Durissimo il giudizio del Global preparadness monitoring board (Gpmb), l’organo indipendente di monitoraggio istituito dall’Organizzazione mondiale della sanità insieme alla Banca mondiale.

 

. Già lo scorso anno l’ente aveva sollevato l’attenzione su quanto la comunità internazionale non fosse pronto ad affrontare l’eventualità di una pandemia, ritenuta estremamente probabile. Ora che l’allarme si è rivelato fondato, ritiene che la risposta globale alla Covid-19 sia stata “un fallimento collettivo nel prendere sul serio la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie, e a farne una priorità”. Queste parole si leggono nel report intitolato “Un mondo in disordine”, pubblicato il 14 settembre.

In molti Paesi, spiegano gli esperti tramite una nota, “i leader hanno faticato a intervenire in modo rapido e decisivo sulla base delle evidenze scientifiche e delle best practice”. Ne è derivata una profonda e crescente sfiducia che compromette ulteriormente la capacità di rispondere all’emergenza. Il presupposto fondamentale per l’efficacia di qualsiasi strategia di contenimento, infatti, è che i cittadini la adottino con convinzione. La pandemia, prosegue il report, ha messo in luce anche la debolezza della cooperazione multilaterale, esacerbata dalle tensioni geopolitiche. “I virus non rispettano i confini. L’unica via d’uscita da questa pandemia devastante si trova sul cammino dell’azione collettiva, che richiede un sistema multilaterale forte ed efficace”, afferma la copresidente del Gpmb Gro Harlem Brundtland.

Come risultato, ci troviamo a pagare un costo esorbitante a livello sanitario e umano. Ma anche economico, con 11mila miliardi di dollari già spesi per affrontare l’emergenza e la prospettiva di un impatto di 10mila miliardi di dollari, che ricadrà per decenni soprattutto sulle spalle dei più giovani. Considerato che “questa non sarà l’ultima emergenza sanitaria globale”, “il mondo non può permettersi di essere nuovamente impreparato”.

 

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