Il nuovo aumento dei casi ha spintto molti Paesi ad adottare di nuovo misure restrittive. Vediamo quali.

 

A sei mesi dalla dichiarazione da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità della pandemia, il nuovo virus continua ad accelerare in tutto il mondo. I casi totali sono al momento quasi 17 milioni, numero che è raddoppiato nelle ultime sei settimane, sempre secondo stime dell’Oms. I morti non sono poi molto lontani ai 700 mila. L’epicentro resta l’America Latina, ma preoccupano ancora gli Stati Uniti, dove non si è ancora raggiunto il picco del contagi, e l’Australia. Occhi puntati in Europa sulla Spagna, che dopo l’allentamento delle misure restrittive dello scorso maggio sta assistendo negli ultimi giorni ad una impennata di nuove infezioni, il che ha spinto il governo della Catalogna, tra le regioni più colpite, a raccomandare ai cittadini di restare a casa. Tuttavia, non sono escluse misure ancora più restrittive. Anche la Germania, il Belgio e la Francia hanno introdotto di nuovo provvedimenti come il coprifuoco notturno, il distanziamento fisico e la quarantena obbligatoria per chi arriva dall’estero. Dopo lo scoppio di nuovi focolai, sono numerosi i Paesi che hanno deciso di tornare in lockdown per contenere la diffusione della trasmissione del virus, anche se non sempre con un blocco rigoroso come quello già osservato nei mesi scorsi. Ecco, di seguito, la situazione aggiornata a livello globale.

 

Spagna

In Spagna qualcuno già parla di “seconda ondata” di Coronavirus. Le infezioni sono tornate a crescere, con un boom di nuovi casi soprattutto in Catalogna e in Aragona, il che ha spinto il Regno Unito a inserire il Paese iberico nella lista di quelli meno sicuri, imponendo ai viaggiatori un periodo di 14 giorni di quarantena al rientro in patria. Già nelle scorse settimane agli abitanti di Barcellona e dintorni era stato raccomandato di restare a casa e uscire il meno possibile ma non sono escluse ulteriori riforme restrittive se entro 10 giorni la situazione non migliorerà. La Spagna è tra i Paesi europei con il più alto numero di casi accertati per 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni: sono stati 37,9, contro i 4,9 dell’Italia.

 

Belgio

Anche il Belgio ha rafforzato le misure di contenimento del contagio da Coronavirus dopo l’impennata di casi che si è registrata negli ultimi giorni, soprattutto nella regione di Anversa. Il Paese ha registrato 1.952 nuovi casi nella scorsa settimana, con un aumento di oltre il 70% rispetto alla settimana precedente, fenomeno che alcuni esperti hanno definito “preoccupante”. Così, da mercoledì 29 luglio, ai cittadini sarà consentito incontrarsi al massimo con cinque persone al di fuori del proprio nucleo familiare. La città di Anversa ha annunciato un coprifuoco notturno da lunedì, con chiusura di bar e ristoranti alle 23:00 e i cittadini obbligati a tornare a casa entro le 23:30 e fino alle sei del mattino seguente. “Resta a casa il più possibile”, ha detto la governatrice della città, Cathy Berx, esortando i turisti a evitare viaggi a meno che non sia essenziale. Ha fatto anche un appello ai giovani a rimanere in casa: “Non uscite per festeggiare, non mettere in pericolo voi stessi e gli altri”.

 

Francia

Nuovo coprifuoco notturno anche in Francia, in particolare sulle spiagge della penisola Quiberon, nel dipartimento del Morbihan nella regione della Bretagna, dove è scoppiato un piccolo focolaio di Coronavirus la scorsa settimana con 54 persone infettate, prevalentemente di età compresa tra i 18 e i 25 anni, che avevano partecipato a feste private. Ma il numero delle nuove infezioni sta ricominciando a salire ovunque nel Paese e a “livelli comparabili con quelli che registravamo verso la fine del confinamento”, hanno ammonito gli esperti. Al momento un nuovo blocco totale è escluso anche perché non sarebbe economicamente e socialmente sostenibile, però la Francia, e altri Paesi europei, corrono ai ripari per evitare che le vacanze provochino la temuta seconda ondata.

 

Germania e Austria

In Germania, dove preoccupa soprattutto la situazione in Baviera a causa di un focolaio Covid-19 individuato in un’azienda agricola di Mamming con circa 500 lavoratori, di cui 170 risultati positivi, tra le misure che verranno stabilite nei prossimi giorni c’è l’obbligatorietà dei tamponi per coloro che arrivano dalle aree a rischio. Lo ha annunciato lunedì scorso il ministro della salute, Jens Spahn. “Dobbiamo impedire ai viaggiatori di ritorno di infettare gli altri, innescando così nuove catene di contagio”, ha scritto su Twitter. I consulenti scientifici del governo temono che si tratti dell’avvio dell’attesa “seconda ondata”, molto prima dell’autunno. Guardando all’Austria invece, anche nella nota città turistica di St. Wolfgang, a est di Salisburgo, è stato individuato un focolaio e le autorità hanno deciso di imporre il coprifuoco a partire dalle 23. Centinaia di persone in città sono già state sottoposte al test, almeno 44 sono risultate positive e molte di loro sono stagisti che lavorano nel settore del turismo.

 

Australia

Spostandoci verso il Sud Est asiatico, preoccupa ancora la situazione in Australia. Lo stato di Victoria ha deciso di sospendere tutti gli interventi chirurgici non urgenti dopo aver registrato sei morti e 384 nuovi casi, circa 150 in meno di quelli registrati nei numeri record di lunedì. Il vicino stato del Nuovo Galles del Sud ha riferito 14 nuovi casi martedì.

 

Hong Kong

Nuove misure restrittive anche ad Hong Kong, dove ieri sono stati 145 nuovi casi di Coronavirus. Si tratta di un record negativo che ha portato le autorità locali a stabilire nuove misure di contenimento come l’obbligo per i cittadini di indossare le mascherine in pubblico. Vietati anche gli assembramenti di più di due persone mentre i ristoratori possono effettuare solo vendita da asporto. “La situazione è straordinariamente grave”, dice il segretario capo dell’amministrazione, Matthew Cheung. Preoccupa anche la situazione nella Cina continentale, che sempre ieri ha confermato il suo conteggio giornaliero più alto da aprile, con 68 nuove infezioni, di cui due a Pechino e 57 nello Xinjiang. Tuttavia, almeno qui, non è stato ancora introdotto nuovamente alcun blocco.

 

Vietnam

Situazione sempre più esplosiva in Vietnam, dove le autorità hanno deciso di evacuare circa 80mila persone da Danang, nota località turistica del Paese, dopo la scoperta di 15 casi di Coronavirus. Tra gli evacuati ci sono soprattutto cittadini vietnamiti in vacanza. Era da ben 99 giorni che nel Paese non erano stati confermati nuovi contagi, da quando Hanoi aveva imposto il rispetto di misure di distanziamento fisico, rigidi controlli alle frontiere e la quarantena per i positivi. In seguito all’evacuazione di massa, sono stati sospesi tutti i voli da e per Danang, che dunque è stata isolata.

 

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