca avanzata nel campo della fotonica.

L’interazione con la luce da parte di un organismo vivente o di un microrganismo produce effetti molto diversi su questi ultimi: dalla stimolazione di processi di riparazione e guarigione, là dove vi siano un danno o una patologia, al rallentamento o all’inibizione di processi fisiologici, fino alla morte cellulare, necessaria quando si vogliano inattivare patogeni come batteri e virus. Questo dipende da alcuni parametri di base dell’emissione luminosa, come la lunghezza d’onda, la densità di energia, il tempo e la frequenza di esposizione.

Grazie alla ricerca italiana, nel caso specifico gli scienziati dell’Istituto di Fisica Applicata Nello Carrara del CNR, negli ultimi anni, è stato dimostrato che determinate lunghezze d’onda della luce visibile nell’intervallo del blu (410-430 nm) sono in grado di aiutare, in modo naturale, il processo di guarigione delle lesioni cutanee, senza l’intervento di mediatori farmacologici. Così, come recenti studi in vitro hanno accertato anche l’effetto virucida della Luce Led Blu, in particolare su virus noti come l’adenovirus, il virus respiratorio sinciziale e il SARS-CoV-2.

La luce blu è una lunghezza d’onda che non riesce ad interagire con il DNA delle cellule, quindi, non induce alcuna alterazione di tipo cancerogeno all’uomo, come invece può avvenire con lunghezze d’onda più corte come i raggi UV.

“Abbiamo utilizzato la Luce Led Blu a diverse densità di potenza, con tempi diversi, contro alcuni virus respiratori come il virus respiratorio sinciziale e l’adenovirus, in modo da stabilire i parametri necessari per verificare l’attività virucida di questa luce – ha dichiarato Maria Grazia Cusi, Professore Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica dell’Università di Siena – Dopo avere constatato che la  densità di potenza di 120 mW/cm2 per 30 minuti rappresentava la situazione migliore per svolgere un’attività virucida, abbiamo deciso di verificare anche l’effetto di questa luce sul SARS-CoV-2”.

“A questo punto – continua la Professoressa Cusi – abbiamo utilizzato la stessa lunghezza d’onda per 15 e 30 minuti, su una concentrazione elevata di virus (SARS-CoV-2), e dopo l’esposizione alla Luce Led Blu, il materiale è stato raccolto e sottoposto a titolazione virale, ossia, è stata calcolata la quantità di virus vivo presente dopo il trattamento con questa luce. Quello che si è visto – conclude la Professoressa Cusi – è che c’è stato un totale abbattimento della quantità virale nel materiale trattato con la Luce Led Blu, sia a 30 che a 15 minuti.

Quindi, la luce a quella lunghezza d’onda, con quella densità, a quella distanza, e per quel determinato tempo era in grado di eliminare completamente il virus SARS – CoV-2.”

Per quanto riguarda l’attività sui virus, si pensa che la Luce Led Blu abbia un impatto sul pericapside o sul capside proteico (l’involucro del virus), danneggiandone così l’integrità, inattivandolo, mentre la capacità battericida avviene attraverso la foto eccitazione delle porfirine intracellulari: il trasferimento di energia causa la produzione di ROS- Reactive Oxygen Species che, se presenti in alte concentrazioni, risultano citotossiche, portando alla morte cellulare.

La superfice o l’oggetto irradiato possono essere di qualsiasi materiale. La radiazione è fornita da una sorgente energetica che irradia in modo uniforme la superficie o gli oggetti da sanificare.

Come si diceva all’inizio, Emoled è da anni impegnata nello studio degli effetti della Luce Led Blu nella cura delle lesioni cutanee, in particolare delle ferite croniche, collaborando con alcune fra le più importanti realtà della ricerca italiana nell’ambito della fotonica, come l’Istituto di Fisica Applicata Nello Carrara del CNR, l’Università di Firenze e della ricerca clinica, come l’Università di Pisa.

“I nostri studi sono iniziati nel 2006 e al principio ci siamo dedicati a modelli puramente teorici sull’interazione della luce blu con il sangue – dichiara la Dottoressa Francesca Rossi, Ricercatrice presso l’Istituto di Fisica Applicata Nello Carrara del CNR – dai quali è emerso che potevamo innalzare selettivamente la temperatura di gocce di sangue, grazie all’assorbimento della luce da parte dell’emoglobina, favorendo l’innesco della cascata coagulatoria. Dopo il modello teorico – continua la Dottoressa Rossi – ci siamo spostati su quello animale, verificando l’effetto della luce blu sulla coagulazione superficiale. Proseguendo con la ricerca, dopo avere riscontrato l’effetto immediato della fotocoagulazione, abbiamo seguito anche il processo di guarigione delle ferite, verificando una migliore riparazione delle stesse, in tempi più rapidi, rispetto a quelle non trattate. Inoltre, si è visto che il collagene che si andava a ricostituire nella ferita trattata, aveva una morfologia molto simile a quella “naturale”.

“Una volta testata la sicurezza e l’efficacia del trattamento sul modello animale – aggiunge la Dottoressa Rossi – è iniziata la collaborazione con Emoled, testando il trattamento su alcuni pazienti selezionati, da cui è emerso che, oltre all’effetto termico della Luce Led Blu, c’era un’interazione di tipo fotochimico, che trasferendo energia al tessuto, andava ad interagire a livello cellulare, ad esempio sulla attività dei fibroblasti, modulandone la produzione di collagene, nel processo di guarigione della ferita”.

Questa promettente terapia fotonica, sia per il suo potenziale nell’induzione della guarigione delle lesioni cutanee, che per il suo effetto antimicrobico, è stata definita in letteratura scientifica “fotobiomodulazione” con Luce Led Blu.

La possibilità attraverso la Luce Led Blu di riavviare il processo fisiologico di guarigione di una ferita che, a causa di una patologia, un’infezione o carenze metaboliche, può essersi arrestato, rendendo la ferita cronica, costituisce un grande traguardo, sia per i medici, che per i pazienti, considerando che si stima che nel nostro Paese 2 milioni di persone siano colpite da questo problema.

“Nel nostro Centro da qualche anno stiamo sperimentando terapie fotoniche e da un paio di anni abbiamo iniziato ad utilizzare il dispositivo medico a Luce LED Blu Emoled come terapia delle lesioni cutanee – afferma il Professor Marco Romanelli – Ordinario di Dermatologia presso l’Università degli Studi di Pisa – in particolar modo su pazienti con lesioni di varia natura, prevalentemente vascolare, che non rispondono alla terapia standard. Pazienti che rappresentano circa il 25% del totale di quelli che noi curiamo. I risultati ottenuti – continua il Professor Romanelli – sono stati molto incoraggianti, considerando che quasi tutti i pazienti trattati hanno ottenuto un significativo miglioramento, avendo raggiunto una guarigione del 50% in sole 4 settimane, e che si trattava di ulcere presenti in media da due anni. Il trattamento è ambulatoriale, molto veloce, indolore, e dopo la medicazione il paziente può tornare subito presso il proprio domicilio. La frequenza del trattamento, infine, non deve essere troppo ravvicinata, perché più si mantiene la ferita in un ambiente ottimale, più le cellule si riparano fino alla guarigione”.

“In seguito a questi ottimi risultati raggiunti sulle ulcere croniche – conclude il Professor Romanelli – stiamo esplorando altre applicazioni in dermatologia, come le patologie infiammatorie importanti, quali la dermatite atopica, nei casi che non rispondono alle terapie tradizionali”.

“Con l’avvento delle nuove tecnologie che ci permettono di avere degli strumenti molto sofisticati in termini di utilizzo di onde di luce molto selettive, a potenze che prima erano del tutto inimmaginabili e grazie all’avvento dei LED, negli ultimi anni si sono aperti ampi orizzonti nell’utilizzo di sorgenti luminose, sia in ambito terapeutico, che di inattivazione di virus e batteri – conclude il Dottor Lorenzo Targetti, Amministratore Delegato di Emoled – Stiamo continuando ad approfondire quanto è legato alla lunghezza d’onda della Luce Blu, che promette innovazioni straordinarie. Le applicazioni validate stanno già dando ottimi risultati. Aver dimostrato la capacità della Luce Led Blu di sterilizzare superfici e oggetti è particolarmente sfidante, non solo per il momento storico che stiamo vivendo, che vede ancora la pandemia da Covid 19 come una importante minaccia, ma anche per le possibilità che si possono aprire in ambito antibatterico, alla luce della sempre più allarmante carenza di nuove classi di antibiotici disponibili sul mercato”.

 

GLI STUDI SCIENTIFICI

 

“Blue light emission in the management of hard-to-heal wounds”

Pubblicato on line sul Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia uno studio condotto dal Dipartimento di Dermatologia dell’Università di Pisa su pazienti con ulcere venose, vasculitiche e da trauma, non rispondenti al trattamento standard (anzianità media delle ulcere: due anni), sottoposti al trattamento con dispositivo medico che emette Luce LED Blu per 4 settimane.

Dei 20 pazienti trattati nelle quattro settimane 18 hanno ottenuto una significativa riduzione della superficie dell’ulcera, due dei quali sono guariti completamente; soltanto due pazienti non hanno risposto al trattamento.

Alla quarta settimana, quasi tutti i pazienti (19 su 20) hanno registrato una riduzione del dolore (NRS medio iniziale: 6,35; NRS medio finale: 2,35), mentre tutti i pazienti hanno riportato un miglioramento del letto della ferita (WBS medio iniziale: 9,35; WBS medio finale: 12,8).

Non sono stati riportati eventi avversi e tutti i pazienti hanno completato lo studio.

In base ai risultati ottenuti gli autori confermano che la terapia con Luce LED Blu è promettente perché in grado di promuovere la guarigione, migliorare il letto della ferita e ridurre il dolore in pazienti con ulcere presenti da molto tempo che non rispondono alla terapia convenzionale.

 

 

Studio BLUR: evidenze cliniche dell’efficacia della terapia con Luce Blu nel trattamento delle ferite che non guariscono

I risultati dello Studio BLUR (Blue Light for Ulcer Reduction)1 hanno messo in evidenza che il trattamento delle ferite che non guariscono, con un dispositivo medico che emette Luce Blu (EmoLEDTM), in aggiunta alla terapia standard (Standard of Care – SoC), si è rivelato sicuro e superiore al solo SoC. Tale risultato è particolarmente evidente nelle ulcere venose.

L’obiettivo dello Studio era determinare se il trattamento con EmoLED ™ (Emoled, Firenze, Italia), in aggiunta allo Standard of Care (SoC) migliora, rispetto al solo SoC, la riepitelizzazione delle ferite che non guariscono, nella pratica clinica quotidiana.

BLUR è uno Studio multicentrico, prospettico e controllato, che ha coinvolto 90 pazienti in 7 Centri distribuiti uniformemente in tutta Italia, per 10 settimane, tra aprile 2018 e settembre 2019.

Una volta alla settimana, ogni paziente riceveva il trattamento con EmoLED ™ + SoC o SoC da solo sulle ferite selezionate.

L’endpoint primario era il confronto dell’area residua delle ferite (% dell’area all’ultima osservazione rispetto all’arruolamento) trattate con EmoLED ™ + SoC, con quella delle ferite trattate con il solo SoC.

Gli endpoint secondari erano: sicurezza, riduzione del dolore, tendenza alla riduzione dell’area della ferita nel tempo, Tasso di guarigione.

Alla settimana 10, le ferite trattate con EmoLED e SoC mostravano un’area residua più piccola rispetto al solo SoC: 42,1% vs 63,4% (p = 0,029).

I pazienti hanno, inoltre, riferito una significativa riduzione del dolore.

 

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